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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33979/2024 del 06/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 20/07/2023 che revocava la sospensione condizionale della pena concessa con la condizione dello svolgimento di lavori di pubblica utilità per cinque mesi. Il ricorrente contestava l'applicazione dell'art. 165 c.p., sostenendo di non essere stato presente alla lettura del dispositivo e di non essere stato invitato dall'ente competente a svolgere l'attività; pertanto il mancato svolgimento sarebbe dovuto a cause indipendenti dalla sua volontà. Richiamava, inoltre, una pronuncia secondo cui l'impulso all'esecuzione dei lavori di pubblica utilità, quando questi costituiscono pena sostitutiva, spetterebbe alla Procura.

La decisione

Il ricorso è stato ritenuto infondato e rigettato. Il giudice d'appello ha confermato la revoca della sospensione condizionale perché il condannato ha ammesso di non aver mai svolto i lavori e non ha addotto cause giustificative. Il provvedimento ha valutato che la prestazione fosse esigibile: nella sentenza che aveva concesso il beneficio erano indicati l'ente presso cui svolgere i lavori, la durata e l'orario, pertanto il condannato aveva tutti gli elementi per attivarsi. È stata inoltre chiarita la distinzione tra lavoro di pubblica utilità quale pena sostitutiva (esecuzione, impulso della Procura) e lavoro di pubblica utilità posto come condizione per la concessione di un beneficio (non rientra nell'ambito dell'esecuzione). L'assenza del condannato al momento della lettura del dispositivo è risultata irrilevante poiché era rappresentato dal difensore presente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 165 cod. pen.

    Applicata nella prospettiva che la sospensione condizionale può essere revocata per inadempimento della condizione; il giudice deve verificare l'esigibilità dell'obbligo e il grado di collaborazione del condannato.

  • D.M. 26 marzo 2001

    Rilevato come norma che disciplina la convenzione per lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità da parte degli enti; la presenza della convenzione rende l'obbligo più chiaramente esigibile.

  • Sez. 1, Sentenza n. 6314 del 10/12/2009

    Giurisprudenza di legittimità secondo cui, prima di revocare la sospensione condizionale per inadempimento di lavori di pubblica utilità, il giudice deve accertare l'esigibilità della prestazione e valutare la collaborazione del condannato; applicata in senso favorevole alla revoca quando l'obbligo è specificamente determinato e non sono state addotte giustificazioni.

  • art. 6161 cod. proc. pen. (citato per la condanna alle spese)

    Richiamato nel provvedimento per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali (nel testo originale appare la citazione così come riportata).

Massime di principio

  • Se la sospensione condizionale è subordinata allo svolgimento di lavori di pubblica utilità, il giudice deve verificare l'esigibilità dell'obbligo e il grado di collaborazione del condannato prima di revocare il beneficio.
  • La distinzione tra lavoro di pubblica utilità come pena sostitutiva e lavoro come condizione per un beneficio è cruciale: nel primo caso l'esecuzione rientra nell'ambito dell'esecuzione penale (impulso della Procura), nel secondo la valutazione è del giudice che ha concesso il beneficio.
  • La presenza, nella sentenza, di indicazioni chiare su ente, durata e orario rende la prestazione esigibile e impone al condannato un dovere di attivazione per ottenere il beneficio.
  • L'assenza alla lettura del dispositivo non giustifica automaticamente l'inadempimento quando l'imputato è rappresentato dal difensore presente; la mancata attivazione deve essere giustificata con cause oggettive e comprovate.
  • In caso di contestazione della revoca, il ricorrente deve dimostrare l'impossibilità materiale di adempiere o la mancata messa nelle condizioni di eseguire l'obbligo da parte dell'ente; mere affermazioni di non conoscenza sono generalmente insufficienti.

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