Cassazione Penale, Sentenza n. 45922/2023 del 15/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza deducendo che la condotta a lui contestata sarebbe al più riconducibile ad atti preparatori neutri e non costituisca tentativo di furto in abitazione. Ha sostenuto che mancavano la univocità e l'idoneità degli atti a manifestare inequivocabilmente l'intenzione di commettere il furto, potendo le azioni assumere interpretazioni alternative e non essendo stato raggiunto lo scopo delittuoso.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato la valutazione del Tribunale del Riesame secondo cui gli atti posti in essere (presentarsi all'uscio, qualificarsi falsamente come operatore postale, insistere per entrare, mostrare una cartellina e minacciare di verbalizzare il rifiuto, presenza in auto di cacciaviti, riconoscimento da parte della vittima) sono idonei e univocamente diretti ad ottenere l'accesso all'abitazione con finalità di sottrazione di beni, configurando quindi il tentativo di furto in abitazione. La motivazione è ritenuta congrua e non sindacabile in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma richiamata quale base procedurale per l'adozione e la conferma dell'ordinanza cautelare
Definisce il tentativo di reato: la Corte pone l'accento sui requisiti dell'idoneità causale degli atti e della univocità della loro destinazione, valutati ex ante rispetto al contesto e alle modalità della condotta
art. 624-bis cod. pen. (art. riferito al furto)
Norma sul reato di furto (nella prospettazione applicata alla fattispecie come tentativo di furto in abitazione)
art. 625 comma 1 n. 2 cod. pen.
Richiamata come aggravante collegata al furto in abitazione; la Corte valuta gli elementi fattuali alla luce della configurabilità del tentativo del delitto aggravato
Massime di principio
- Per valutare il tentativo occorre apprezzare ex ante l'idoneità causale degli atti e la loro univoca destinazione verso il risultato delittuoso, anche quando alcuni atti possano sembrare preparatori
- La univocità degli atti si accerta considerando il contesto, la natura degli atti e le modalità di esecuzione: atti che rendono altamente probabile il raggiungimento dell'obiettivo costituiscono tentativo
- La simulazione di qualità ufficiali per farsi aprire la porta rientra, secondo consolidata giurisprudenza, nella fattispecie del furto (e non della truffa) quando l'obiettivo è impadronirsi di beni
- Prove materiali e comportamenti concreti (strumenti rinvenuti, cartellina descritta dalla vittima, riconoscimento della persona, insistenza per entrare) rafforzano la valutazione di tentativo
- Una censura meramente astratta o ripetitiva che non confronti le ragioni e le risultanze argomentative dell'ordinanza impugnata è destinata all'inammissibilità
- Nel valutare misure cautelari il giudice di legittimità non riesamina liberamente i fatti quando la motivazione del giudice di merito risulti congrua e coerente con i principi giuridici richiamati
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