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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18824/2023 del 04/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto di confisca di prevenzione disposto dal Tribunale di Milano e parzialmente confermato dalla Corte d'appello; il ricorrente contestava la confisca di numerosi beni (conti, polizze, contanti e quote/complesso aziendale della societa' YCE Immobiliare s.r.l. e immobili) ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi e alla legittima provenienza. Le doglianze principali: 1) violazione delle norme del codice antimafia e carenza di motivazione relativamente agli acquisti immobiliari effettuati dalla YCE Immobiliare; 2) inversione dell'onere della prova, poiché la Corte avrebbe chiesto al ricorrente di provare la legittima provenienza delle somme, anziché al Ministero pubblico dimostrare l'illecita provenienza; 3) mancata considerazione e/o valutazione degli elementi probatori prodotti dalla difesa (contratti di affitto, statuto sociale, consulenze tecniche, dichiarazioni di terzi) e insufficiente valutazione della correlazione temporale tra inizio della pericolosità e acquisti; 4) specifica censura riguardo a immobili acquistati in epoca immediatamente successiva all'inizio della pericolosità e sulla rilevanza di finanziamenti bancari e provvista preesistente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha ritenuto che la Corte d'appello si sia conformata alle indicazioni della sentenza di rinvio, avendo già revocato la confisca delle quote sociali della YCE Immobiliare e del capannone acquistato successivamente all'inizio della custodia cautelare, e per il resto abbia fornito motivazione adeguata e puntuale circa la sproporzione e la ragionevole presunzione di illecita provenienza delle risorse usate per gli acquisti immobiliari. La Cassazione ha escluso l'inversione dell'onere della prova, richiamando il principio secondo cui l'Amministrazione pubblica deve dimostrare la sproporzione e l'illecita provenienza, ma che la presunzione relativa opera anche quando l'acquisto e' stato fatto mediante ricorso al credito bancario se non risulta la tracciabilita' e il rimborso compatibile con redditi leciti. Ha inoltre ritenuto infondate le censure sulla insufficienza di motivazione, rilevando che la Corte d'appello ha adeguatamente affrontato le difese e gli elementi prodotti. Conseguenze: inammissibilita' dei ricorsi; condanna dei ricorrenti alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • D. Lgs. n. 159/2011 (codice antimafia)

    art. 10 comma terzo; art. 24; art. 7

    Limita il sindacato in Cassazione contro i provvedimenti di prevenzione alla sola violazione di legge; disciplina il requisito della sproporzione e le regole probatorie in materia di misure di prevenzione patrimoniali

  • Legge 31 maggio 1965 n. 575

    art. 3-ter secondo comma; art. 2-ter comma terzo (richiamata)

    Storica disciplina delle misure di prevenzione; richiamata per i principi sulla limitazione del controllo di legittimità in Cassazione e per la presunzione relativa di illecita accumulazione

  • Legge 27 dicembre 1956 n. 1423

    Riferimento normativo storico citato in tema di limitazioni del ricorso per cassazione in materia di misure di prevenzione

  • Legge 24 luglio 2008 n. 125

    modifica all'art. 2-ter della legge 575/1965

    Prime modifiche normative che hanno inciso sull'onere probatorio e sulla disciplina delle confische di prevenzione; citata per il quadro interpretativo

  • Codice di procedura penale

    Art. 627 co.3 richiamato in tema di impugnazioni e garanzie; art. 616 disciplinante conseguenze per i ricorsi inammissibili (condanna alle spese e ammende)

  • Costituzione

    Rilevanza dei principi costituzionali del giusto processo e dell'obbligo di motivazione nei provvedimenti giurisdizionali

Massime di principio

  • In materia di misure di prevenzione patrimoniali il sindacato della Corte di Cassazione e' limitato a violazioni di legge: i vizi di motivazione sono rilevabili in Cassazione solo se la motivazione e' totalmente mancante o meramente apparente (cioe' priva dei minimi requisiti di coerenza, completezza e logicita').
  • L'onere di provare la sproporzione e la illecita provenienza dei beni grava sulla parte pubblica, ma opera una presunzione relativa di illecita accumulazione: il prevenuto puo' fornire prova contraria; la mera produzione di un finanziamento bancario non estingue automaticamente la presunzione se non e' documentata la tracciabilita' e la compatibilita' dei rimborsi con redditi leciti.
  • La costituzione di una societa' prima dell'inizio della pericolosita' del proposto puo' giustificare la revoca della confisca delle quote societarie, ma gli acquisti successivi possono comunque essere confiscati se emerge ragionevole presunzione che la provvista sia stata inquinata da proventi illeciti; occorre verificare la provenienza dei singoli flussi economici.
  • La vicinanza temporale tra l'inizio della pericolosita' e l'acquisto non impedisce di per se' la confisca: va valutata insieme ad altri elementi (capacita' reddituale ufficiale, tenore di vita, intercettazioni, fatturazioni sospette, mancanza di tracciabilita' di introiti) per stabilire la sproporzione e l'eventuale illecita provenienza.
  • La difesa deve produrre documentazione che dimostri la legittima provenienza delle somme (es. contratti, flussi bancari attestanti rimborsi, documentazione di affitti incassati effettivamente tracciati) se vuole superare la presunzione; la semplice allegazione generica e' spesso insufficiente.
  • Quando la Corte di merito affronta puntualmente le censure difensive e indica gli specifici elementi fattuali a base della presunzione di illecita provenienza, la Cassazione, salvo errore di diritto, giudica inammissibili i ricorsi che si limitano a criticare il merito della valutazione.

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