Cassazione Penale, Sentenza n. 43099/2022 del 14/11/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Genova che aveva rigettato l'istanza di equo indennizzo per ingiusta detenzione conseguente a ordinanza cautelare relativa a fatti di droga. Il ricorrente deduceva violazione dell'art. 314 c.p.p. e vizi di motivazione: la Corte territoriale avrebbe travisato il contenuto del provvedimento di archiviazione e si sarebbe limitata a richiamare, in modo aspecifico, dichiarazioni di un coindagato e conversazioni intercettate senza indicarne il contenuto e senza accertare il necessario nesso causale/sinergico tra tali elementi e l'intervento cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso nei termini indicati, annullando l'ordinanza impugnata e rinviando per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Genova. La Suprema Corte ha ritenuto carente la motivazione della Corte territoriale, che non ha esplicitato né il contenuto né la rilevanza delle intercettazioni e delle dichiarazioni poste a fondamento della condotta ostativa e non ha dimostrato il nesso tra tali elementi e la misura cautelare; ha rimesso altresì la regolamentazione delle spese al giudice di rinvio.
Norme richiamate
La norma esclude il diritto all'equo indennizzo se il richiedente ha dato o concorso a dare causa all'ingiusta detenzione con dolo o colpa grave. La Corte precisa che il giudice della riparazione deve compiere una valutazione ex ante, autonoma rispetto al giudizio di merito, focalizzata sul nesso causale tra la condotta del richiedente e le ragioni che hanno determinato l'intervento dell'autorità; non è richiesto che la condotta integri necessariamente un reato, ma che abbia creato la falsa apparenza dell'illecito.
Norma sostanziale che punisce il traffico illecito di sostanze stupefacenti. Nella fattispecie la Corte d'appello aveva ritenuto emergere condotte riferibili a fattispecie di cui all'art. 73, ma la Cassazione ha rilevato che l'indicazione è stata aspecifica e priva del necessario approfondimento circa il collegamento tra tali condotte e la misura cautelare.
Norma che disciplina il delitto associativo relativo al traffico di stupefacenti. Il giudice della riparazione deve confrontare le condotte contestate con le ragioni che giustificano l'adozione della misura: la Cassazione ha osservato che la Corte territoriale non ha adeguatamente accertato il nesso sinergico tra le condotte attribuite al ricorrente e l'ipotesi associativa a fondamento dell'ordinanza cautelare.
Massime di principio
- Per ottenere l'indennizzo per ingiusta detenzione il giudice della riparazione compie una valutazione ex ante autonoma: deve accertare se la condotta del detenuto abbia effettivamente causato o concorso a causare la falsa apparenza del reato che ha determinato la misura.
- Non è necessario che la condotta ricada formalmente in un reato: rileva se, con dolo o colpa grave, abbia creato la percezione plausibile dell'illiceità agli occhi dell'autorità.
- Fonti come dichiarazioni di terzi, intercettazioni o "frequentazioni ambigue" possono integrare la condotta ostativa, ma devono essere esplicitate e motivate punto per punto, indicando contenuto, rilevanza e nesso causale con l'intervento cautelare.
- Una motivazione generica o il semplice richiamo a elementi indiziari senza specificazione e collegamento logico con la misura cautelare è insufficiente e può determinare l'annullamento con rinvio.
- In fase di giudizio di riparazione il confronto tra le condotte attribuite e le ragioni dell'intervento dell'autorità è essenziale: occorre dimostrare concretezza e adeguata correlazione (concausalità o sinergia) tra i fatti addebitati e la decisione restrittiva.
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