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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46979/2024 del 19/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della condanna per atti persecutori aggravati (art. 612-bis c.p.) e lesioni personali aggravate (art. 582 c.p.). Il ricorrente deduce: (i) insufficiente e viziata motivazione sulla sussistenza del reato di atti persecutori, anche alla luce della remissione della querela; (ii) travisamento delle prove; (iii) difetto di procedibilità per remissione di querela rispetto alle lesioni personali; (iv) errato trattamento sanzionatorio per mancato riconoscimento delle attenuanti e inesistenza delle aggravanti contestate; (v) omissione delle ragioni sul mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo complessivamente infondato. I primi due motivi (sussistenza di 612-bis e vizio di motivazione) sono stati dichiarati inammissibili in quanto vertono integralmente in fatto e attengono alla valutazione probatoria riservata al giudice di merito; la deposizione della persona offesa e i ripetuti interventi delle forze dell'ordine sono stati ritenuti riscontri sufficienti. Il terzo motivo (difetto di procedibilità per remissione di querela) è infondato: le lesioni sono state ritenute aggravate perché commesse dall'autore del reato di cui all'art. 612-bis nei confronti della stessa persona offesa (art. 576 n. 5.1 c.p.), rendendo l'azione procedibile d'ufficio. Il quarto motivo (contestazione delle aggravanti e riconoscimento delle attenuanti) è inammissibile e comunque infondato in relazione ai fatti ricostruiti (motivi futili/abbietti e presenza di minore). Il quinto motivo (sospensione condizionale della pena) è manifestamente infondato perché ostacolato da precedenti penali documentati. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e disposto l'oscuramento del provvedimento in caso di diffusione.

Norme richiamate

  • art. 612-bis cod. pen.

    Tipizza il reato di atti persecutori; la Corte ha ritenuto sussistente la fattispecie sulla base della deposizione della persona offesa e dei ripetuti interventi delle forze dell'ordine, valutazione riservata al giudice di merito.

  • art. 582 cod. pen.

    Norma sulle lesioni personali; applicata in combinato con le aggravanti che possono rendere il reato procedibile d'ufficio se ricorre l'aggravante ex art. 576 n. 5.1.

  • art. 576 n. 5.1 cod. pen.

    Aggravante che opera quando le lesioni sono commesse dall'autore del reato di cui all'art. 612-bis nei confronti della stessa persona offesa; la sua applicazione rende la lesione procedibile d'ufficio anche in assenza di menzione testuale esplicita, se ciò emerge dalla lettura congiunta dei capi d'imputazione.

  • art. 585 cod. pen.

    Richiamata in relazione alla qualificazione delle lesioni e alle aggravanti: permette di stabilire la procedibilità quando sussistono circostanze aggravanti previste dalla legge.

  • art. 61 nn. 1 e 11-quinquies cod. pen.

    Aggravanti per motivi abbietti o futili (n.1) e per aver commesso il fatto alla presenza di un minore (n.11-quinquies); i giudici di merito le hanno ritenute sussistenti sulla base della ricostruzione fattuale.

  • art. 133 cod. pen.

    Principi di determinazione della pena: il ricorso contestava il calcolo del trattamento sanzionatorio; la Corte ha ritenuto la determinazione operata dai giudici di merito coerente con i fatti.

  • art. 164 cod. pen.

    Regole per la sospensione condizionale della pena; la Corte ha ritenuto precluso il beneficio a causa dei precedenti penali dell'imputato.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Prevede l'obbligo del giudice di rilevare d'ufficio il difetto di procedibilità quando ricorra; la Corte ha spiegato perché la procedibilità era d'ufficio a causa dell'aggravante connessa agli atti persecutori.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Limiti della cognizione della Corte di Cassazione: la revisione non può sostituirsi al giudice di merito nella valutazione delle prove, salvo vizio di motivazione evidente.

  • art. 6 CEDU (art. 6, par. 3, lett. a)

    Richiama il diritto alla difesa e all'informazione precisa sull'imputazione; la Corte ha valutato che la contestazione era sufficientemente chiara alla luce delle particolari connotazioni dell'aggravante.

Massime di principio

  • La remissione della querela non estingue l'azione penale quando il reato è reso procedibile d'ufficio da una aggravante collegata ad altra fattispecie (es. lesioni aggravate commesse dall'autore di atti persecutori): in tali casi il giudice può ritenere irrilevante la remissione.
  • In Cassazione le questioni che richiedono una rilettura dei fatti o una diversa valutazione delle prove sono, di regola, inammissibili: il sindacato di legittimità è limitato ai vizi di motivazione e al rispetto del diritto.
  • Un'aggravante che si fonda su un dato oggettivo collegato ad altra imputazione (es. identità dell'autore e della vittima tra due reati) può essere desunta dalla lettura congiunta dei capi d'imputazione anche se non espressamente enunciata, purché l'elemento sia oggettivamente chiaro e comprensibile all'imputato.
  • Le deduzioni generiche sul punto della sussistenza di attenuanti o sull'errato trattamento sanzionatorio sono difficilmente efficaci in Cassazione se non confrontate con il dettagliato quadro fattuale e motivazionale prodotto dai giudici di merito.
  • La presenza di precedenti penali può precludere il riconoscimento di benefici (come la sospensione condizionale della pena); il ricorrente deve specificamente dedurre e provare l'inesistenza delle condizioni ostative per contestare tale esito.

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