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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 2344/2024 del 19/01/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza di riesame che confermava il sequestro preventivo del capitale sociale e del patrimonio della società portoghese Vanilladevotion, sostenendo violazione di legge e omessa/deficitaria motivazione su più profili: 1) carenza di motivazione circa l'elemento oggettivo del reato di cui all'art. 512-bis c.p. (mancata prova, anche indiziaria, della "intestazione fittizia" tramite la dimostrazione della provenienza delle risorse economiche impiegate per l'acquisto da parte dei soggetti che avrebbero voluto eludere le misure di prevenzione); 2) omissione di valutazione del dolo specifico in capo agli interponenti (Giorgi e Nirta), con mancato confronto con elementi che dimostrerebbero l'assenza di timore da parte loro di misure di prevenzione; 3) omissione di motivazione circa la conoscenza del dolo specifico da parte degli interposti (tra cui il ricorrente), nonostante la loro apparente partecipazione societaria; 4) motivazione apparente sul periculum in mora e sul sequestro finalizzato alla confisca allargata, ritenuta formulaica e in contrasto con la giurisprudenza recente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo: ha rilevato motivazione apparente rispetto al fumus del reato ex art. 512-bis, perché il Tribunale aveva attribuito apoditticamente l'intestazione fittizia sulla base della gestione de facto senza fornire prova, neanche indiziaria, della provenienza delle risorse. La Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale del riesame, indicando che in sede di riesame si dovranno applicare i principi richiamati (necessità di motivazione puntuale e prova della provenienza delle risorse quando si adduce intestazione fittizia). Gli altri motivi di ricorso sono stati assorbiti.

Norme richiamate

  • art. 512-bis cod. pen.

    Il reato richiede l'attribuzione fittizia della titolarità o della disponibilità di beni al fine di eludere misure di prevenzione; non è sufficiente la sola gestione occulta/affidamento dei compiti amministrativi: occorre prova, anche indiziaria, della provenienza delle risorse economiche dall'autore dell'elusione

  • art. 325, comma 1 cod. proc. pen.

    "il sindacato della Cassazione in tema di ordinanze del riesame relative a provvedimenti reali è circoscritto alla possibilità di rilevare ed apprezzare la sola violazione di legge"

    Limita il controllo della Cassazione sulle ordinanze del riesame alla verifica di violazioni di legge, in particolare alla mancanza assoluta o alla presenza di motivazione meramente apparente

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato negli atti (concorso di reati), ma non decisivo nella motivazione della Cassazione; serve a contestualizzare le indagini nei confronti dell'indagato

Massime di principio

  • Per integrare l'art. 512-bis non basta dimostrare la gestione occulta o la mera disponibilità di un bene da parte di terzi: è necessario provare, anche per via indiziaria, che le risorse impiegate provengano dal soggetto che intende eludere le misure (prova della "provenienza" delle risorse).
  • Il giudice del riesame deve motivare in modo concreto e puntuale, confrontando le risultanze difensive e probatorie; motivazioni generiche o apodittiche sul fumus possono comportare l'annullamento in Cassazione.
  • La Corte di Cassazione, nel sindacare le ordinanze di riesame, verifica essenzialmente la correttezza giuridica e la completezza della motivazione (art. 325 c.p.p.); non può rimettere in discussione la valutazione di merito salvo che la motivazione sia assente o meramente apparente.
  • In casi che riguardano società estere o articolate strutture societarie, valgono gli stessi requisiti probatori: la qualificazione di "socio occulto" richiede elementi che colleghino effettivamente la provenienza dei capitali agli interessati, non solo l'attività gestionale.
  • Sulle misure cautelari reali finalizzate alla confisca allargata il periculum in mora e la correlazione tra sequestro e finalità di prevenzione devono essere giustificati con motivazioni concrete e non con formule; la giurisprudenza recente rafforza l'esigenza di motivazioni non scontate.

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