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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12966/2024 del 28/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Catania del 12/04/2023 con censure articolate in più profili: (i) mancata acquisizione di prove decisive (verbali dei controlli dei Carabinieri del 13/09/2012 e giorni precedenti; escussione del sig. Savoca) ritenute necessarie per dimostrare la versione difensiva circa la presenza in compagnia della persona offesa; (ii) vizio motivazionale e contraddittorietà nella valutazione della credibilità della persona offesa (Enrico Cocola), lamentando che la Corte d'appello avrebbe semplicisticamente richiamato la motivazione di primo grado senza rispondere alle critiche e senza valutare le incongruenze e le versioni concordi dei quattro imputati rese in sede di interrogatorio di garanzia; (iii) mancata considerazione della natura "goliardica" o scherzosa della condotta come causa ostativa del dolo; (iv) errata qualificazione giuridica dei fatti (si sostiene che i fatti integrerebbero violenza privata e non rapina ed estorsione); (v) omessa motivazione circa la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato e del concorso tra più persone, nonché l'inosservanza degli artt. 192 e 521 c.p.p. in ordine alla valutazione della prova testimoniale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi manifestamente inammissibili. Ha ritenuto infondati i motivi: (a) la richiesta di rinnovazione dell'istruttoria e di acquisizione dei documenti è stata adeguatamente valutata dalla Corte d'appello, che aveva già dato atto della conoscenza tra imputati e persona offesa rendendo superflua l'acquisizione dei verbali e aveva ritenuto attendibili le dichiarazioni del Cocola; (b) la valutazione della credibilità della persona offesa è questione di fatto devoluta al giudice di merito e non è stata affetta da manifeste contraddizioni tali da consentire la revisione in sede di legittimità; (c) l'eventuale intento "goliardico" non esclude automaticamente il dolo richiesto per rapina impropria e tentata estorsione quando la condotta presenti gli elementi tipici dei reati contestati; (d) la qualificazione giuridica dei fatti operata dalla Corte d'appello (rapina impropria aggravata e tentata estorsione aggravata, concorso di persone) è corretta e motivata. Conseguentemente sono state confermate, in quanto definitive, le statuizioni di merito; i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 606 c.p.p.

    Norma che elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte ha utilizzato le lettere invocate (b, c, d, e) per inquadrare le censure ma le ha ritenute infondate o non idonee a superare la valutazione di merito

  • art. 192 c.p.p.

    Regola sulla valutazione della prova testimoniale e sui riscontri; la Corte ha richiamato che la valutazione della credibilità della persona offesa è rimessa al giudice di merito e che non è sempre necessario un riscontro esterno per ritenere attendibile la testimonianza

  • art. 521 c.p.p.

    Norma che disciplina l'appello e la sua funzione; citata in relazione all'obbligo di considerare nel complesso le risultanze processuali e le doglianze difensive in sede di gravame

  • art. 628 c.p.

    Norma sulla rapina; la Corte ha ritenuto sussistere la rapina impropria (secondo comma) alla luce della sottrazione del borsello con violenza e minaccia

  • art. 56 c.p.

    Norma sulle forme di delitto (tentativo); richiamata insieme all'art. 629 per qualificare la tentata estorsione

  • art. 110 c.p.

    Norma sul concorso di persone nel reato; la Corte ha ricordato che il contributo partecipativo può risultare anche da un ruolo non attivo nell'impossessamento, purché dia adesione o supporto all'azione delittuosa

  • art. 629 c.p.

    Norma sulla estorsione; la Corte ha ritenuto integrato il tentativo di estorsione laddove sia stata richiesta una somma di denaro in cambio della restituzione del borsello

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che disciplina la condanna alle spese per ricorsi manifestamente infondati o inammissibili; applicata per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento

Massime di principio

  • La valutazione della credibilità della persona offesa è principalmente materia di merito: la Corte di legittimità interviene solo se emergono manifeste contraddizioni ovvero violazioni dei canoni logico-giuridici.
  • La richiesta di rinnovazione dell'istruttoria o di acquisizione di atti supplementari va motivata con precisione; se il fatto che si cerca di provare è già emerso nel processo, il giudice può ritenere superflua la nuova acquisizione.
  • L'eventuale intento "goliardico" o scherzoso non esclude automaticamente il dolo richiesto per reati come la rapina impropria o l'estorsione: rileva se tale intento sia incompatibile con la volontà o con l'accettazione del rischio di causare la lesione tipica del reato.
  • La conoscenza precedente tra offendente e persona offesa non esclude di per sé la configurabilità di rapina o estorsione; può anzi inserirsi nel quadro probatorio complessivo valutato dal giudice.
  • Il contributo a un reato può essere anche non materiale (ad esempio ruolo di "pali" o adesione all'azione), sufficiente ai fini del concorso di persone se produce stimolo o rassicurazione agli autori materiali.

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