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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8109/2022 del 07/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale di Trapani che, in sede di rinvio dalla Corte di Cassazione, ha disposto il sequestro preventivo di somme e beni (euro 228.090,31 nei confronti dei coniugi Santangelo-Nastasi e euro 180.000 nei confronti della società Accadueohh S.r.l.). I motivi di doglianza sono stati: (i) erronea determinazione del profitto del reato in quanto il Tribunale avrebbe qualificato i reati presupposto come reato-contratto eliminando la necessità di detrarre dalla somma i compensi legittimi spettanti a Santangelo per l'attività gestoria e richiedendo una perizia solo in sede di merito; (ii) omissione di valutazione dell'assoluzione intervenuta per i capi di falso (35 e 36) che, secondo i ricorrenti, avrebbe reciso il nesso tra i compensi percepiti e i reati di falso; (iii) mancata motivazione circa il dolo specifico richiesto dall'art. 512-bis c.p.; (iv) violazione del giudicato cautelare e art. 606 c.p.p., per avere il Tribunale di rinvio considerato quale reato presupposto la corruzione nonostante il ricorso per cassazione del PM avesse riguardato solo l'omessa valutazione dei reati di falso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi come infondati. Ha ritenuto legittima l'ordinanza del Tribunale di Trapani che, conformandosi alla pronuncia rescindente della Seconda Sezione, ha valutato la stretta connessione tra i delitti di falso e di corruzione e l'illecita origine delle somme percepite da Santangelo. La Cassazione ha affermato che, ai fini cautelari, non è necessaria la prova definitiva della illegittimità delle somme e che la distinzione tra reato-contratto e reato in contratto, pur meritevole di approfondimento in sede di merito, non impedisce il sequestro quando gli indizi indichino un rapporto causale diretto tra i reati di falso/corruzione e i compensi. Ha inoltre ritenuto che l'assoluzione intervenuta per alcuni capi di falso non abbia automaticamente disfatto il quadro indiziario posto a base della cautela reale, posto che l'assoluzione era dovuta alla riconducibilità della falsità prevalentemente alla sola Saguto e al ruolo preparatorio del ricorrente. Quanto all'art. 512-bis, la Corte ha confermato che la fattispecie è a forma libera e che la tracciabilità dei trasferimenti non esclude di per sé la configurabilità del reato; rilevano la tempistica e le modalità (cambiamento regime patrimoniale, bonifici ingenti dopo il sequestro) a corroborare il dolo di occultamento/trasferimento fraudolento. In conclusione, il sequestro delle somme e dei beni è stato confermato nei limiti indicati dall'ordinanza impugnata.

Norme richiamate

  • art. 324, comma 5, cod. proc. pen.

    Norma invocata per la competenza e le modalità del rinvio della Corte di Cassazione al giudice di merito; la Corte ha disposto il rinvio al Tribunale di Trapani per rivalutare l'incidenza dei delitti di falso e corruzione sugli indizi relativi ai reati di riciclaggio/autoriciclaggio/trasferimento fraudolento di valori.

  • art. 627, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato dalla Corte per il principio di diritto relativo al sequestro preventivo finalizzato alla confisca: la Corte ha valorizzato la connessione tra reati di corruzione/falso e l'illecita provenienza delle somme ai fini della cautela reale.

  • art. 512-bis cod. pen.

    La Corte ha interpretato la norma come fattispecie a forma libera; ha ritenuto che operazioni tracciabili (bonifici) non escludano automaticamente il delitto di trasferimento fraudolento di valori se emerge l'intento di schermare le disponibilità o di mantenere il dominus effettivo delle somme.

  • art. 648, 648-bis, 648-ter cod. pen. (reati di riciclaggio/autoriciclaggio/altre ricadute)

    Le disposizioni sui reati presupposto del riciclaggio/autoriciclaggio sono richiamate in quanto il trasferimento fraudolento e le modalità di ricollocazione dei fondi sono valutate in funzione dell'agevolazione di tali reati; la Corte ha ritenuto legittimo considerare l'intero ammontare percepito come possibile profitto criminoso quando gli indizi collegano direttamente il pagamento ai reati presupposto.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e lett. c), cod. proc. pen.

    Norme indicate dai ricorrenti come violate in relazione alla motivazione e alla qualificazione dei reati presupposto: la Cassazione ha ritenuto che le censure siano infondate e che non sussista violazione di legge o vizio motivazionale tale da annullare l'ordinanza impugnata.

  • art. 321 e art. 649 cod. proc. pen.

    Richiamati in ricorso come riferimenti ai vizi di motivazione e alle regole di sequestro; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia adeguatamente motivato e che non vi sia violazione del giudicato cautelare.

Massime di principio

  • Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca può colpire l'intero ammontare di somme percepite come compenso quando esistono indizi che collegano direttamente la liquidazione dei compensi a reati presupposto (es. falso/corruzione), anche se i compensi risultano formali per attività gestorie; la distinzione reato-contratto vs reato in contratto non è di per sé impeditiva della misura cautelare.
  • Un'assoluzione intervenuta nel giudizio di merito non elimina automaticamente gli indizi che giustificano una misura cautelare reale: in sede cautelare rileva l'assetto indiziario e le motivazioni dell'assoluzione (ad esempio se la falsità è stata attribuita a terzi o la responsabilità ritenuta meramente preparatoria).
  • Il reato di trasferimento fraudolento di valori (art. 512-bis) può essere configurato anche per operazioni tracciabili (bonifici) se la tempistica, le modalità e il contesto mostrano intento di occultamento o di mantenimento della disponibilità sostanziale da parte del dominus; la tracciabilità non esclude di per sé la fittizietà dell'operazione.
  • In materia cautelare non è sempre necessario effettuare immediatamente approfondimenti tecnico-contabili di merito (es. per stabilire la congruità dei compensi): tali accertamenti possono essere rimessi al giudizio principale, purché sussistano indizi concreti idonei a giustificare l'urgenza e la necessità della misura cautelare.
  • La Corte di Cassazione, nell'annullare e rinviare, delimita il perimetro del riesame richiesto al giudice di rinvio, ma quest'ultimo può legittimamente valutare la connessione tra i reati quando la pronuncia rescindente ne abbia evidenziato la rilevanza; i ricorsi in cassazione non possono servire a una nuova valutazione ex novo dei fatti di merito.

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