Cassazione Penale, Sentenza n. 26502/2023 del 20/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Bologna del 14/11/2022 che aveva rigettato la richiesta di riesame avverso il decreto del GIP del 13/10/2022 di sequestro preventivo di un'area della Holding, interessata dallo stoccaggio non autorizzato di rifiuti speciali pericolosi (imballi contenenti amianto). Il ricorrente deduceva: (i) violazione di legge e vizio di motivazione rispetto al periculum in mora, sostenendo l'occasionalità del deposito; (ii) contraddittorietà rispetto a precedente decisione nel procedimento di altro socio (Raffaele Venturi) e mancata distinzione tra abbandono di rifiuti e discarica (fumus del reato).
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondati i motivi: il Tribunale del riesame aveva correttamente ricostruito che nell'area della Holding erano presenti venti imballi contenenti amianto, stoccati all'aperto; le spiegazioni offerte (merce appoggiata temporaneamente per riparazione del mezzo) non sono state ritenute idonee a escludere il fumus e il periculum. In quanto terzo estraneo al reato, il ricorrente poteva contestare solo l'effettiva titolarità/disponibilità del bene o l'assenza di un proprio contributo al reato; non ha dimostrato l'inesistenza di collegamenti con gli indagati. La decisione è conforme alla giurisprudenza sulla limitazione degli strumenti di tutela del terzo nel sequestro impeditivo. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 256, comma 3, d.lgs. n. 152 del 2006
La norma punisce la gestione non autorizzata di rifiuti pericolosi; qui è stata applicata per qualificare il fatto (stoccaggio di amianto) e a fondamento della misura cautelare preventiva e della possibilità di sequestro confiscabile, in quanto la libera disponibilità poteva aggravare o protrarre le conseguenze del reato.
Norma richiamata per la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso.
Giurisprudenza di legittimità (precedente citato)
Sez. 3, n. 36347 del 11/07/2019 (Pica), Rv. 276700-01
Principio secondo cui il terzo estraneo al reato, destinatario di sequestro impeditivo, può sindacare in sede di riesame solo la titolarità o la disponibilità del bene e l'assenza di un proprio contributo al reato, non potendo invece contestare i presupposti sostanziali della misura cautelare.
Massime di principio
- Il terzo che chiede la restituzione di un bene sottoposto a sequestro preventivo impeditivo non può sindacare la fondatezza degli elementi di reato (fumus e periculum) ma solo dimostrare l'effettiva titolarità/del diritto di disponibilità del bene e l'assenza di un suo contributo al reato.
- Per i reati ambientali e la gestione di rifiuti pericolosi (es. amianto) il sequestro preventivo può essere convalidato quando la conservazione o la libera disponibilità del bene è idonea ad aggravare o protrarre le conseguenze del reato o a favorire ulteriori condotte illecite (periculum in mora).
- La distinzione tra mero abbandono e gestione/discarica è rilevante ma, se l'assetto materiale indica stoccaggio stabile o potenzialmente indeterminato (piles di imballi all'aperto contenenti amianto), il giudice può ritenere configurato il fumus del reato.
- In contesti societari a base familiare o di piccole dimensioni la disponibilità dell'area può essere considerata condivisa tra soci; ciò rende più difficile per un socio-terzo dimostrare la totale estraneità o la mancanza di collegamenti con gli indagati.
- Chi propone ricorso contro il rigetto del riesame deve specificamente dedurre e provare i nessi di fatto che dimostrino la propria titolarità esclusiva o l'assenza di qualsiasi contributo al reato, altrimenti il ricorso sarà probabilmente rigettato e potrà comportare condanna alle spese.
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