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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20821/2024 del 28/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha chiesto il riconoscimento di un equo indennizzo per presunta ingiusta detenzione nel periodo 12-16 settembre 2022, sostenendo che il ritardo con cui gli è stata concessa la liberazione anticipata (riduzione di 45 giorni per semestre ex art. 54 L. n. 354/1975) fosse ingiustificato. Contestava l'applicazione dell'art. 69-bis L. n. 354/1975, ritenendolo lesivo del diritto alla libertà e della protezione costituzionale di tale diritto; in subordine chiedeva la rimessione della norma alla Corte Costituzionale nella parte che prevede lo spirare del termine dilatorio quindicinale anche quando il condannato abbia effettivamente partecipato all'opera di rieducazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile (manifestamente infondato nella motivazione). Ha ritenuto corretta l'interpretazione dell'art. 69-bis quale previsione di un termine dilatorio necessario per svolgere l'istruttoria e acquisire il parere del P.M. o altra documentazione utile; nel caso di specie l'istanza era stata depositata il 3 settembre 2022 e il provvedimento di concessione è stato emanato il 16 settembre 2022, situazione che, secondo la Corte, non dimostra un ritardo tale da configurare ingiusta detenzione né rende rilevante la questione di costituzionalità sollevata. Per l'esito dell'inammissibilità la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali, alla rifusione delle spese sostenute dal Ministero resistente e al versamento della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 69-bis, comma 2

    «Il magistrato di sorveglianza [cui è stata presentata istanza di concessione della liberazione anticipata] decide non prima di quindici giorni dalla richiesta del parere al pubblico ministero e ,anche in assenza di esso»

    La Corte interpreta la norma come l'istituzione di un termine dilatorio volto a consentire al magistrato di svolgere l'istruttoria necessaria (richiesta del parere del P.M., acquisizione di relazioni, accertamento della partecipazione all'opera di rieducazione). Tale termine giustifica la temporanea permanenza in carcere e, se rispettato o comunque non violato da un ritardo illegittimo, esclude il diritto a riparazione per ingiusta detenzione.

  • Legge 26 luglio 1975, n. 354, art. 54

    La liberazione anticipata (riduzione di 45 giorni per semestre) è riconosciuta come premio per la partecipazione all'opera di rieducazione; la verifica di tale partecipazione è un elemento sostanziale che il magistrato deve accertare nell'istruttoria prima di concedere la misura.

  • Costituzione, artt. 24 e 111

    I principi costituzionali richiamati dal ricorrente (diritto di difesa e processo equo) non sono risultati idonei, nella fattispecie, a invalidare l'operato del magistrato di sorveglianza né a giustificare la disapplicazione o la rimessione costituzionale dell'art. 69-bis.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Richiamato in relazione alla valutazione sull'eventuale assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; la Corte non ha ravvisato le condizioni per escludere la colpa, conseguendo la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.

  • Giurisprudenza (Sez. 4, n. 30403 del 05/07/2022)

    Richiamata per sottolineare la natura discrezionale della decisione del magistrato di sorveglianza, che presuppone un'istruttoria; la decisione può richiedere acquisizione di relazioni, pareri e accertamenti sul trattamento e sulla partecipazione all'opera rieducativa.

Massime di principio

  • La concessione della liberazione anticipata è subordinata a un'istruttoria discrezionale: il magistrato di sorveglianza può e spesso deve richiedere tempo per acquisire il parere del P.M. e altre informazioni prima di decidere.
  • L'art. 69-bis va inteso come previsione di un termine dilatorio minimo (quindici giorni dalla richiesta del parere al P.M.) utile a garantire un'istruttoria completa; il rispetto di tale termine, o l'assenza di un ritardo illegittimo, esclude generalmente il diritto al risarcimento per ingiusta detenzione.
  • Per ottenere riparazione per ingiusta detenzione l'interessato deve provare che la permanenza in carcere è stata determinata da un ritardo illegittimo nella decisione dell'autorità (es. decisione adottata oltre i termini previsti dalla legge senza giustificato motivo), non bastano censure generiche sull'importanza della libertà.
  • La mera invocazione di profili costituzionali non comporta automatica disapplicazione della norma: la questione di legittimità costituzionale è rilevante solo se emerge una chiara incompatibilità tra la norma e i parametri costituzionali applicabili al caso concreto.
  • Nei casi in cui l'istanza sia stata depositata poco prima del provvedimento concessivo, va verificato il momento esatto in cui sono state compiute le richieste di parere e gli atti istruttori: il computo dei giorni è determinante per stabilire eventuali ritardi.
  • Il gravame per inammissibilità o infondatezza può comportare condanna alle spese e sanzioni pecuniarie; pertanto, nelle impugnazioni relative a presunte ingiuste detenzioni, è opportuno valutare attentamente la fondatezza della pretesa prima di proporre ricorso.

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