Cassazione Penale, Sentenza n. 32237/2022 del 02/09/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione della sentenza di condanna per il reato di furto di un'autovettura sottoposta a fermo amministrativo e custodita nell'area doganale di San Giorgio di Nogaro; il ricorrente ha dedotto che la sua espulsione dal territorio dello Stato (decreto di espulsione emesso dal Tribunale di sorveglianza di Venezia) costituiva un legittimo impedimento a comparire e quindi imponeva l'adozione di provvedimenti processuali favorevoli (sentenza predibattimentale di proscioglimento o riconoscimento del legittimo impedimento). Ha altresì sollevato questione di legittimità costituzionale dell'art. 16 d.lgs. 286/1998 per violazione degli artt. 24, 111 Cost., dell'art. 6 CEDU e dell'art. 10 Cost., sostenendo che l'espulsione non prevede le conseguenze processuali adeguate rispetto ad altri istituti.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che l'avvenuta espulsione non costituisce legittimo impedimento per l'imputato straniero, richiamando l'art. 17 d.lgs. 286/1998 che autorizza il rientro temporaneo in Italia per l'esercizio del diritto di difesa e la giurisprudenza consolidata in proposito; ha respinto la questione di legittimità costituzionale come non rilevante e manifestamente infondata, evidenziando la diversa disciplina e finalità delle norme citate (art. 13 comma 3-quater, art. 10-bis, art. 16 d.lgs. 286/1998) e la legittimità della scelta legislativa di regolamentare diversamente varie ipotesi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
Richiamato dal ricorrente in relazione all'art. 178 lett. c) come norma pertinente alla disciplina del legittimo impedimento; la Corte non ha ritenuto che la sua richiamata applicazione giustifichi l'ammissibilità del ricorso, confermando che l'espulsione non integra un impedimento legittimo.
art. 178 lett. c) cod. proc. pen.
Richiamata dal ricorrente in tema di impedimenti e comparizione; la Corte ha ritenuto irrilevante l'argomentazione perché l'espulsione non impedisce in concreto la partecipazione al processo in quanto previsto l'istituto dell'autorizzazione al rientro.
art. 17 d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286
La Corte interpreta questa disposizione nel senso che lo straniero espulso e parte sottoposta a procedimento penale puo essere autorizzato dal questore a rientrare temporaneamente in Italia per l'esercizio del diritto di difesa; pertanto l'espulsione non determina di per sé un legittimo impedimento.
Norma che prevede l'espulsione in luogo dell'esecuzione di pena detentiva fino a due anni; la Corte ha ritenuto che la disposizione non imponga automaticamente conseguenze processuali come la pronuncia di non luogo a procedere e che la sua diversa regolazione rispetto ad altri istituti non sia incostituzionale.
art. 13 comma 3-quater d.lgs. 286/1998
Norma applicabile a ipotesi specifiche che prevede che, acquisita la prova dell'espulsione, il giudice possa pronunciare sentenza di non luogo a procedere quando il cittadino straniero non sia ancora stato citato per il giudizio; la Corte la distingue dall'ipotesi del ricorrente, per la diversa fase procedimentale e funzione.
Norma riferita esclusivamente al reato di ingresso e soggiorno illegale; la Corte la considera non applicabile al caso di recidiva esplicata come misura alternativa alla detenzione per altri reati.
artt. 24, comma 2; 111, commi 2-3 Cost.; art. 6 CEDU; art. 10 Cost.
Norme richiamate nella questione di legittimità costituzionale sollevata dal ricorrente (diritto di difesa, giusto processo, tutela dei diritti). La Corte ha ritenuto la questione non rilevante e manifestamente infondata alla luce della specifica disciplina normativa e della possibilità di autorizzazione al rientro.
Massime di principio
- L'espulsione di per sé non costituisce un legittimo impedimento all'apparizione dell'imputato straniero: la normativa prevede strumenti amministrativi (art. 17 d.lgs. 286/1998) per ottenere il rientro temporaneo finalizzato all'esercizio del diritto di difesa.
- Il soggetto espulso ha l'onere di attivarsi (direttamente o tramite difensore) per ottenere l'autorizzazione al rientro; l'inerzia non esonera dalla partecipazione al processo.
- Le diverse norme sull'espulsione e sulle conseguenze processuali (art. 13 comma 3-quater, art. 10-bis, art. 16) operano in contesti differenti: occorre valutare la fase processuale e il tipo di reato per determinare effetti processuali specifici.
- Una questione di legittimità costituzionale basata sulla differente disciplina delle ipotesi di espulsione difficilmente prevale se il legislatore ha adottato scelte di politica criminale ragionevoli e differenziate tra tipologie di reato e fasi procedurali.
- In casi analoghi, il difensore dovrebbe documentare tempestivamente e proattivamente le richieste al Questore per il rientro temporaneo o valutare strumenti procedurali alternativi (istanze, memorie, richieste di rinvio) per tutelare il diritto di difesa.
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