Cassazione Penale, Sentenza n. 3472/2024 del 29/01/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la condanna per tentata estorsione sostenendo: (a) errata qualificazione giuridica della condotta, che sarebbe dovuta essere derubricata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) perché avrebbero agito per un interesse 'familiare' collegato al diritto di prelazione di Maria Parmentola; (b) per Giuseppe Fusco dedotta incompatibilità del dolo eventuale con il delitto tentato e vizio di motivazione nell'attribuzione di responsabilità per atti violenti al suo comportamento; (c) per Giuseppe contestata anche l'applicazione dell'aggravante "più persone riunite", sostenendo di non esserne stato presente contestualmente con altri.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi e confermato la condanna per tentata estorsione (2 anni e 6 mesi di reclusione e 2.000 euro di multa). Motivazione principale: le condotte erano dirette non a tutelare il diritto di prelazione della suocera ma a conseguire un profitto personale (annessione del terreno all'attività di deposito auto), rivolgendosi anche a terzi estranei al rapporto giuridico; pertanto va esclusa la derubricazione in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Quanto al profilo soggettivo, la Corte ha ritenuto che le singole azioni contestate a ciascun imputato dimostrassero dolo diretto (non mero dolo eventuale) rispetto all'obiettivo di costringere i Filetti a cedere il terreno; l'eventuale errore della corte d'appello nell'attribuire a Giuseppe condotte riconducibili al padre non comporta l'annullamento perché la responsabilità è stata comunque accertata per le condotte specifiche di ciascuno (art. 619, co.1 c.p.p.). L'aggravante "più persone riunite" è stata confermata per Giuseppe in quanto aveva agito insieme a persona non identificata presente sul luogo. Le parti private sono state condannate al pagamento delle spese (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 393 cod. pen. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni)
Può applicarsi solo quando il terzo agisca effettivamente per soddisfare l'interesse del titolare del diritto senza perseguire un interesse proprio; se l'azione è diretta a terzi estranei o il terzo ha un interesse proprio, la fattispecie non è applicabile e può configurarsi estorsione
art. 629 cod. pen. (estorsione)
La condotta violenta o minacciosa diretta a costringere qualcuno a cedere un bene per procurarsi un profitto ingiusto configura estorsione; rilevante è che le minacce possano essere rivolte anche a terzi estranei al rapporto obbligatorio
art. 628 cod. pen. (rapina) - richiamato per struttura delle norme sull'aggravante
Richiamato nella giurisprudenza per spiegare la natura dell'aggravante 'più persone riunite' come riferita alla modalità commissiva (compresenza simultanea nel luogo del delitto)
art. 56 cod. pen. (concorso di persone nel reato) e art. 629 cod. pen.
Il dolo eventuale è generalmente incompatibile con il reato tentato; tuttavia, quando le condotte attribuite a ciascun imputato siano specifiche e mostrino intenzionalità, il giudice può ritenere sussistente dolo diretto
Un errore della corte d'appello nell'attribuzione soggettiva non comporta annullamento se la responsabilità è comunque accertata con riferimento alle condotte specifiche e sufficientemente provate
art. 616 cod. proc. pen. (condanna alle spese delle parti private che hanno proposto il ricorso)
Le parti private che propongono ricorso alla Cassazione, se il ricorso è rigettato, sono condannate al pagamento delle spese
Massime di principio
- La derubricazione da estorsione a esercizio arbitrario delle proprie ragioni è possibile solo se il terzo agisce esclusivamente per l'interesse del titolare del diritto e verso chi è legittimato a soddisfarlo; la prova della mancanza di interesse proprio del terzo è decisiva
- Se la violenza o la minaccia è diretta a soggetti estranei al rapporto giuridico da cui nasce la pretesa, è più probabile la configurazione dell'estorsione piuttosto che dell'esercizio arbitrario delle proprie ragioni
- Il dolo eventuale è incompatibile con il reato tentato in astratto, ma il giudice valuta il profilo soggettivo sulle singole condotte: azioni minatorie o violente chiaramente dirette a costringere la vittima possono essere ritenute frutto di dolo diretto
- L'aggravante "più persone riunite" richiede la contemporanea presenza di almeno due persone nel luogo e al momento della commissione della violenza o minaccia; non è necessario che la vittima abbia percepito tutti i presenti
- Un vizio motivazionale della sentenza di merito non comporta necessariamente l'annullamento della condanna in Cassazione se il giudice di legittimità ritiene che le responsabilità siano comunque provate con riguardo alle singole condotte
- In situazioni simili, è essenziale per la difesa dimostrare: a) l'assenza di un interesse personale del terzo che ha agito; b) l'esistenza di un mandato o di un accordo con il titolare del diritto; c) che le vittime bersaglio erano effettivamente legittimate a soddisfare la pretesa avanzata
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