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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29186/2023 del 05/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Foggia del 26/07/2022 che aveva ridotto il sequestro preventivo (da decreto del GIP del 03/03/2022) relativo a somme ritenute profitto di reati commessi nell'ambito di un'associazione transnazionale dedita all'introduzione e commercializzazione illecita di prodotti alcolici e carburanti. Il ricorrente propone quattro motivi: 1) illegittimità del duplice sequestro (prodotti e denaro) e contestazione della configurabilità del sequestro del "prodotto" o del "profitto" dell'associazione; 2) carenza della motivazione sul periculum in mora già nel decreto originario (decreto genetico), lacuna che il Tribunale del riesame non potrebbe colmare; 3) insufficienza del fumus criminis rispetto alla specifica posizione del Colella, che sarebbe stato un soggetto con contributo marginale e non stabile nell'organizzazione; 4) eccessività/errata quantificazione dell'entità del profitto confiscabile.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. Ha confermato la ricostruzione dei giudici di merito circa l'esistenza di due sodalizi transnazionali (tra cui quello di Cerignola), l'attività illecita (vendita di gasolio agevolato destinato all'autotrazione e importazione di alcol etilico destinato all'uso alimentare) e la quantificazione del profitto illecito (0,48158 euro/litro per il gasolio agevolato e circa 10,35 euro/litro per l'alcol anidro, oltre all'evasione IVA). La Corte ha ritenuto corretta l'applicazione dell'art. 44 d.P.R. n. 504/1995 secondo cui possono essere sequestrati sia i prodotti/materie prime/mezzi sia il profitto del reato, e ha chiarito che l'art. 11 della legge 16/03/2006 n. 146 integra ma non sostituisce tale disciplina. Ha inoltre ritenuto motivato il periculum in mora, adeguata la valutazione del fumus sulla base delle emergenze istruttorie (sequestri e intercettazioni) e corretta la metodologia di calcolo del profitto adottata dal giudice a quo. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende (in via equitativa) ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e della giurisprudenza costituzionale richiamata.

Norme richiamate

  • art. 44 d.P.R. n. 504 del 1995

    Consente il sequestro sia dei prodotti, materie prime e mezzi utilizzati per la commissione del reato (1° comma), sia del profitto o prezzo del reato corrispondente al risparmio d'imposta derivante dall'evasione (2° comma). La Corte ha ritenuto legittimo il sequestro sia dei beni materiali sia della somma determinata come profitto.

  • art. 11 legge 16 marzo 2006, n. 146

    Disciplina ipotesi speciali di confisca obbligatoria e per equivalente con riguardo ai reati transnazionali; integra la normativa sull'aggressione della capacità economica del reato ma non sostituisce l'art. 44 d.P.R. 504/1995.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede che il ricorrente dichiarato inammissibile sostenga le spese del procedimento di cassazione. È stato applicato per condannare il ricorrente alle spese.

  • Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata in relazione alla determinazione in via equitativa della somma da versare alla Cassa delle Ammende; la Corte di Cassazione ha ritenuto non sussistere colpa nella determinazione della causa di inammissibilità e ha comunque disposto il versamento equitativo di euro 3.000,00.

Massime di principio

  • In reati che riguardano accise e prodotti soggetti a tributi, è possibile il sequestro sia dei beni materiali utilizzati o provento dell'illecito sia del profitto calcolato come risparmio d'imposta: la norma sui sequestri dei prodotti non esclude il sequestro del profitto.
  • La confisca o il sequestro del "profitto dell'associazione" può essere considerato come la sommatoria dei profitti derivanti dai singoli reati fine posti in essere dall'organizzazione; ogni associato risponde del profitto dell'associazione a partire dall'adesione alla "societas sceleris".
  • La motivazione del periculum in mora deve risultare dal decreto genetico, ma il giudice del riesame può integrare e precisare le ragioni poste a base del sequestro se la valutazione è fondata su elementi concreti (es. rischio di dispersione dei beni per vanificare la confisca).
  • Sul piano cautelare il giudizio sul fumus è ancorato alle emergenze istruttorie (sequestri, intercettazioni, documentazione): censure generiche in cassazione che impugnano valutazioni probatorie tipiche del merito sono difficilmente fondate.
  • La quantificazione del profitto confiscabile deve essere espressa con criteri chiari e dati numerici (es. litri, prezzi unitari, margini), e il giudice cautelare deve indicare i criteri di calcolo; la mancanza di dettaglio può essere censurata, ma se i calcoli sono esplicitati la valutazione è legittima.
  • In Cassazione le doglianze prettamente fattuali o di apprezzamento della prova sono in genere improprie; il ricorso va orientato su questioni di diritto o vizi di motivazione rilevabili in termini di diritto.
  • Se il ricorso è manifestamente infondato o inammissibile il ricorrente può essere condannato alle spese e a somme per la Cassa delle Ammende; è opportuno valutare la ragionevolezza del ricorso prima di proporre impugnazioni estreme.

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