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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 25837/2024 del 02/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per il reato di calunnia per aver presentato una falsa denuncia di smarrimento di un assegno che era invece stato dato a titolo di pagamento per prestazioni professionali della parte civile. Ha proposto quattro motivi: (1) assenza di configurabilità della calunnia perché la falsa incolpazione riguarderebbe un reato procedibile a querela (appropriazione indebita); (2) mancanza dell'elemento soggettivo, perché la finalità sarebbe stata solo impedire l'incasso dell'assegno e non incolpare di reato; (3) intervenuta prescrizione; (4) mancata motivazione sul diniego delle circostanze generiche e sulla sospensione condizionale della pena.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la falsa denuncia, avendo astrattamente individuato reati tra i quali la ricettazione (procedibile d'ufficio), poteva dar luogo a procedimento penale perseguibile d'ufficio e quindi integrare il reato di calunnia indiretta (art. 368 c.p.). È stato altresì ritenuto provato l'elemento soggettivo, poiché il ricorrente era consapevole della falsità della denuncia. La Corte d'appello ha valutato congrua la quantificazione della pena, non ha riconosciuto le attenuanti generiche e ha escluso la sospensione condizionale per superamento del limite massimo a causa di un precedente equiparabile a condanna. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione in favore della parte civile delle spese di rappresentanza e difesa (euro 3.686,00 oltre accessori).

Norme richiamate

  • art. 368 cod. pen.

    Applicata alla calunnia indiretta: rileva che la falsa denuncia indichi circostanze tali da poter determinare l'avvio di un procedimento penale per reati potenzialmente perseguibili d'ufficio; non è ostativo che alcuni reati astrattamente indicati siano procedibili a querela, purché la rappresentazione falsa sia idonea ad innescare procedimenti perseguibili d'ufficio.

  • art. 445, comma 2, cod. proc. pen.

    Richiamato nel senso che la sentenza di applicazione della pena è equiparata a sentenza di condanna e può essere valutata come precedente penale anche se il reato cui si riferisce è stato poi estinto ai sensi dell'art. 445, comma 2; ciò influisce sulla valutazione per il riconoscimento della sospensione condizionale della pena.

Massime di principio

  • Per la calunnia indiretta è sufficiente che la falsa denunzia sia idonea, nella sua rappresentazione, a far sorgere un procedimento penale per fatti perseguibili d'ufficio; non invalida la fattispecie la presenza tra i reati menzionati di quelli procedibili a querela, se complessivamente la denuncia può far partire indagini d'ufficio.
  • L'elemento soggettivo (dolo) può desumersi dalla consapevolezza di falsità della denuncia e dalla sua finalità strumentale: dire che si voleva solo impedire l'incasso non esclude la consapevolezza della falsità qualora emerga dagli atti.
  • La prescrizione va dedotta e provata dal ricorrente con argomentazioni specifiche; una mera affermazione non è sufficiente a capovolgere la valutazione di merito.
  • Le sentenze di applicazione della pena possono essere considerate precedenti ai fini del diniego della sospensione condizionale della pena, anche se il reato relativo è stato estinto ex art. 445 c.p.p.; pertanto la presenza di precedenti (anche 'equiparati') può rendere impossibile la sospensione.
  • In caso di inammissibilità o rigetto del ricorso, il ricorrente può essere condannato alle spese processuali, al versamento alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di difesa della parte civile; è quindi importante valutare il rischio economico prima del gravame.

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