Sentenza n. 690/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Lazio che aveva dichiarato inammissibile e comunque respinto il ricorso contro la delocalizzazione e la riduzione della superficie della concessione di occupazione di suolo pubblico
Esito
Favorevole al resistente (ente concedente)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La concessionaria aveva impugnato gli atti con cui Roma Capitale, facendo riferimento a sopravvenute norme capitoline e ai pareri della Soprintendenza e della Polizia Locale sulla compatibilità della postazione con la tutela dei beni culturali e con la viabilità, aveva ricollocato il posteggio da Piazzale Cristoforo Colombo a un'area di parcheggio tra due vie, riducendone la superficie da 24 a 15 metri quadrati. In primo grado erano stati dedotti: nullità o comunque illegittimità degli atti per erroneità del procedimento ed eccesso di potere per ingiustizia manifesta, anche perché l'atto avrebbe qualificato l'intervento come revoca pur presupponendo la perdurante vigenza della concessione e avrebbe utilizzato pareri acquisiti in precedenza; individuazione di un'area già occupata dalla licenza di rotazione di un controinteressato; violazione delle norme statali e regionali sulla proroga delle concessioni; violazione della disciplina comunale sulla ricollocazione; illegittimità della riduzione della superficie. Il TAR aveva inoltre rilevato, in rito, la mancata evocazione della Soprintendenza e la mancata impugnazione del relativo parere. In appello l'interessata ha contestato la sentenza di primo grado, chiedendone la riforma e l'annullamento degli atti amministrativi.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza impugnata. Ha applicato il principio della ragione più liquida, ritenendo superfluo decidere la questione dell'inammissibilità per mancata notifica alla Soprintendenza. Ha osservato, incidentalmente, che tale inammissibilità appariva dubbia, poiché, trattandosi di mera ricollocazione del posteggio, il parere della Soprintendenza poteva essere qualificato come atto endoprocedimentale, pur dotato di rilevante peso istruttorio, e non necessariamente come atto vincolante e autonomamente lesivo. Nel merito, il Collegio ha ritenuto che l'art. 9 del regolamento comunale sull'occupazione di suolo pubblico attribuisca a Roma Capitale il potere di modificare, in qualsiasi momento e con provvedimento motivato, la concessione per sopravvenute ragioni di interesse pubblico. Il nomen iuris di revoca utilizzato dall'amministrazione non incide sulla natura sostanziale dell'intervento, qualificabile come modifica o ricollocazione della concessione, espressione del potere di modifica immanente al rapporto concessorio. La ricollocazione è stata ritenuta adeguatamente motivata dal parere negativo della Soprintendenza, riferito all'impatto del camion bar sulla percezione del litorale e del mare nell'area vincolata, nonché dal parere negativo della Polizia Locale, relativo alla collocazione adiacente alla carreggiata stradale. Le censure dell'appellante sono state giudicate generiche e assertive. Anche la riduzione della superficie da 24 a 15 metri quadrati è stata ritenuta legittima, in quanto commisurata al nuovo contesto e non dimostrata, per il solo fatto della minore estensione, come ostativa all'esercizio dell'attività commerciale. Le spese del grado sono state compensate per la complessità delle questioni e la costituzione meramente formale di Roma Capitale; il contributo unificato dell'appello è rimasto a carico dell'appellante.
Norme richiamate
per sopravvenute ragioni di interesse pubblico, e in qualsiasi momento, Roma Capitale possa disporre la modifica, con provvedimento motivato, della concessione di occupazione di suolo pubblico
La disposizione fonda il potere dell'amministrazione comunale di modificare o ricollocare la concessione per sopravvenute ragioni di interesse pubblico; tale potere è considerato immanente al potere concessorio.
art. 10, comma 4, lettera g), d.lgs. 42/2004
pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico come “beni culturali”
La norma è richiamata dal giudice di primo grado per fondare la tutela culturale delle aree pubbliche interessate.
art. 3, comma 2, d.lgs. 42/2004
È richiamato per evidenziare che la tutela dei beni culturali si attua anche mediante provvedimenti diretti a conformare e regolare diritti e comportamenti inerenti al patrimonio culturale.
art. 12, comma 2, d.lgs. 42/2004
È richiamato dal giudice di primo grado in relazione alla procedura di verifica dell'interesse culturale e alla permanenza della tutela ope legis.
È richiamato dal giudice di primo grado per sostenere il coordinamento tra amministrazione statale e comunale nella disciplina del commercio su aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico o monumentale.
d.lgs. 59/2010, art. 70, comma 5
La violazione della disposizione è stata dedotta dalla ricorrente in relazione alla proroga della concessione, ma il motivo non è stato accolto.
art. 100, comma 5, l.r. n. 90/2019
La violazione della disposizione regionale è stata dedotta in relazione alla proroga delle concessioni, ma il motivo non è stato accolto.
Massime di principio
- Il regolamento comunale può attribuire all'amministrazione concedente il potere di modificare o ricollocare, con provvedimento motivato e anche in corso di rapporto, una concessione di occupazione di suolo pubblico quando sopravvengano ragioni di interesse pubblico.
- Nel rapporto concessorio, la qualificazione formale dell'atto come revoca non è decisiva: il giudice deve esaminare la sostanza dell'intervento per stabilire se esso costituisca una modifica o ricollocazione della concessione, anziché la sua eliminazione.
- La ricollocazione di un posteggio è legittima quando sia sorretta da una motivazione concreta riferita alla tutela di un'area vincolata e alla sicurezza o compatibilità con la viabilità, anche mediante il richiamo a pareri tecnici acquisiti nel procedimento.
- La riduzione della superficie di una concessione di occupazione di suolo pubblico non è di per sé illegittima: occorre dimostrare che la nuova dimensione renda impossibile o concretamente incompatibile l'esercizio dell'attività autorizzata.
- Nel giudizio amministrativo, quando una domanda risulta infondata nel merito, il giudice può definire la controversia applicando il principio della ragione più liquida e prescindere dall'esame preliminare di una questione di rito.
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