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Cassazione Penale, Ordinanza n. 12878/2025 del 03/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per ricettazione. Con il primo motivo ha dedotto vizio di motivazione sulla sussistenza degli elementi costitutivi del reato di ricettazione, sostenendo che il materiale probatorio non fosse stato correttamente valutato. Con il secondo motivo ha dedotto violazione di legge e manifesta illogicità della motivazione, censurando il mancato riconoscimento della diversa qualificazione giuridica del fatto nel reato di cui all'art. 712 c.p., sostenendo in sostanza che mancasse la prova della consapevolezza della provenienza illecita del bene e che la condotta fosse, al più, quella dell'acquisto di cose di sospetta provenienza.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo aspecifico perché meramente reiterativo delle doglianze già prospettate in appello e già affrontate con motivazione congrua dalla Corte territoriale. Ha ritenuto infondato il secondo motivo, osservando che i giudici di merito avevano correttamente desunto la sussistenza del dolo della ricettazione dalla natura del bene rinvenuto nella disponibilità dell'imputato e dall'omessa spiegazione della lecita provenienza. In applicazione del consolidato orientamento in tema di dolo eventuale nella ricettazione, ha ribadito che la semplice mancanza di diligenza nella verifica della provenienza del bene non è sufficiente a degradare il fatto all'ipotesi contravvenzionale di cui all'art. 712 c.p. L'imputato è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p.

    La Corte lo richiama come fattispecie di ricettazione e afferma che gli elementi costitutivi possono essere desunti dalla natura del bene e dall'assenza di una spiegazione lecita della sua provenienza, anche ai fini della prova del dolo.

  • art. 712 c.p.

    È la fattispecie contravvenzionale invocata dal ricorrente come diversa qualificazione del fatto; la Corte ne esclude l'applicazione perché la condotta accertata denota consapevole accettazione del rischio della provenienza illecita, non mera negligenza.

  • art. 616 c.p.p.

    È la base della condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende in conseguenza dell'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità è inammissibile il motivo che si limiti a riprodurre in modo generico o aspecifico le censure già formulate in appello, senza confrontarsi puntualmente con la motivazione della sentenza impugnata.
  • In tema di ricettazione, la prova del dolo può essere desunta dalla natura del bene rinvenuto nella disponibilità dell'imputato e dalla mancanza di una plausibile spiegazione lecita della sua provenienza.
  • Il dolo eventuale di ricettazione ricorre quando l'agente accetta consapevolmente il rischio che la cosa sia di provenienza illecita; non è sufficiente la sola negligenza nel controllo della provenienza, che può al più rilevare ai fini dell'art. 712 c.p.
  • La qualificazione del fatto come ricettazione, anziché come acquisto di cose di sospetta provenienza, dipende dalla ricostruzione del quadro fattuale e dalla valutazione del grado di consapevolezza dell'agente, valutazione non sindacabile in cassazione se sorretta da motivazione congrua e non manifestamente illogica.

Come è indicizzato

MaterieRicettazioneImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiDolo eventuale

Testo integrale

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