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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48290/2023 del 04/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza per inosservanza e errata applicazione dell'art. 55, comma 9, del d.lgs. n. 231/2007, nonché per illogicità della motivazione e travisamento della prova. Hanno sostenuto che il prelievo contestato di 400 euro potesse essere stato effettuato con la carta della conintestaria Maria Giovanna Naso (che viveva in parte separata dal marito), la quale avrebbe affidato la sua carta e il PIN alla figlia incaricandola del prelievo; hanno inoltre rilevato che la Naso non era stata ascoltata con sommarie informazioni a chiarimento.

La decisione

La Cassazione ha ritenuto il motivo fondato. Pur riconoscendo che il filmato dimostrava la materiale esecuzione del prelievo da parte degli imputati, la Corte d'appello aveva motivato in modo manifestamente illogico rigettando l'ipotesi alternativa prospettata dagli imputati (uso della carta della cointestaria Naso). La Suprema Corte ha evidenziato che la denuncia della parte offesa non escludeva l'esistenza di una seconda carta intestata alla Naso, che la testimonianza indicava rapporti familiari e domicili variabili tali da rendere non implausibile che la Naso avesse chiesto a terzi di prelevare per suo conto, e che non è giustificata la mancata acquisizione di sommarie informazioni dalla Naso stessa. Per tali ragioni la sentenza è stata annullata e la causa rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Palermo per un nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • d.lgs. 21 novembre 2007, n. 231, art. 55, comma 9

    La norma è stata applicata in riferimento al reato di indebita utilizzazione di carta/libretto; la Cassazione non discute la rilevanza della norma ma individua l'insufficienza della prova alla luce di ipotesi alternative non adeguatamente escluse.

  • codice di procedura penale, art. 533, comma 1

    Riferimento al principio che l'imputato deve risultare colpevole al di la di ogni ragionevole dubbio; la Corte ha ritenuto che sussistesse una plausibile alternativa che generava dubbio tale da imporre un riesame.

Massime di principio

  • La mera ripresa video che mostra chi materialmente ha effettuato un prelievo non sempre dimostra chi fosse legittimato ad usare la carta: in caso di conti o carte cointestate occorre verificare l'esistenza di più carte e le deleghe d'uso.
  • Se sussiste un'ipotesi alternativa plausibile e assistita da riscontri logici, il giudice deve approfondirla prima di escludere la responsabilità: la presenza di dubbio ragionevole impone l'accertamento puntuale.
  • La dichiarazione del denunciante non esclude automaticamente altre spiegazioni compatibili con le risultanze; il consenso all'utilizzo della querela non sopperisce all'obbligo di verificare dichiarazioni o chiarimenti di altre persone direttamente interessate (es. cointestatario della carta).
  • La mancata acquisizione di sommarie informazioni da parte di un soggetto chiave, quando costui è l'unico in grado di confermare o escludere un'autorizzazione, può rendere la ricostruzione dei fatti incompleta e favorire l'annullamento per insufficienza probatoria.
  • Il possesso del PIN e del supporto materiale (carta) da parte di terzi è un elemento che, se non spiegato, rafforza l'esigenza di indagini integrative per chiarire l'origine dell'autorizzazione all'uso.

Testo integrale

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