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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39321/2022 del 18/10/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.). Il ricorrente contestava: 1) vizi di motivazione e violazione di legge per aver ritenuto sussistenti gli elementi della fattispecie di cui all'art. 337 c.p., sostenendo che le testimonianze descrivevano al massimo una resistenza passiva e non condotte violente o minacciose; la teste Petrone avrebbe escluso comportamenti aggressivi e riferito solo opposizione alla forzata introduzione nell'abitacolo; 2) la eccessività della pena e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, per omissione del confronto con elementi favorevoli (percorso in comunità, condotta precedente).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e riproposizione di doglianze già esaminate e adeguatamente confutate dalla Corte di merito. Ha richiamato il principio secondo cui il ricorso deve indicare la correlazione tra le ragioni d'impugnazione e le affermazioni della decisione impugnata; le valutazioni di merito adeguatamente motivate sono insindacabili in cassazione. I giudici hanno ritenuto che la Corte d'appello avesse logicamente valutato le prove, apprezzando elementi che indicavano condotte attive (spintoni, tentativi di colpirli, minacce e la frase rivolta agli agenti "tanto vi becco senza la divisa") correlate all'abuso di alcool, giustificando così la sussistenza del reato di resistenza. Anche il diniego delle attenuanti generiche è stato ritenuto motivato e non manifestamente illogico (valutati stato di ubriachezza e precedenti). Conseguentemente il provvedimento impugnato resta in vigore; il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell'art. 616, comma 1 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 337 cod. pen.

    La norma incrimina la resistenza a pubblico ufficiale mediante violenza o minaccia idonea a impedire l'atto dell'ufficio. La Corte ha ritenuto integrati gli elementi della fattispecie sulla base di condotte attive (spintoni, tentativi di colpirli, minacce), nonostante la difesa invocasse una mera resistenza passiva.

  • art. 616, comma 1 cod. proc. pen.

    Norma che prevede l'applicazione di sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Un ricorso per cassazione che ripropone motivi già esaminati in appello senza indicare con precisione il vizio della motivazione è generalmente dichiarato inammissibile per genericità; è necessario esplicitare la correlazione tra le censure e le parti specifiche della decisione impugnata.
  • Le valutazioni sulla valutazione della prova e sulla sussistenza di fatti concreti (es. se la condotta è stata passiva o attiva) sono insindacabili in cassazione se la Corte di merito le ha motivate logicamente e puntualmente.
  • Per contestare la qualificazione di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) occorre dimostrare, con argomentazioni e/o elementi probatori, l'assenza di condotte di forza, violenza o minaccia; semplici affermazioni opposte senza specificità rischiano di essere considerate generiche.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere confermato se il giudice di merito fornisce una motivazione non manifestamente illogica; non è necessario che vengano esaminati tutti gli elementi favorevoli evocati, basta che siano considerati quelli ritenuti decisivi.
  • In fase di impugnazione, per ottenere l'esame della doglianza in Cassazione è utile indicare punti di diritto chiari e specifici (contrasti giurisprudenziali, violazioni di norme processuali, motivazioni manifestamente illogiche), piuttosto che una mera riedizione dei fatti o delle valutazioni di merito.

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