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Cassazione Civile, Ordinanza n. 05037/2024 del 26/02/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (appellati)

La controversia

La controversia nasce da una lite su una servitù di passaggio: in primo grado era stata resa una sentenza sfavorevole alla parte oggi ricorrente, che aveva proposto appello. La Corte d'appello aveva poi dichiarato improcedibile l'appello per mancata comparizione all'udienza rinviata, ritenendo rituale la comunicazione del rinvio. La parte soccombente ha quindi proposto ricorso per cassazione con un unico motivo, deducendo la violazione dell'art. 348 c.p.c. e sostenendo che il rinvio della prima udienza non fosse stato comunicato alle parti, come risultava invece dalla certificazione del cancelliere. Nel corso del giudizio di legittimità, tuttavia, la stessa Corte d'appello, investita di revocazione, ha revocato la precedente sentenza di improcedibilità e ha deciso nel merito, riconoscendo l'acquisto per usucapione della servitù di passaggio. Il ricorso per cassazione è stato quindi esaminato alla luce di questo evento sopravvenuto.

La decisione

La Corte di cassazione ha rilevato che la sentenza d'appello impugnata era stata revocata dalla Corte territoriale in sede di revocazione, con conseguente venir meno della pronuncia oggetto del ricorso. Applicando il principio secondo cui l'interesse a impugnare deve permanere fino al momento della decisione, ha dichiarato cessata la materia del contendere e, in dispositivo, ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse. Ha inoltre compensato integralmente le spese del giudizio di cassazione e ha escluso il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di evento sopravvenuto alla proposizione dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 348 c.p.c.

    è la norma invocata dalla ricorrente per contestare la declaratoria di improcedibilità dell'appello; la Corte di cassazione non entra nel merito della dedotta violazione, perché il sopravvenuto giudizio di revocazione elimina l'interesse a coltivare il ricorso.

  • art. 398, comma 4, c.p.c.

    consente la sospensione del giudizio di legittimità in presenza del coevo ricorso per revocazione proposto avverso la sentenza impugnata.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    non si applica il raddoppio del contributo unificato quando l'esito decisorio discende da un evento sopravvenuto alla proposizione dell'impugnazione.

Massime di principio

  • Se la sentenza impugnata per cassazione viene revocata dal giudice di merito, il ricorso per cassazione diventa privo di interesse e va dichiarato inammissibile per sopravvenuta cessazione della materia del contendere.
  • L'interesse ad impugnare deve sussistere non solo al momento della proposizione del ricorso, ma anche al momento della decisione, poiché l'impugnazione non può essere coltivata quando sia venuto meno il provvedimento che ne costituisce l'oggetto.
  • La mera possibilità che la sentenza di revocazione sia a sua volta impugnata non mantiene vivo l'interesse al ricorso contro la decisione già revocata.
  • Quando l'esito del giudizio deriva da un evento sopravvenuto alla proposizione dell'impugnazione, non opera il raddoppio del contributo unificato.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicato

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