Cassazione Penale, Sentenza n. 17329/2024 del 26/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva rigettato il riesame avverso l'ordinanza del GIP che aveva disposto la custodia cautelare in carcere per il reato di cui all'art. 416-bis cod. pen. contestando: 1) che il Tribunale del riesame si sia limitato a parafrasare il GIP e abbia ipervalutato precedenti vicende (condanna del 2004-2005 per favoreggiamento della latitanza e il coinvolgimento nel processo per l'omicidio di Marcello Bruzzese) e alcuni episodi sporadici, omettendo che Versace non ha precedenti per il reato associativo; 2) che l'accertamento di responsabilità per l'omicidio non sia definitivo e pertanto non poteva essere utilizzato come elemento decisivo; 3) che le esigenze cautelari non sussisterebbero (assenza di pericolo di recidiva), stante l'incarcerazione della maggior parte dei componenti del clan e la detenzione attuale di Versace per altra causa; inoltre il ricorrente richiama decisioni favorevoli ad altri indagati (Tripodi, Pillari, Rottura) per sostenere la mancata rilevanza di alcune conversazioni e indizi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato l'ordinanza del Tribunale del riesame. Motivazione principale: il ricorso non ha svolto un "dialogo critico" con l'intero complesso motivazionale dell'ordinanza impugnata, soffrendo di aspecificità e riferendosi solo parzialmente ad alcuni elementi evidenziati dal Tribunale. La Corte ha ritenuto legittima la valutazione del Tribunale del riesame, che aveva considerato una pluralità di elementi convergenti quali: le dichiarazioni del collaboratore Girolamo Biagio Bruzzese che indicavano Versace come affiliato; il coinvolgimento nell'omicidio di Marcello Bruzzese (anche se non ancora giudicato in via definitiva, ritenuto indice grave nell'ambito del giudizio cautelare); la condanna definitiva per favoreggiamento della latitanza del capocosca Teodoro Crea; il possesso di SIM olandesi condivise in ambito associativo; frequenti contatti con altri affiliati e sostegno economico reciproco; possesso di informazioni riservate. La Corte ha ribadito che sentenze non definitive e dati esterni possono essere valorizzati come indizi gravi nell'ambito della valutazione cautelare purché valutati criticamente e in connessione con gli altri elementi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende; inoltre la Cancelleria deve eseguire gli adempimenti previsti dall'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.
Norme richiamate
Reato associativo di tipo mafioso contestato a Versace; la Corte e il Tribunale del riesame hanno ritenuto che gli elementi indiziari ricompresi nel procedimento siano compatibili con la partecipazione all'associazione di tipo mafioso, anche tenendo conto dell'aggravante "per agevolazione mafiosa" applicata ad altri reati connessi (es. omicidio).
Norma sui gravi indizi di colpevolezza per l'applicazione delle misure cautelari: la Corte conferma che i gravi indizi possono essere desunti anche da sentenze non definitive e da elementi esterni, purché valutati criticamente nel loro complesso.
art. 273, comma 1-bis cod. proc. pen.
Prevede che nella valutazione dei gravi indizi si applichino determinate disposizioni (artt. 192, 195, 203, 271, comma 1); la Corte osserva che non è richiamato l'art. 238-bis, il che indica che il legislatore non ha escluso l'utilizzo di sentenze non definitive come elementi nel giudizio cautelare.
Norma sulle dichiarazioni rese da persona informata sui fatti e sui criteri di valutazione delle dichiarazioni di assentei o terzi; la Corte indica che le dichiarazioni del collaboratore devono essere vagliate secondo i criteri di questa disposizione.
Riferimento alle modalità di utilizzazione delle prove raccolte in altri procedimenti; la Corte richiama la necessità della valutazione critica di dati provenienti da altri procedimenti.
Norma che disciplina l'assunzione delle dichiarazioni e la loro valutazione: utilizzata insieme alle altre norme citate per il vaglio degli elementi indiziari.
art. 271, comma 1 cod. proc. pen.
Principi generali sulla motivazione e sulla valutazione degli elementi di prova ai fini dell'adozione delle misure cautelari; richiamato come parametro di valutazione del giudice.
Disposizione che riguarda l'acquisizione e la valutazione di sentenze divenute irrevocabili; la Corte chiarisce che l'art. 238-bis si riferisce al giudizio di colpevolezza e non impedisce che sentenze non definitive o altri elementi esterni siano valutati come indizi nella fase cautelare, purché non recepiti acriticamente.
Regola l'acquisizione di atti e sentenze: la giurisprudenza ricorda che l'art. 238 non impedisce la valorizzazione di decisioni non definitive come elementi indiziari nel giudizio cautelare, con le cautele richieste.
Disciplina le esigenze cautelari (pericolo di recidiva, inquinamento delle prove, reiterazione del reato). La Corte ha ritenuto che le esigenze cautelari sono state adeguatamente motivate e non neutralizzate dalle argomentazioni generiche del ricorrente.
art. 275, comma 3 cod. proc. pen.
Prevede la presunzione di pericolosità e i criteri per la sua confutazione; la Corte ha ritenuto che il ricorrente non abbia fornito elementi concreti e specifici sufficienti a confutare la presunzione.
Regole sul procedimento per le misure cautelari nei confronti dell'indagato: la Corte richiama l'ambito del sindacato richiesto nell'ordinanza di riesame e l'uso di elementi indiziari anche non definitivi ai fini del giudizio cautelare.
Norma che prevede la condanna alle spese per il ricorrente in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e a versare Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende in base a questa disposizione.
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
Disposizione regolamentare sugli adempimenti della Cancelleria in caso di permanenza della detenzione al termine del provvedimento: la Corte ha disposto che la Cancelleria esegua gli adempimenti previsti poiché il provvedimento non determina la rimessione in libertà.
Massime di principio
- Un ricorso per cassazione avverso un provvedimento cautelare deve criticare in modo specifico e articolato l'intero impianto motivazionale del giudice di merito; le censures generiche o parziali rischiano l'inammissibilità.
- Sentenze non definitive, decisioni cautelari pregresse e altri elementi esterni possono essere utilizzati come indizi gravi nella valutazione per l'applicazione delle misure cautelari, purché non siano recepiti acriticamente ma valutati nel loro contesto con gli altri elementi probatori.
- La sussistenza di precedenti condanne, anche se risalenti, e comportamenti concreti (es. favoreggiamento della latitanza, possesso di strumenti di comunicazione collegati all'organizzazione, frequenti contatti con affiliati, mutualità economica) possono concorrere a formare un quadro indiziario idoneo a giustificare la custodia cautelare in carcere.
- La detenzione dell'indagato per altra causa o l'arresto di altri membri dell'associazione non è, di per sé, idonea a escludere le esigenze cautelari: l'eventuale argomentazione di insussistenza del pericolo deve essere fondata su dati concreti e verificabili nell'ambito del procedimento cautelare.
- Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia costituiscono elementi valutabili (ex art. 192 c.p.p.) e, se riscontrate da altri elementi convergenti, possono assumere rilevanza decisiva nel giudizio cautelare.
- Il confronto con esiti cautelari di altri soggetti non è convincente se non si analizza il bagaglio indiziario specifico di ciascuno; l'eterogeneità delle posizioni impedisce una implicita generalizzazione favorevole al ricorrente.
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