Cassazione Penale, Sentenza n. 25864/2024 del 03/07/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di condanna confermata dalla Corte d'appello di Bologna (17/02/2023) per il reato di cui agli artt. 110, 81, secondo comma, 513-bis c.p.: l'imputato, in concorso con altro soggetto (Murg), quale esercente attività di noleggio auto di lusso, avrebbe impedito l'altrui concorrenza mediante atti di violenza e minaccia e con illecita attività di procacciamento clienti vietata dall'art. 10 del regolamento comunale, in danno di Ravazzini e Eke (parte civile: legale rappresentante e dipendente di società concorrente). Il ricorrente deduce vizi di motivazione sull'accertamento della responsabilità, contesta la qualificazione del suo ruolo come amministratore di fatto, attribuisce rilevanza a comportamenti illeciti posti in essere dai concorrenti (Murg) e nega che le condotte siano minacciose/aggressive; inoltre chiede la sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria per scarsa gravità e limitato allarme sociale.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi fossero di carattere ipotetico e generico e non abbiano messo in luce profili critici rilevanti ai sensi dell'art. 606 c.p.p. Ha confermato la correttezza della motivazione dei giudici di merito: le testimonianze hanno sostenuto il ruolo di fatto dell'imputato come referente della società e le condotte minacciose sono state ricostruite in modo analitico dalle vittime. La Corte ha altresì ritenuto irrilevante, rispetto alla scriminante, l'asserita illiceità dei concorrenti, e ha motivato il diniego della sostituzione della pena con la pecuniaria con riferimento alla pervicacia dell'attività intimidatoria e ai precedenti penali dell'imputato. Conseguentemente ha dichiarato l'inammissibilità, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e ha ordinato il versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Norma richiamata per la responsabilità in concorso; la Corte l'ha applicata unitamente alle norme sostanziali per configurare il concorso di persone nella commissione del reato
Richiamata per la configurazione del concorso di persone e della responsabilità pluriagente; la Corte lo utilizza per individuare la pluralità delle azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso
Norma del codice penale relativa alla restrizione della concorrenza mediante minacce o violenza; la Corte ha ritenuto integrata la fattispecie perché le minacce erano dirette a impedire attività di informazione circa il divieto comunale di procacciamento clienti e a favorire l'acquisizione illecita di clientela
art. 10 regolamento comunale
Regolamento comunale che vieta il procacciamento di clientela in zona; la Corte ha valorizzato la violazione del divieto come elemento che falsava il mercato e giustificava la qualificazione dell'attività come illecita
d.l. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8
Richiamato per motivare la requisitoria del Pubblico Ministero in Cassazione (contestualizza la partecipazione del Procuratore generale alla fase), non incidente sulla decisione di inammissibilità
Richiamato in ordine ai motivi di cassazione: la Corte ha ritenuto che le censure fossero ipotetiche, generiche e non rientrassero nelle categorie di cui all'art. 606 per un sindacato di legittimità efficiente
Norma che regola le conseguenze economiche della declaratoria di inammissibilità; la Corte l'ha applicata condannando il ricorrente al pagamento delle spese e alla somma da versare alla Cassa delle ammende
Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n. 186
Citata in riferimento al principio secondo cui la parte può essere esonerata dalla sanzione pecuniaria solo se non ha agito con colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte ha ritenuto che non sussistessero elementi idonei a escludere la colpa
Massime di principio
- In sede di cassazione non sono sufficienti censure generiche o ipotetiche: le doglianze devono indicare profili di illegittimità precisi e inquadrati nelle categorie disciplinate dall'art. 606 c.p.p.
- La qualificazione di "amministratore di fatto" può fondarsi su dichiarazioni testimoniali e sul comportamento concreto dell'imputato anche in assenza di formale veste societaria; tale ruolo incide sulla responsabilità per condotte aziendali illecite
- Le condotte intimidatorie finalizzate a impedire l'applicazione di divieti regolamentari (es. divieto di procacciamento clienti) e a falsare la concorrenza possono integrare il reato di cui all'art. 513-bis c.p., anche se poste in atto per tutelare interessi imprenditoriali
- L'asserita illiceità altrui non giustifica né scrimina le proprie condotte illecite: le presunte colpe dei concorrenti non esonerano dall'addebito penale
- La sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria richiede una valutazione motivata della scarsa gravità del fatto, dell'assenza di pervicacia e dell'efficacia rieducativa della pena pecuniaria; la recidiva o la pervicacia sono elementi ostativi
- I ricorsi inammissibili possono comportare oltre alle spese processuali anche l'obbligo di versamento alla Cassa delle ammende; è importante valutare la fondatezza del ricorso prima di proporlo
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