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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10152/2023 del 10/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Napoli - Sez. staccata di Ischia, che aveva respinto la sua richiesta di revoca dell'ordine di demolizione derivante dalla sentenza di condanna n. 437/2005. La ricorrente sosteneva che fosse intervenuta una concessione in sanatoria (n. 8 del 31/5/2022) e deduceva: 1) che non si era trattato di una sopraelevazione ma di demolizione e ricostruzione a parità di volumetrie; 2) che l'immobile era stato danneggiato dal sisma del 21/8/2017 e quindi rientrava nelle discipline sismiche (d.l. 190/2018); 3) che il silenzio della Soprintendenza dovesse valere come assenso (richiamando art. 17‑bis l. n. 241/1990) e quindi legittimare l'autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune; 4) che il Piano particolareggiato di recupero baraccali legittimava l'intervento e che non era stata acquisita la copia della sentenza di condanna e dell'ingiunzione a demolire per verificare i termini di presentazione della domanda di condono (L. n. 326/2003).

La decisione

La Corte ha respinto il ricorso. Ha ritenuto inammissibili, per genericità e per materia di fatto già assorbita dal giudicato, alcuni motivi; ha ritenuto infondato il motivo centrale relativo al "silenzio-assenso" della Soprintendenza: in presenza di vincolo paesaggistico si applica la disciplina speciale della legge sul condono (secondo la giurisprudenza richiamata, sent. n. 10799/2018), per la quale la Soprintendenza dispone di un termine più ampio e il decorso del termine configura silenzio‑rifiuto, così impedendo il rilascio del titolo in sanatoria. Ai giudici è parso che mancasse la prova del danneggiamento sismico e che l'autorizzazione paesaggistica rilasciata dal funzionario comunale fosse inefficace in assenza del prescritto parere/nulla osta della Soprintendenza; pertanto l'ordine di demolizione non è stato revocato. Conseguentemente il ricorso è rigettato e alla ricorrente sono state liquidate le spese.

Norme richiamate

  • decreto-legge 190/2018

    Nel provvedimento del giudice dell'esecuzione è richiamata la disciplina del d.l. 190/2018 quale possibile base per il trattamento degli immobili danneggiati dal sisma 2017, ma si osserva che non sono stati forniti elementi di prova che l'immobile sia stato distrutto o danneggiato dal sisma, sicché i presupposti per applicare questa disciplina non risultano dimostrati

  • art. 39, legge n. 724 del 1994

    Richiamata dalla ricorrente come norma violata; la Corte ha ritenuto il relativo motivo generico e volto a contestare la ricostruzione dei fatti già assorbita dal giudicato, dichiarandolo inammissibile

  • art. 17‑bis, legge n. 241 del 1990

    La ricorrente invocava l'art. 17‑bis (silenzio assenso in materia di autorizzazioni paesaggistiche), ma la Corte ha ritenuto che, in presenza di procedimenti sostanzialmente regolati dalla legge sul condono per abusi in area vincolata, non possa essere applicata la disciplina ordinaria del silenzio‑assenso prevista dall'art. 17‑bis

  • art. 146, d.lgs. n. 42 del 2004

    La Corte, richiamando la giurisprudenza, ha escluso l'applicabilità dell'art. 146 (disciplina ordinaria dei pareri paesaggistici) al procedimento di sanatoria ex legge sul condono, che prevede una disciplina speciale e termini differenti

  • legge n. 326 del 2003

    La legge sul condono del 2003 è richiamata in relazione ai termini per la presentazione delle istanze di condono; la Corte ha però ritenuto che l'inefficacia del permesso di costruire in sanatoria (per assenza del parere della Soprintendenza) renda irrilevante la verifica dei termini temporali ai fini dell'accoglimento della richiesta di revoca dell'ordine di demolizione

  • Sentenza Sez. 3, n. 10799 del 20/11/2018 (Pollio, Rv. 275142)

    in tema di reati edilizi, ai fini del rilascio del provvedimento in sanatoria previsto dalla legge sul condono edilizio, qualora l'abuso sia stato realizzato in area sottoposta a vincolo paesaggistico, il procedimento amministrativo per l'adozione del necessario parere della competente Soprintendenza non è disciplinato dall'art. 146 d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, ma dalla legge sul condono edilizio applicabile nel caso di specie, che stabilisce una disciplina speciale di maggior rigore

    La Corte utilizza questa pronuncia per affermare che, nei procedimenti di condono relativi ad aree vincolate, la Soprintendenza ha un termine più ampio (180 giorni) e il decorso del termine costituisce silenzio‑rifiuto; un parere negativo della Soprintendenza preclude il rilascio della sanatoria, e pertanto il silenzio non può essere equiparato ad assenso

Massime di principio

  • Se l'abuso edilizio insiste in area soggetta a vincolo paesaggistico, la procedura di sanatoria è disciplinata in via prioritaria dalla legge sul condono e dalla giurisprudenza che la interpreta: il silenzio della Soprintendenza non sempre vale come assenso e può configurare un silenzio‑rifiuto; il parere negativo della Soprintendenza impedisce la sanatoria
  • Un'autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune senza il prescritto nulla osta/parere della Soprintendenza è vulnerabile e può essere ritenuta inefficace in sede esecutiva o penale
  • La prova del danneggiamento sismico deve essere documentata in modo chiaro se si intende far valere discipline speciali (es. norme emergenziali): la mera allegazione non è sufficiente
  • Questioni di fatto già risolte con giudicato (es. configurabilità dell'abuso) non possono essere riesaminate in modo sostanziale in sede di legittimità; le doglianze che riguardano ricostruzioni fattuali sono spesso inammissibili in cassazione
  • In presenza di dubbi sul silenzio‑assenso di autorità vincolate (Soprintendenze), la via corretta è di solito il ricorso in sede amministrativa per far valere gli effetti del silenzio, e non la mera eccezione in sede penale/esecutiva senza aver ottenuto previa tutela amministrativa

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