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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32626/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per vizio di motivazione ai sensi dell'art. 192 c.p.p.: la condanna per furto aggravato si sarebbe fondata su un unico indizio, costituito da una sola impronta digitale riconducibile all'imputato rinvenuta sullo stipite della porta d'ingresso dell'esercizio commerciale. Il ricorrente ha contestato l'insufficienza di tale unico elemento probatorio in assenza di ulteriori indizi o riscontri.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo il motivo fondato. Ha rilevato che, sebbene le indagini dattiloscopiche possano costituire fonte di prova anche senza elementi sussidiari, è necessario valutare la collocazione cronologica della traccia e le caratteristiche del luogo. Nel caso concreto i giudici di merito non hanno adeguatamente motivato sul fatto che il reperto sia stato rinvenuto in un esercizio aperto al pubblico e sul rischio che l'impronta fosse stata lasciata in epoca diversa dal tempus commissi delicti. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per un nuovo esame del giudizio di responsabilità, con istruzioni di valutare specificamente le particolarità del luogo e la datazione della traccia. La Corte ha inoltre richiamato la modifica normativa (d.lgs. n.150/2022) che ha reso procedibile a querela il reato di furto aggravato, ordinando al giudice del rinvio di verificare la sussistenza della condizione di procedibilità e l'eventuale applicazione delle disposizioni transitorie dell'art.85 del medesimo decreto.

Norme richiamate

  • codice penale, artt. 624, 625, comma 1, n.2 e 61, comma 1, n.7

    Norme sostanziali in base alle quali era stata formulata l'accusa di furto aggravato e l'aggravante prevista dall'art.61; citate come fondamento del reato contestato.

  • codice di procedura penale, art. 192

    Regola sulla motivazione della decisione; il ricorso ha contestato la carenza motivazionale con riferimento alla valutazione dell'unico indizio (impronta digitale) e alla necessità di correlare tale elemento con il luogo e la collocazione temporale della traccia.

  • d.lgs. n.150 del 2022, art. 2, comma 1, lett. i)

    Ha modificato il regime di procedibilità rendendo il reato di furto aggravato procedibile a querela di parte; la Corte ha disposto che il giudice del rinvio verifichi la sussistenza della condizione di procedibilità per i fatti oggetto del processo.

  • d.lgs. n.150 del 2022, art. 85 (disposizioni transitorie)

    Prevede disposizioni transitorie sul termine per la presentazione della querela per i reati divenuti procedibili a querela; la Corte ha indicato di tener conto di tali disposizioni nel giudizio di rinvio, in particolare se la persona offesa era già a conoscenza del fatto prima dell'entrata in vigore del decreto.

Massime di principio

  • Una singola impronta digitale può costituire prova dell'effettiva presenza di una persona sul luogo del reato, ma non è automaticamente sufficiente per provare la responsabilità per il reato senza ulteriori elementi che colleghino la presenza alla commissione del fatto.
  • Il valore probatorio di tracce dattiloscopiche dev'essere valutato tenendo conto della natura del luogo (es. luogo aperto al pubblico vs. luogo ad accesso limitato) e della possibilità che la traccia sia stata lasciata in un momento diverso dal tempus commissi delicti.
  • La motivazione della sentenza deve specificamente affrontare la collocazione cronologica della traccia rispetto ai rilievi della polizia giudiziaria e spiegare perché sia possibile escludere che l'impronta sia anteriore o posteriore alla commissione del reato.
  • In casi analoghi il giudice deve richiedere ulteriori riscontri probatori (es. altri indizi, immagini video, testimonianze, riscontri sull'accesso al luogo) prima di fondare la condanna su un solo elemento dattiloscopico recuperato in un luogo accessibile al pubblico.
  • Quando la normativa sulla procedibilità del reato è mutata (es. diventato procedibile a querela), il giudice deve verificare la condizione di procedibilità e applicare le disposizioni transitorie per i fatti commessi anteriormente all'entrata in vigore della modifica.

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