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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45934/2022 del 05/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Istanza di equo indennizzo per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare subita da Cai Jianhan per associazione per delinquere aggravata (416-bis) e reati di riciclaggio; l'imputato è stato poi assolto in primo grado e la sentenza è divenuta irrevocabile per la morte del medesimo. I ricorrenti chiedevano il riconoscimento dell'indennizzo; la Corte d'appello aveva rigettato l'istanza ritenendo che la condotta di Cai Jianhan avesse concorso a creare la falsa apparenza di illiceità, ostando così al diritto all'indennizzo ai sensi dell'art. 314 c.p.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei familiari. Ha confermato che il giudice della riparazione ha correttamente svolto una valutazione ex ante autonoma rispetto al processo penale e, prendendo anche spunto dalla sentenza assolutoria e dalle intercettazioni, ha ritenuto provata una condotta del deceduto idonea a concorrere con l'errore dell'autorità a creare l'apparenza di reato (molteplici trasferimenti all'estero stratificati sotto la soglia di sospetto, uso di nomi/documenti non corrispondenti, indirizzi di comodo, dichiarazioni ambigue o false in interrogatorio). Per tali ragioni il diritto all'equo indennizzo è stato escluso e il ricorso è stato rigettato; i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Regola il diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione e la condizione ostativa costituita dal fatto che l'interessato abbia dato o concorso a darvi causa con dolo o colpa grave; la Corte conferma che la valutazione è ex ante e può ricomprendere condotte non necessariamente integranti reato purché abbiano creato la falsa apparenza dell'illecito.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sul reato associativo con metodo mafioso citata nel contesto fattuale; utilizzata per descrivere l'imputazione originaria che ha motivato la misura cautelare.

  • art. 64, comma 3, lett. b), cod. proc. pen.

    Riferimento alla facoltà processuale dell'imputato; la Corte ribadisce che l'esercizio di alcune garanzie (es. il non rispondere) non incide automaticamente sul diritto all'indennizzo, mentre dichiarazioni false/reticenti possono rilevare come condotta ostativa.

Massime di principio

  • Per il riconoscimento dell'indennizzo per ingiusta detenzione il giudice della riparazione compie una valutazione ex ante autonoma rispetto al processo penale: non ricerca la sussistenza del reato, ma se la condotta dell'indagato abbia creato la falsa apparenza di illiceità.
  • La condizione ostativa (dolo o colpa grave) può essere costituita anche da comportamenti che non integrino un reato ma che, in sinergia con l'intervento dell'autorità, abbiano ingenerato l'allarme sociale e la necessità dell'intervento cautelare.
  • Dichiarazioni ambigue, false o reticenti rese dall'indagato nel procedimento possono integrare condotte gravemente colpose o dolose tali da escludere l'indennizzo.
  • La mera assenza di condanna penale non implica automaticamente il diritto all'indennizzo: bisogna verificare il nesso causale tra la condotta dell'indagato e la falsa apparenza di reato che ha determinato la misura cautelare.
  • Il giudice della riparazione non si sostituisce al giudice penale quando valuta l'elemento soggettivo; applica invece un diverso parametro (id quod plerumque accidit) per valutare se la condotta era idonea a determinare l'intervento delle autorità.
  • Pratiche volte a eludere controlli (es. frazionamento di trasferimenti sotto soglie di sospetto, uso sistematico di documenti non corrispondenti, indirizzi di comodo) e una gestione strutturata di operazioni sospette possono costituire elementi tali da escludere l'indennizzo.

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