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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12263/2026 del 31/03/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile l'appello contro la sentenza di condanna per furto aggravato (art. 624 e 625 c.p.). Il ricorrente deduce violazione di legge per mancata valutazione delle censure: in particolare contesta l'accertamento del dolo specifico (sostiene che il bene era destinato all'uso di terzi, il suocero Callipari Domenico, e non a procurare un profitto all'agente) e lamenta il mancato esame della richiesta, in appello, di riconoscimento delle attenuanti generiche come equivalenti o prevalenti rispetto alle aggravanti.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. Ha ritenuto che in sede di appello il ricorrente si sia limitato a ribadire la contestazione dell'insussistenza del dolo specifico senza confrontarsi con le argomentazioni della sentenza di primo grado (che aveva ritenuto provato lo scopo di trarre profitto anche quando il beneficio è destinato a terzi). Analogamente, la richiesta di riconsiderare le attenuanti generiche era generica e priva di argomentazione puntuale rispetto alla valutazione del Tribunale; inoltre il Tribunale aveva comunque riconosciuto attenuanti (pur ritenendo sussistenti aggravanti) e determinato la pena in misura prossima al minimo. Per queste ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 591 lett. c) c.p.p.

    Richiesto dal ricorrente come base di doglianza; la Corte ha interpretato le regole di ammissibilità dei motivi di impugnazione nel senso che devono essere specifici e confrontati con le argomentazioni della decisione impugnata; la mera ripetizione generica è inammissibile

  • art. 581 lett. c) c.p.p.

    Richiamato insieme all'art. 591; la Corte ha applicato il principio della specificità dei motivi di ricorso per cassazione, rilevando l'assenza di un concreto e puntuale motivo idoneo a mettere in crisi la motivazione della sentenza impugnata

  • art. 624 c.p.

    Norma sul reato di furto; la sentenza di merito aveva fatto leva sull'installazione dell'ascensore presso l'abitazione di terzi per desumere lo scopo di trarre profitto dal bene, interpretando il dolo di utilità/profitto in senso esteso anche quando il beneficio è destinato a soggetti diversi dall'agente

  • art. 625 c.p.

    Riguarda le circostanze aggravanti del furto; la valutazione del Tribunale sull'esistenza delle aggravanti non è stata efficacemente contestata in appello, per cui la Corte ne ha confermato la tenuta rispetto alle deduzioni difensive generiche

Massime di principio

  • Per impugnare efficacemente una sentenza è necessario che i motivi di appello e di ricorso siano specifici e confrontino espressamente le argomentazioni della decisione impugnata; la mera ripetizione di affermazioni generiche è causa di inammissibilità
  • Il dolo specifico relativo al fine di trarre profitto può essere riconosciuto anche quando il profitto è destinato a terzi; spetta alla difesa dimostrare con argomentazioni e fatti concreti l'assenza di tale finalità
  • Se il giudice di primo grado ha già riconosciuto attenuanti (anche se non sufficienti a prevalere sulle aggravanti) il ricorrente deve contestare in modo puntuale la valutazione motivazionale per sperare in una diversa determinazione della pena
  • In sede di legittimità la Corte non ammette nuovi argomenti che non risultino già adeguatamente svolti in appello; il ricorso deve sviluppare specifiche criticità della motivazione impugnata
  • La genericità dei motivi può comportare non solo l'inammissibilità del ricorso ma anche la condanna alle spese e ad una somma a titolo di ammenda

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