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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20807/2024 del 28/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gli imputati hanno impugnato la sentenza di appello che confermava (in "doppia conforme") le condanne per reati di traffico di stupefacenti e associazione a delinquere ex art. 74 d.P.R. 309/90; le censure principali miravano a denunciare carenza, contraddittorietà o illogicità della motivazione (anche per relationem), travisamento delle intercettazioni e delle prove, mancata considerazione delle prove a discarico, errata qualificazione giuridica (in particolare la mancata derubricazione ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90) e, per BENAVIDEZ, la illegittima riqualificazione in 648-bis dopo che il Tribunale lo aveva definitivamente assolto per quella fattispecie.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di ECHEVERRIA, VELEZ, REYES, CHIROQUE, KHIAR e SOLIS, ritenendo che la motivazione di primo grado integrata da quella di appello fosse logica e sufficiente (ricordando i limiti del sindacato di legittimità nelle "doppie conformi" e la insindacabilità delle valutazioni interpretative delle intercettazioni se adeguatamente motivate). Il ricorso di BENAVIDEZ è stato invece ritenuto fondato: la Corte ha annullato la decisione nei suoi confronti e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Genova per nuovo giudizio, evidenziando che non era consentito riconfermare una condanna per una fattispecie per la quale il Tribunale aveva pronunciato una assoluzione divenuta irrevocabile senza un'adeguata e compiuta analisi. Sono pertanto annullate le statuizioni nei confronti di BENAVIDEZ e mantenute le condanne degli altri imputati così come confermate nei precedenti gradi.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990 art. 74

    Norma che disciplina l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la Corte ha ritenuto sussistente l'associazione sulla base di "facta concludentia" (intercettazioni, contabilità, viaggi, ruoli) e ha confermato che l'appartenenza può essere desunta anche da singoli reati-fine se indicativi dell'intraneità.

  • d.P.R. 309/1990 art. 73, comma 5

    Norma sulla lieve entità: la Corte ha ribadito che la derubricazione ai sensi dell'art. 73, comma 5 richiede una valutazione globale e discrezionale di quantità, frequenza e modalità; i giudici di merito hanno ritenuto in vari casi che non sussistessero i requisiti della minima offensività.

  • codice penale art. 648-bis

    Fattispecie richiamata dalla Corte d'appello in relazione a BENAVIDEZ (operazioni di trasferimento/occultamento di proventi): la Cassazione ha osservato che non era possibile riconoscere la fattispecie per il medesimo fatto già definitivamente assolto dal Tribunale senza adeguata analisi.

  • codice procedura penale art. 606, comma 1, lett. e)

    Limiti del sindacato di legittimità in Cassazione: non è consentita la rinnovata valutazione del merito probatorio, il controllo è limitato alla verifica della coerenza e logica della motivazione (travisamento deducibile solo se specificamente dimostrato).

  • codice procedura penale art. 546, comma 1, lett. e)

    Obbligo motivazionale della sentenza di primo grado: le doglianze sulla presunta motivazione apparente sono state respinte perché l'appello ha fatto rinvio alla motivazione di primo grado; la Cassazione ritiene ammissibile tale tecnica se il giudice d'appello risponde alle censure.

  • codice procedura penale art. 192

    Regole sulla valutazione della prova: la Corte ha richiamato che l'apprezzamento degli elementi probatori (es. linguaggio criptico delle intercettazioni) è questione di merito non sindacabile in Cassazione se sorretta da motivazione logica.

  • codice procedura penale art. 649

    Divieto di nuovo giudizio per lo stesso fatto (ne bis in idem processuale): invocato dalla Cassazione per criticare la riqualificazione in 648-bis dopo assoluzione irrevocabile del Tribunale.

  • codice penale art. 62-bis

    Regola sulle attenuanti generiche: la Corte ha ricordato che il giudice di merito può negare le attenuanti anche basandosi su elementi predominanti (precedenti, gravità del fatto) e la motivazione del rifiuto è insindacabile se congrua.

  • codice penale art. 133

    Criteri per la determinazione della pena: la Corte ha richiamato che la quantificazione nella cornice edittale, se adeguatamente motivata, è insindacabile in Cassazione.

  • disp. att. cod. proc. pen. art. 173, comma 1

    Limiti di estensione dei motivi in Cassazione: i ricorrenti hanno formulato le doglianze nei limiti richiesti dall'art. 173 disp. att.; la Corte ha valutato l'ammissibilità formale dei motivi.

Massime di principio

  • Nelle "doppie conformi" la motivazione di primo grado e quella di appello si integrano: la Corte d'appello può rinviare per relationem alla motivazione del Tribunale e la Cassazione valuta l'apparato motivazionale complessivo, non rinnovando la prova.
  • La Corte di Cassazione sindaca la motivazione in termini di coerenza logica e sufficienza argomentativa, non in termini di migliore ricostruzione dei fatti: questioni di merito (es. interpretazione delle intercettazioni) sono di regola insindacabili se motivate.
  • Per dedurre il travisamento della prova in Cassazione occorre rispettare i requisiti formali (indicare l'atto, l'elemento incompatibile, la prova della verità e l'effetto decisivo sulla motivazione); censure generiche sono inammissibili.
  • La riqualificazione in sede di appello di una fattispecie per la quale è intervenuta una assoluzione divenuta irrevocabile è problematicamente preclusa: l'art. 649 c.p.p. tutela il divieto di nuovo giudizio sul medesimo fatto.
  • La derubricazione per lieve entità (art. 73, comma 5 d.P.R. 309/90) è una valutazione discrezionale basata su più indicatori (quantitativi, frequenza, ruolo, capacità di diffusione); la Cassazione controlla solo la logicità della motivazione che la nega o la concede.
  • La mancata impugnazione di questioni in appello o l'introduzione tardiva di nuove argomentazioni può rendere inammissibili i relativi motivi in Cassazione (principio di devoluzione della materia).

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