Cassazione Penale, Sentenza n. 16895/2026 del 11/05/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugna l'assoluzione per fatti accertati relativi all'installazione, il 28/07/2022, davanti alla trattoria "Da Ninè", di una veranda/dehors di m. 3x7 chiusa sui quattro lati con telaio in alluminio e legno, dotata di pedana rialzata e ancorata al muro, difforme dalla SCIA n. 882/2021 e realizzata senza permesso di costruire; nonché l'esecuzione dei lavori in zona vincolata paesaggisticamente senza autorizzazione (art. 181, comma 1, d.lgs. n. 42/2004). Il ricorso deduce (i) omissione di motivazione in ordine alla qualificazione dell'opera come abusiva e (ii) erronea applicazione delle norme penali riguardo all'elemento soggettivo, contestando che la sentenza abbia assolto per inesistente colpa/elemento soggettivo basandosi sulla presunta buona fede dell'imputata (affidamento al tecnico e presenza di analoghe strutture sul posto).
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto infondato il primo motivo: la sentenza impugnata aveva effettivamente accertato l'abusività dell'opera, qualificandola come ampliamento stabile e urbanisticamente rilevante che richiedeva il permesso di costruire e che, in zona vincolata, richiedeva altresì l'autorizzazione paesaggistica; la sanatoria non era possibile. Il secondo motivo è stato invece ritenuto fondato: la valutazione di buona fede dell'imputata e l'esimente dell'ignoranza inevitabile sono state applicate erroneamente perché non emergeva dagli atti che la Sica avesse compiuto tutte le misure necessarie per informarsi presso gli uffici tecnici competenti; la semplice consulenza di un tecnico di fiducia o l'esistenza di opere similari non escludono la colpa. Per questo la sentenza è stata annullata e il processo è rimandato al Tribunale di Livorno in diversa composizione per nuovo esame sulla responsabilità, con specifica indicazione di riesaminare l'elemento soggettivo alla luce dei principi richiamati.
Norme richiamate
d.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. c)
Norma richiamata nel capo di imputazione per la violazione edilizia: l'opera è stata ritenuta non conforme alla SCIA e integra intervento edilizio rilevante che richiede permesso di costruire
d.P.R. n. 380 del 2001, art. 3, lett. e.5
Definizione richiamata per valutare la rilevanza urbanistica dell'intervento; la veranda è stata considerata ampliamento che realizza nuova volumetria a servizio dell'attività
d.P.R. n. 380 del 2001, art. 6, comma 1, lett. e-bis
La norma sulle opere amovibili/temporanee è stata interpretata per escludere la natura di opera 'precaria' nel caso di struttura stabile, ancorata e chiusa sui quattro lati
d.P.R. n. 380 del 2001, art. 35
Richiamata in relazione alla non sanabilità di interventi su suolo pubblico e alla natura dell'intervento difforme dalla SCIA
d.lgs. n. 42 del 2004, art. 146
Norma che richiede autorizzazione paesaggistica per lavori in zona vincolata; la veranda non rientrava nelle opere di lieve entità esonerate
d.lgs. n. 42 del 2004, art. 181, comma 1
Contestazione penale per avere eseguito lavori in zona sottoposta a vincolo paesaggistico senza autorizzazione
codice penale, artt. 43, 5 e 47
Norme sul dolo/colpa e sull'errore di diritto: impugnazione incentrata sulla corretta applicazione di questi istituti nella valutazione della buona fede dell'imputata
Sentenza Corte Costituzionale n. 364 del 24/03/1988 (richiamata in motivazione)
Principio che ammette l'ignoranza inevitabile della legge penale solo se l'agente ha fatto tutto il possibile per uniformarsi alla legge; il giudice deve verificare che siano stati adottati comportamenti proattivi per informarsi
Massime di principio
- Una struttura che incrementa superficie/volumetria al servizio di un'attività commerciale e risulta stabile, ancorata o chiusa sui quattro lati va qualificata come intervento edilizio rilevante e richiede il permesso di costruire, indipendentemente dalla denominazione 'dehor' o veranda.
- La valutazione se un dehors sia 'precario' o 'stagionale' (esente da permessi) è funzionale: conta la destinazione e la fisiologica finalizzazione dell'opera, non solo i materiali impiegati.
- In zona sottoposta a vincolo paesaggistico le opere non espressamente esonerate richiedono autorizzazione paesaggistica; la compatibilità paesaggistica ottenuta per lavori minori non legittima interventi di maggiore entità né consente la sanatoria quando la norma lo vieta.
- L'errore di diritto 'inevitabile' (esimente) è riconosciuto solo se l'imputato dimostra di aver compiuto tutte le misure possibili per informarsi (es. consultazione dell'ufficio tecnico comunale); la mera fiducia in un professionista o la constatazione di analoghe opere sul posto non sono di per sé sufficienti.
- Per i reati edilizi la diligenza richiesta può comportare l'obbligo di rivolgersi agli organi amministrativi competenti per ottenere certezze sui titoli abilitativi necessari; l'assenza di tale verifica rende possibile la responsabilità colposa.
- La mancanza di una definizione normativa univoca di 'dehor' impone una valutazione caso per caso, privilegiando la funzione e gli effetti urbanistici dell'intervento rispetto alla denominazione formale.
- Se la sentenza penale ritiene accertata l'abusività e la necessità di permesso/autorizzazione, l'attenuante della buona fede deve essere valutata con rigore e con prova della diligente ricerca di conformità alle norme.
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