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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15850/2023 del 14/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Catanzaro del 19-20 settembre 2022, che aveva annullato parzialmente l'ordinanza del GIP del 2 agosto 2022 (che aveva applicato gli arresti domiciliari per plurimi reati tra cui associazione per delinquere e riciclaggio), chiedendo l'annullamento anche della conferma della misura cautelare per insufficienza dei gravi indizi riguardo all'associazione (capo 122) e alla sussistenza delle esigenze cautelari e proporzionalità della misura; contestata inoltre la nullità dell'ordinanza genetica per carenza di indicazione dei capi e norme.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, dopo che, nel corso del procedimento, il GIP di Catanzaro aveva sostituito la misura cautelare custodiale con l'obbligo di dimora (17/02/2023). La Corte ha richiamato il principio consolidato secondo cui, se la misura custodiale è stata revocata o resa inefficace, il ricorrente mantiene interesse a impugnare solo se deduca specificamente e motivatamente la volontà di coltivare il ricorso ai fini del futuro riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione; nel caso di specie tale deduzione non è stata formulata, per cui è venuta meno l'interesse a perseverare nell'impugnazione. Nessuna condanna alle spese.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    Norma che disciplina l'associazione per delinquere; la decisione affronta la controversia sulla sussistenza dei gravi indizi relativi agli elementi tipici dell'associazione (organizzazione, ruoli, contributo operativo)

  • art. 416-bis.1 cod. pen.

    Aggravante collegata ad agevolazione di tipo mafioso; la sua esclusione ha inciso sulla valutazione degli indizi in ordine all'esistenza di una autonoma associazione criminale

  • art. 648-bis cod. pen.

    Norma sul riciclaggio richiamata nell'imputazione; la Corte ha valutato le censure difensive relative all'insufficienza degli indizi anche rispetto a questo capo

  • legge n. 401 del 1989

    Norma richiamata nell'imputazione (capo 125); rilevanza valutata in sede cautelare e nella successiva impugnazione

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Presunzione utilizzata dal Tribunale per giustificare esigenze cautelari; la sentenza di cassazione osserva che non è corretto fare ricorso a tale presunzione quando l'aggravante che l'aveva supportata è venuta meno, senza valutare la concretezza e attualità del pericolo di reiterazione

  • art. 274, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Prevede che la misura cautelare possa essere disposta per il pericolo di reiterazione del reato; la Corte sottolinea la necessità di valutare attualità e concretezza del rischio, non solo la presunzione

  • art. 292, commi 2, lett. b) e 2-ter, cod. proc. pen.

    Norme che impongono l'indicazione dei capi d'imputazione e una descrizione sommaria del fatto; la difesa aveva eccepito la nullità dell'ordinanza genetica per carenza di tali indicazioni

  • art. 315, comma 3 e art. 645, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamate in relazione alla materia della riparazione per ingiusta detenzione: la domanda di riparazione è atto riservato alla parte e deve essere dedotta personalmente o con procura speciale, condizione che rende necessaria una specifica deduzione dell'interesse nel ricorso per cassazione quando la misura custodiale sia stata revocata

  • Giurisprudenza: Sez. U, n. 7931 del 16/12/2010 (Testini) e Sez. 6, n. 48583 del 15/10/2019 (Capristo)

    Coordinate giurisprudenziali che stabiliscono il principio secondo cui la revoca della misura custodiale non elimina automaticamente l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, salvo la specifica deduzione dell'interesse collegato alla futura domanda di riparazione

Massime di principio

  • Se la misura cautelare custodiale viene in seguito revocata o sostituita con una misura meno afflittiva, il ricorso in cassazione è in genere inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, salvo che il ricorrente deduca espressamente e motivatamente l'interesse a ottenere una pronuncia ai fini della futura domanda di riparazione per ingiusta detenzione
  • Per contestare la gravità indiziaria di una associazione per delinquere è necessario mostrare l'assenza degli elementi costitutivi tipici: organizzazione, ruoli, contributi operativi e collegamenti ripetuti e strutturati tra i partecipanti; semplici intercettazioni o sporadici contatti non sono sempre sufficienti se non è data una valutazione che ne tragga la rilevanza associativa
  • Quando si contesta la proporzionalità della misura cautelare e la sussistenza delle esigenze cautelari, occorre affrontare la valutazione dell'attualità e concretezza del pericolo di reiterazione ex art. 274 cod. proc. pen. e non limitarsi a richiamare in termini generici la presunzione ex art. 275, comma 3
  • Per eccepire la nullità dell'atto iniziale (ordinanza genetica) ai sensi dell'art. 292 è necessario indicare con precisione le omissioni materiali (mancata indicazione dei capi, carenza della descrizione del fatto, assenza delle norme violate) e dimostrare il concreto pregiudizio derivante
  • La difesa deve documentare e produrre nel processo cautelare la prova e gli elementi utili alla comparazione delle posizioni tra indagati (per evitare disparità di trattamento) e sollecitare tempestivamente la sostituzione della misura ove ve ne siano gli estremi, per non vanificare l'interesse all'impugnazione
  • Se si intende conservare l'interesse alla cassazione dopo la revoca della custodia, la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione dev'essere chiaramente dedotta nel ricorso o autorizzata da procura speciale, altrimenti la Corte dichiarerà inammissibile il gravame

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