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Cassazione Penale, Ordinanza n. 06267/2026 del 16/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

La ricorrente, destinataria di due sentenze del Tribunale di Milano relative a fatti di tentato furto in abitazione, ha chiesto in sede esecutiva l'applicazione della disciplina del reato continuato ex art. 81 c.p. tra i fatti oggetto della sentenza del 21 luglio 2023 e della pronuncia del 23 maggio 2023, entrambe concernenti il reato di cui agli artt. 56 e 624-bis c.p. Il Tribunale di Milano, quale giudice dell'esecuzione, ha rigettato la richiesta. Nel ricorso per cassazione si deducevano violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., sostenendo che l'omogeneità delle violazioni, la loro collocazione in un arco temporale ravvicinato e la giovane età della ricorrente, che sarebbe stata costretta per un periodo a delinquere nel contesto familiare dell'allora fidanzato, sarebbero indici di un'unica originaria programmazione criminosa.

La decisione

La Corte ha ritenuto manifestamente infondate le doglianze: il provvedimento impugnato aveva già motivato in modo corretto e sufficiente sul punto decisivo, cioè che l'identità del disegno criminoso deve essere rintracciabile sin dalla commissione del primo reato e che, dagli atti, non emergeva una unitaria programmazione originaria, ma piuttosto un sistema di vita. Ha inoltre osservato che il ricorso mirava in realtà a ottenere una diversa lettura del materiale valutativo, non consentita in sede di legittimità, e denunciava vizi motivazionali non riscontrabili nell'ordinanza impugnata. Ne è conseguita la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, con condanna della ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 81 c.p.

    Il vincolo della continuazione richiede che l'identità del disegno criminoso sia già rintracciabile sin dalla commissione del primo reato; non è sufficiente la mera omogeneità dei fatti o la loro vicinanza temporale se dagli atti emerge piuttosto un sistema di vita.

  • art. 671 c.p.p.

    In sede esecutiva il giudice può applicare la disciplina del reato continuato, ma solo quando dagli atti emerga una unitaria e originaria programmazione criminosa.

  • art. 624-bis c.p.

    Norma incriminatrice dei fatti oggetto delle due decisioni richiamate, entrambe riferite al tentato furto in abitazione.

  • art. 56 c.p.

    Richiamato in relazione alla forma tentata del reato oggetto delle sentenze poste a base della richiesta di continuazione.

  • art. 616 c.p.p.

    È applicata la conseguenza economica della inammissibilità del ricorso, con condanna al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Ai fini dell'applicazione della continuazione in sede esecutiva, non bastano l'omogeneità dei reati e la loro prossimità cronologica: occorre la prova di un unico disegno criminoso originario.
  • L'identità del disegno criminoso deve essere desumibile già dal primo reato e non può essere ricostruita solo ex post sulla base della serialità delle condotte.
  • La mera allegazione di condizioni personali o ambientali del soggetto agente non è di per sé sufficiente a dimostrare l'unicità del programma criminoso se gli atti non la corroborano.
  • In sede di legittimità non è consentito sollecitare una diversa valutazione del materiale fattuale e motivazionale compiuta dal giudice di merito, ove la motivazione impugnata sia congrua e non presenti vizi effettivi.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRiti alternativi
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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