Cassazione Penale, Sentenza n. 15235/2022 del 20/04/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La Provincia impugnava l'ordinanza che aveva confermato il rifiuto di restituire euro 2.536.597,99 sequestrati sul conto corrente intestato alla società "Daneco Impianti S.r.l.", sostenendo che le somme costituiscono una cauzione/vincolo posto a garanzia a favore della Provincia (ai sensi di normative regionali e legislative su gestione discariche) e quindi non appartengono alla società; deduceva vizi di motivazione, errata qualificazione del vincolo come personale/pattizio, e erronea applicazione di norme rilevanti per escludere la sequestrabilità.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto che l'oggetto del sequestro sia correttamente qualificato come somme appartenenti alla società intestataria del conto e potenzialmente profitto del reato tributario (art. 10-ter d.lgs. n.74/2000). In applicazione degli orientamenti delle Sezioni Unite (in particolare Sez. U. n. 42415/2021), la provenienza "lecita" delle singole somme o l'esistenza di vincoli di destinazione non ostano al sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta del denaro quando è parte del patrimonio del soggetto indiziato; la titolarità formale del conto alla società esclude che le somme appartengano alla Provincia e la pretesa della Provincia si confronta con limiti istruttori della Cassazione in sede di ricorso avverso ordinanze cautelari. Inoltre, anche ove si ritenesse la sussistenza di garanzia reale o vincolo, la giurisprudenza della Corte esclude la revoca del sequestro cautelare in favore del creditore garantito fino alla definizione della confisca.
Norme richiamate
art. 10-ter, d.lgs. n. 74/2000
Norma che riguarda reati tributari e profitto del reato: la Corte ha ritenuto che le somme sequestrate possano costituire profitto del reato contestato al legale rappresentante e quindi oggetto di sequestro finalizzato alla confisca diretta.
art. 12-bis, d.lgs. n. 74/2000
Fondamento giuridico del sequestro preventivo eseguito dal GIP (strumento cautelare finalizzato alla confisca diretta).
Norma richiamata dalla Provincia quale presupposto per l'obbligo di cauzione nella gestione di discariche; la Corte ha ritenuto irrilevante tale vincolo per impedire il sequestro se le somme appartengono formalmente alla società.
Richiamato come disciplina ambientale relativa a obblighi di ripristino/bonifica connessi alla gestione discariche; non idoneo a sottrarre le somme al sequestro quando confluiscono nel patrimonio della società.
art. 22, d.lgs. n. 22/1997
Norma antecedente sulla gestione discariche evocata dalla Provincia: la Corte ha valutato che l'eventuale disciplina pubblica di cauzione non muta la titolarità delle somme ai fini del sequestro penale.
art. 26, legge reg. Veneto n. 3/2000
Norma regionale invocata per sostenere la natura reale/di proprietà pubblica delle somme; la Corte ha ritenuto che, anche se previsto un vincolo amministrativo, l'intestazione e la confluenza delle somme nel patrimonio societario prevalgono ai fini cautelari penali.
legge n. 348/1982, art. 1 lett. a)
Riferimento normativo evocato dalla Provincia in relazione alla destinazione di proventi tariffari; la Corte non ha ritenuto fondato il rilievo che tale normativa impedisse il sequestro cautelare delle somme.
r.d. n. 827/1924, art. 54
Norma richiamata nella difesa ma non ritenuta idonea a escludere la sequestrabilità secondo la Cassazione nel caso concreto.
art. 104-bis, comma 1-quinquies, disp. att. c.p.p.
Norma sulle tutele dei diritti reali o personali prima delle definitive statuizioni sulla confisca: la giurisprudenza citata dalla Corte esclude che tali diritti possano ottenere la revoca preventiva del sequestro in sede cautelare.
Giurisprudenza Sezioni Unite (Sez. U. n. 42415/2021 e altri precedenti)
Principio di diritto secondo cui la confisca diretta del denaro profitto del reato è possibile anche se la singola somma ha origine apparentemente lecita; la natura fungibile del denaro giustifica l'ablazione diretta sul patrimonio del reo.
Massime di principio
- La titolarità formale del conto corrente indica l'appartenenza delle somme; la mera esistenza di un vincolo amministrativo o di destinazione non è necessariamente idonea a escludere la sequestrabilità penale se le somme rientrano nel patrimonio del soggetto indiziato.
- Nei sequestri finalizzati alla confisca diretta del profitto del reato la prova dell'origine lecita delle singole somme è generalmente irrilevante in sede cautelare: la giurisprudenza delle Sezioni Unite considera il denaro fungibile e ammette l'ablazione sul patrimonio complessivo.
- Il creditore o l'ente pubblico che reclama una posizione su somme vincolate non è automaticamente legittimato ad ottenere la revoca del sequestro durante il procedimento penale; la tutela piena delle posizioni di terzi è rimessa alle fasi successive (eventuale procedimento di confisca e relativa azione restitutoria).
- In ricorsi avverso ordinanze cautelari la Corte di Cassazione è limitata nella cognizione soprattutto su questioni di fatto (es. reale provenienza e tracciabilità dei versamenti); le doglianze devono fondarsi su violazioni di diritto o vizi di motivazione rilevabili in sede di legittimità.
- Distinguere tra disponibilità (potere di disposizione pratica) e appartenenza (proprietà): a fini di sequestro penale conta principalmente l'appartenenza al patrimonio del soggetto indiziato, non la mera limitazione della disponibilità.
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