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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10088/2023 del 10/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello per eccessiva entita' della pena e vizio di motivazione, con specifica censura sulla quantificazione della pena rispetto ai limiti edittali e sulla mancata giustificazione dell'aumento per la continuazione; richiamati gli artt. 133 e 81 cod. pen. e gli artt. 3 e 27 Cost.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la determinazione della pena rientri nella discrezionalita' del giudice di merito e sia stata adeguatamente motivata con riferimento alla gravita' del reato e ai limiti dell'applicazione dell'art. 73, comma 5, del d.P.R. n. 309/1990. Ha inoltre precisato che la Corte territoriale non ha applicato alcun aumento per continuazione, avendo escluso la configurabilita' del reato continuato poiche' le diverse tipologie di sostanza erano rinvenute in un unico contesto. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 309 del 1990, art. 73, comma 5

    Norma utilizzata per la riqualificazione del reato; la Corte ha valutato la gravita' e i limiti edittali della fattispecie di cui al comma 5 al fine della determinazione della pena

  • Codice penale, art. 133

    Criteri per la determinazione della pena: la Corte ha richiamato la ampia discrezionalita' del giudice di merito nella quantificazione tra minimo e massimo edittale e ha accettato una motivazione anche sintetica purché non arbitrar ia

  • Codice penale, art. 81

    Articolo invocato dal ricorrente tra le norme richiamate; dal provvedimento non emerge un'esegesi specifica della norma, pertanto non ha inciso sulle decisioni della Corte di Cassazione

  • Costituzione, artt. 3 e 27

    Principi costituzionali citati dal ricorrente (uguaglianza, dignita' e finalita rieducativa della pena) utilizzati per contestare la sproporzione della pena; la Corte ha ritenuto che la valutazione di merito non violi tali principi in quanto adeguatamente motivata

Massime di principio

  • La quantificazione della pena entro i limiti edittali rientra in ampia discrezionalita' del giudice di merito: la Cassazione interviene solo in presenza di arbitrarieta' o illogicita' evidente
  • E' sufficiente una motivazione anche sintetica che evidenzi i criteri decisivi ai sensi dell'art. 133 cod. pen.; il ricorrente deve confrontarsi specificamente con questa argomentazione per contestarla con successo
  • Per ottenere un aumento di pena per continuazione devono sussistere piu' reati distinti e collegati nel tempo e nella modalita'; la mera presenza di diverse sostanze nello stesso contesto puo' portare all'esclusione della continuazione
  • La semplice percezione della pena come 'troppo aspra' non e' sufficiente: occorre dimostrare che la quantificazione e' frutto di arbitrio o di ragionamento illogico
  • In Cassazione il mancato rispetto dei requisiti formali della motivazione o l'assenza di spiegazioni sui punti decisivi e' la via principale per ottenere l'accoglimento di censure sulla pena
  • Chi propone ricorso deve considerare le possibili conseguenze economiche (spese processuali e somme da versare alla Cassa delle ammende) in caso di inammissibilita' o rigetto

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