Cassazione Penale, Sentenza n. 32137/2024 del 07/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello che li aveva condannati per il delitto di cui all'art. 416-bis c.p. sostenendo l'insufficienza e la genericità del materiale probatorio (deposizioni di P.G., dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni), l'erronea attribuzione della qualifica di "capo" a Ricci Enrico (sostenendo la sua subalternità rispetto a terzi) e la non corretta valutazione delle circostanze attenuanti generiche ai fini della determinazione della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che i motivi siano critiche generiche e cumulative volte a ottenere una nuova valutazione del merito, preclusa in sede di legittimità. Ha confermato che la Corte d'appello ha argomentato in modo logico e congruo la ritenuta appartenenza dei Ricci al "clan Sarno" sulla base di molteplici elementi (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni, riscontri investigativi) e ha confermato il riconoscimento del ruolo apicale di Ricci Enrico (capo zona) e la partecipazione di Ricci Gennaro. Anche le doglianze sulla determinazione della pena e sul bilanciamento attenuanti/aggravanti sono state ritenute insindacabili in cassazione ove sorrette da motivazione non manifestamente illogica.
Norme richiamate
Norma che incrimina l'associazione di tipo mafioso; la Corte ha interpretato che la qualifica di "capo" non richiede necessariamente il vertice assoluto ma anche incarichi direttivi e risolutivi nella vita del gruppo, rilevando che la condotta e i rapporti descritti indicano una stabile appartenenza al clan e ruolo primario per Ricci Enrico
art. 416-bis, comma 2 cod. pen.
Richiamata nel ricorso in relazione al ruolo aggravato; la Corte ha ritenuto che le prove consentivano di qualificare Enrico come capo zona ai sensi della norma
art. 192, commi 1 e 3 cod. proc. pen.
Norme processuali relative alla valutazione della prova (rilevanza e valore delle dichiarazioni); i ricorrenti censuravano la valutazione, ma la Cassazione ha ritenuto che la valutazione motivata del giudice di merito non fosse manifestamente illogica
Norma sulle formalità della sentenza di appello; evocata per lamentare vizi di motivazione, ma la Corte ha giudicato la motivazione congrua e logica
Norma che disciplina il procedimento davanti alla Corte di Cassazione; richiamata dai ricorrenti per presunte violazioni, ma la Corte ha escluso vizi tali da consentire il sindacato di legittimità
Riguarda le circostanze attenuanti; la difesa chiedeva prevalenza delle attenuanti generiche, ma la Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse adeguatamente motivato il bilanciamento con le aggravanti
Norma sulle circostanze attenuanti specifiche (se pertinente al caso); utilizzata nella valutazione complessiva delle circostanze ai fini del quantum
art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.
Limita i motivi di cassazione rilevanti: la Corte ha richiamato il principio per cui non è consentito chiedere una nuova valutazione del materiale probatorio se non per specifiche censure di mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione
Principio guida nella determinazione della pena; la Corte ha richiamato che la fissazione della pena resta discrezionale del giudice di merito se adeguatamente motivata
Criteri per la determinazione della pena; la Corte ha ritenuto che il giudice di merito avesse rispettato tali criteri nel bilanciamento aggravanti/attenuanti
Massime di principio
- In Cassazione non è ammesso chiedere la rinnovata valutazione del materiale probatorio con critiche generiche: il ricorso deve indicare vizi specifici della motivazione (mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà) per essere ammissibile
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia e le intercettazioni possono reggere una condanna per associazione mafiosa se risultano specifiche, concordanti e riscontrate da altri elementi investigativi; il giudice di merito deve motivare la loro attendibilità
- La qualifica di "capo" in un'associazione di tipo mafioso non richiede sempre la posizione di vertice assoluto: può emergere anche da incarichi direttivi e di gestione di aree/attività, purché adeguatamente provata
- Le contestazioni relative alla determinazione della pena (bilanciamento attenuanti/aggravanti) sono ampiamente rimesse al giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo se la motivazione è assente o manifestamente illogica
- I soprannomi e i riferimenti impliciti nelle intercettazioni non sono di per sé insufficienti se il contesto e i riscontri investigativi consentono l'identificazione dell'autore e l'inquadramento dei fatti
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