Cassazione Penale, Sentenza n. 21625/2022 del 03/06/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello con due motivi principali: 1) nullità della notifica dell'avviso ex art. 415-bis c.p.p. e mancata conoscenza effettiva del processo e della relativa accusa, con riferimento agli artt. 420-bis e 180 c.p.p.; 2) vizio di qualificazione giuridica della condotta contestata, deducendo che si tratterebbe di violazione delle prescrizioni previste dall'art. 276 c.p.p. (autorizzazione a uscire nel corso della giornata per motivi lavorativi) e non del reato di evasione (mancanza dell'elemento psicologico richiesto per il reato contestato).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto manifestamente infondata la doglianza: dal verbale di contestazione e dall'elezione di domicilio presso il difensore emergevano elementi di fatto idonei a dimostrare la conoscenza effettiva del procedimento e l'instaurazione del rapporto informativo con il difensore, richiamando la giurisprudenza di Sezioni Unite. Sul secondo motivo ha ritenuto la doglianza generica e infondata: la condotta di allontanarsi dagli arresti domiciliari in un arco temporale inconciliabile con la fascia oraria autorizzata integra il reato di evasione, non una mera violazione delle prescrizioni; è richiamata giurisprudenza di merito che conferma tale principio. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 81 cod. pen. (concorso di reati)
Richiamato come norma materiale nel capo di imputazione per la determinazione della responsabilità penale complessiva.
La Corte ha confermato che l'allontanamento dagli arresti domiciliari in orario non autorizzato integra il reato di evasione.
Richiamato dal ricorrente in relazione alla nullità della sentenza per vizi di forma; la Corte ha ritenuto però che, alla luce degli elementi di fatto, non ricorresse la nullità invocata.
Invocato dal ricorrente relativamente alla notifica e alla dichiarazione di assenza in udienza; la Corte ha ritenuto che la conoscenza effettiva del procedimento fosse comunque dimostrata.
art. 415-bis cod. proc. pen. (avviso)
La nullità della notifica dell'avviso ex art. 415-bis è stata disattesa perché altri atti (verbale di contestazione e elezione di domicilio) dimostravano la stabilizzazione delle informazioni sul procedimento.
art. 276, comma 1-ter, cod. proc. pen.
Norma richiamata dal ricorrente per sostenere che la condotta fosse una mera violazione delle prescrizioni; la Corte ha affermato che quando l'allontanamento è inconciliabile con l'orario autorizzato si configura evasione e non una semplice trasgressione delle prescrizioni.
art. 23, commi 8 e 9, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 conv. in legge 18 dicembre 2020, n. 176
Richiamata come quadro procedurale relativo allo svolgimento del procedimento (norme emergenziali o disciplinanti il rito durante il periodo indicato).
Giurisprudenza: Sez. U n. 23948 del 28/11/2019
PG C/ Ismail Darwish Mhame, Rv. 279420
Richiamata per il principio secondo cui l'elezione di domicilio e il verbale di contestazione possono dimostrare l'instaurazione di un sistema di informazioni e la conoscenza effettiva del procedimento da parte dell'imputato.
Giurisprudenza: Sez. 6, Sentenza n. 35681 del 30/05/2019 (Di Martino)
Richiamata per ribadire che l'allontanamento dal luogo di detenzione in periodo non autorizzato integra il reato di evasione e non una mera violazione delle prescrizioni di cui all'art. 276 c.p.p.
Massime di principio
- L'elezione di domicilio presso un difensore e il verbale di contestazione possono costituire prova della conoscenza effettiva del procedimento: la mera contestazione formale di mancanza di notifica non è sufficiente se esistono elementi fattuali che dimostrano la conoscenza.
- L'allontanamento dagli arresti domiciliari in orari non autorizzati è normalmente qualificato come evasione (art. 385 c.p.) e non come semplice inosservanza delle prescrizioni; la differenza dipende dalla inconciliabilità dell'assenza rispetto alla fascia oraria autorizzata.
- Le censure generiche o non specificamente tarate sulla motivazione di fatto della sentenza d'appello sono frequentemente dichiarate manifestamente infondate in Cassazione; è necessario dedurre punti di fatto chiari e specifici e relativi profili di diritto.
- L'onere di provare che l'allontanamento rientrava nelle autorizzazioni (ad esempio comprovare l'orario lavorativo autorizzato e la disposizione del datore di lavoro) grava sul ricorrente: argomentazioni non dimostrate rischiano di non prevalere.
- La declaratoria di inammissibilità comporta normalmente condanna alle spese processuali e può essere irrogata una somma a titolo di ammenda; pertanto è importante valutare attentamente l'ammissibilità e la specificità dei motivi prima di proporre ricorso in Cassazione.
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