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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13998/2023 del 03/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione contro l'assoluzione pronunciata dalla Corte d'assise d'appello di Catanzaro per Mancella Nazzareno, imputato di concorso nell'omicidio di Mario Franzoni (21/08/2002) e di ricettazione di motociclo e armi. Il Procuratore generale articolava quattro motivi: (1) censura della valutazione della prova dichiarativa ex art. 192 c.p.p., contestando l'attendibilità di Vincenzo Giampà e rilevando dichiarazioni a favore del coinvolgimento dell'imputato fornite da altri collaboratori; (2) contestazione della qualificazione giuridica della condotta ex art. 110 c.p., sostenendo che anche un coinvolgimento tardivo e "facilitatore" integri concorso; (3) critica all'uso delle dichiarazioni di Bartolomeo Arena a favore dell'imputato, ritenendole non probanti; (4) ulteriore doglianza sulla sussistenza del concorso pieno non escluso dal tardivo coinvolgimento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati primo e terzo motivo, confermando che la sentenza impugnata ha correttamente valutato le dichiarazioni di collaboratori alla luce dell'art. 192 c.p.p.: le fonti dichiarative risultavano discordanti e mancava una convergenza individualizzante sufficiente per la condanna. Ha altresì giudicato infondati secondo e quarto motivo: la Corte d'appello non ha confuso mera connivenza con concorso doloso, ma ha escluso la compartecipazione piena perché non risultava acquisita, oltre ogni ragionevole dubbio, la consapevolezza dell'imputato circa la finalità omicida e l'uso che si sarebbe fatto della sua autovettura. Conseguentemente l'assoluzione pronunciata in appello è stata confermata e il ricorso del Procuratore generale è respinto.

Norme richiamate

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Le dichiarazioni provenienti da collaboratori o imputati possono fondare una condanna soltanto se risultano attendibili, dotate di credibilità soggettiva, reciprocamente autonome e convergenti in modo individualizzante; in presenza di divergenze significative la loro sola somma non è idonea a superare il dubbio ragionevole.

  • art. 110 cod. pen.

    La distinzione tra mera connivenza/agevolazione e concorso doloso dipende dalla prova della consapevolezza e della volontà di contribuire all'evento criminoso: un 'facilitare' è rilevante come concorso solo se è dimostrata la piena consapevolezza dell'impiego del contributo in vista dell'obiettivo criminoso.

Massime di principio

  • La condanna basata su fonti dichiarative multiple richiede che le dichiarazioni siano attendibili, autonome e convergenti; contraddizioni fra collaboratori possono impedire la condanna.
  • La semplice presenza o un coinvolgimento tardivo non sono automaticamente idonei a configurare il concorso doloso: è necessario provare la consapevolezza dell'imputato circa la finalità criminale e l'uso che sarebbe stato fatto del suo contributo.
  • Il giudice deve motivare puntualmente sui punti di convergenza e divergenza delle dichiarazioni e sulla sussistenza di riscontri oggettivi; la mancanza di riscontri può rendere insufficiente anche il racconto di un collaboratore terzo.
  • Nel valutare collaboratori di giustizia occorre distinguere tra diverso grado di attendibilità e verificare l'autonomia e la non contaminazione delle dichiarazioni prima di farne elemento decisivo.
  • Per il pubblico ministero è utile cercare riscontri materiali o dichiarazioni convergenti indipendenti quando il caso dipende in larga parte da racconti di collaboratori; in loro assenza il giudice può ritenere prevalente il dubbio ragionevole.

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