Cassazione Penale, Sentenza n. 32325/2023 del 26/07/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo dal 26/11/2013 al 18/01/2018. Belardo era stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per concorso in omicidio volontario e violazione della legge sulle armi con aggravante mafiosa, poi assolto il 18/01/2018 "per non avere commesso il fatto" in riforma della precedente condanna. Il ricorrente contestava l'ordinanza della Corte d'appello di Roma che aveva rigettato la domanda di indennizzo, deducendo violazione di legge (artt. 314-315 c.p.p.) e difetto di motivazione, sostenendo in particolare l'insufficiente prova della sua identificazione nei fatti (presa in affitto di un appartamento a Nettuno) e l'assenza della colpa grave o di nesso causale tra la sua condotta e la privazione della libertà.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha richiamato l'interpretazione consolidata dell'art. 314 c.p.p. secondo cui l'indennizzo è escluso se l'istante ha dato o concorso a darne causa con dolo o colpa grave, richiedendo accertamenti su comportamenti (anche extraprocessuali) che abbiano avuto una valenza concausale rispetto alla misura cautelare. Nel caso concreto la Corte d'appello aveva motivato che l'affitto dell'appartamento con modalità sospette (uso di documento falso per celare l'identità della donna, mancata indicazione di recapiti, dichiarazioni false sull'uso dell'immobile) e l'atteggiamento sfuggente, nonché elementi emergenti dall'esame del traffico telefonico e dall'intervento del proprietario che aveva contattato la Polizia, avevano concorso, unitamente all'errore dell'autorità giudiziaria, a creare una falsa apparenza collegabile al delitto contestato e dunque ad incidere causalmente sulla custodia cautelare. Le censure del ricorrente sulla inattendibilità dei testi sono state ritenute generiche; il controllo del protrarsi della custodia e la documentazione (traffico telefonico) non erano stati criticati adeguatamente. Conseguentemente il rigetto è stato confermato e il ricorrente condannato alle spese (ex art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
non presente nel testo integrale della sentenza fornita, ma richiamato come disposizione che esclude l'equa riparazione "qualora l'istante vi abbia dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave"
L'indennizzo per ingiusta detenzione è escluso se il richiedente ha causato o concorso a causare la detenzione con dolo o colpa grave; il giudice della riparazione deve accertare tale elemento con dati di fatto certi e motivazione adeguata.
non riportata testualmente, ma evocata nella giurisprudenza citata per definire la colpa
Serve valutare la colpa come comportamento cosciente e volontario che, pur non volendo l'effetto, lo rende prevedibile; per escludere l'indennizzo la colpa deve essere grave, con macroscopica negligenza o imprudenza.
non riprodotta nel testo, citata per la condanna alle spese in caso di rigetto del ricorso
Norma che disciplina la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso; applicata automaticamente in caso di rigetto.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sezioni Unite e semplici, es. Sez. U., n. 43 del 19/12/1995 Sarnataro e altre pronunce richiamate)
più sentenze citate testualmente nella motivazione della Corte, senza riproduzione integrale nel testo fornito
La giurisprudenza ha definito i concetti di dolo e colpa grave ai fini dell'art. 314 c.p.p., ha stabilito l'obbligo di accertamento del nesso causale tra condotta e detenzione e ha precisato che il giudice della riparazione opera autonomamente rispetto al giudice penale, ma sul medesimo materiale probatorio.
Massime di principio
- L'assoluzione nel merito non garantisce automaticamente il diritto all'indennizzo: se emergono comportamenti del detenuto che hanno concorso a creare una falsa apparenza di pericolosità o di collegamento al reato, l'indennizzo può essere escluso.
- Per escludere l'indennizzo è necessario che il giudice della riparazione accerti, con elementi di fatto certi e motivazione adeguata, il dolo o la colpa grave del richiedente e il nesso causale tra tali comportamenti e l'adozione o il protrarsi della misura cautelare.
- Comportamenti extraprocessuali come uso di documenti falsi, reticenze rilevanti, atteggiamenti sfuggenti, frequenti o sospette contiguità con soggetti coinvolti in illeciti e condotte idonee a far intervenire l'autorità possono costituire colpa ostativa all'indennizzo se ritenuti concausalmente rilevanti.
- Critiche generiche all'attendibilità di testi o contestazioni non corredate da un'analisi documentale e da confronti probatori specifici sono spesso insufficienti davanti al giudice della riparazione.
- La valutazione del giudice della riparazione è autonoma rispetto al giudizio penale: perciò può riconoscere o escludere il diritto all'indennizzo sulla base di un autonomo esame del materiale probatorio, purché adeguatamente motivato.
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