Cassazione Penale, Sentenza n. 17326/2024 del 26/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore Generale ha impugnato l'assoluzione per diffamazione aggravata pronunciata dal Tribunale di Salerno. L'imputato, in un modulo per osservazioni allo schema di deliberazione comunale di adesione alla societa in house "Miramare Service" s.r.l., aveva scritto: "Questa adesione è presumibilmente un'associazione a delinquere organizzata dal clan De Luca. La società in house verrà segnalata al Presidente dell'Autorità Anticorruzione Sig. Raffaele Cantone". Il Procuratore ha contestato l'applicazione dell'art. 51 c.p. (esercizio del diritto di critica politica) ritenendo che le espressioni non fossero legittima critica ma ingiustificata attribuzione di condotte criminali al Comune, senza elementi specifici.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, annullando la sentenza del Tribunale con rinvio alla Corte d'Appello di Salerno per nuovo giudizio. La Corte ha ritenuto che sussista la materialità del reato di diffamazione: il modulo poteva ragionevolmente essere letto anche da terzi (non essendo riservato e considerata la qualità di consigliere comunale dell'autore), per cui l'affermazione è stata comunicata in modo tale da rendere possibile la conoscenza da più persone. Inoltre la scriminante dell'art. 51 c.p. non è applicabile perché la dichiarazione attribuiva al Comune e alla delibera un comportamento criminoso gravissimo senza indicare elementi concreti o anche solo una plausibile convinzione di verità, travalicando i limiti della critica politica.
Norme richiamate
art. 51 cod. pen.
La Corte ha ritenuto che l'esimente del diritto di critica politica non operi quando le affermazioni consistono in accuse di natura penale gravi e non supportate da elementi specifici o da una putativa convinzione della verità; in tali casi la critica travalica i limiti consentiti.
principi giurisprudenziali sulla diffamazione (Sezioni unite citate)
La giurisprudenza richiamata afferma che la diffamazione può integrarsi anche con scritti indirizzati a un solo destinatario se, per la natura dell'indirizzo istituzionale e delle modalità, è prevedibile e voluto che il messaggio sia accessibile a terzi; inoltre il giudice di legittimità può valutare la offensività della frase e la sussistenza della materialità della condotta.
Massime di principio
- La critica politica è tutelata solo se si basa su fatti veri o su una legittima convinzione della loro veridicità, ha rilevanza pubblica e non degenera in attacchi personali o in inesatte accuse di reati.
- Una comunicazione diretta formalmente a una sola persona può integrare diffamazione se è prevedibile che venga letta o resa nota a terzi (es. moduli comunali, comunicazioni in ambito istituzionale).
- Chi ricopre ruoli pubblici o istituzionali deve considerare la prevedibilità della diffusione delle proprie affermazioni: la posizione aumenta la probabilità che un'affermazione sia considerata pubblica.
- Allegazioni gravi di criminalità richiedono elementi specifici o una base di verosimiglianza; l'assenza di tali elementi esclude la scriminante della critica politica e favorisce la responsabilità per diffamazione.
- Il giudice di legittimità può sindacare sia la materialità della condotta diffamatoria sia l'offensività delle frasi e quindi pronunciare assoluzione o annullamento conforme alla valutazione delle espressioni.
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