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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21632/2022 del 03/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in quattro motivi: 1) violazione di legge e carenza di motivazione in relazione all'applicabilità dell'art. 49 c.p. e alla configurabilità del reato di calunnia per l'episodio del 19 settembre 2014; presunta contraddittorietà per aver escluso la calunnia del 18/9/2014 e invece ritenuta per altri scritti simili; mancata valutazione del fine e del movente dell'imputato e dedotta impossibilità del reato; 2) vizio sull'elemento psicologico (art. 43 c.p.), sostenendo che l'imputato agì convinto di aver subito un torto e che la sua qualifica professionale non è rilevante; 3) violazione dell'art. 81 c.p. per omessa rideterminazione del trattamento sanzionatorio a seguito dell'assoluzione dall'episodio del 18/9/2014; 4) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche nonostante le dichiarazioni di rinuncia alle azioni giudiziali sottoscritte dalla persona offesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo i motivi in parte non consentiti, in parte generici e/o manifestamente infondati. Ha confermato i principi applicati dalla Corte territoriale: la calunnia è un reato di pericolo che non richiede necessariamente l'avvio di un procedimento penale purché la falsa accusa sia idonea a determinare il concreto rischio d'indagine; ha ritenuto corretta la valutazione della sussistenza del dolo del ricorrente in base al contenuto dettagliato e ripetuto delle denunce e alla sua competenza tecnica; ha inoltre considerato legittima la qualificazione in pluralità di reati per denunce presentate in tempi e luoghi diversi; ha dichiarato infondati i rilievi sull'omessa rideterminazione della pena e sulle attenuanti generiche; ha escluso la possibilità di dichiarare la prescrizione, non essendovi valido rapporto di impugnazione. Per effetto dell'inammissibilità, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 49 cod. pen.

    L'art. 49 viene richiamato per il principio secondo cui è esclusa responsabilità quando la condotta sia del tutto inidonea a creare il rischio di un procedimento penale (reato impossibile). La Corte ha precisato che tale esclusione opera solo se l'accusa è manifestamente inverosimile o grottesca e non richiede alcuna indagine.

  • art. 368 cod. pen. (calunnia)

    La Corte interpreta la calunnia come reato di pericolo: non è necessario l'effettivo avvio di un'indagine, è sufficiente che la falsa incolpazione contenga elementi tali da rendere plausibile l'esercizio dell'azione penale nei confronti di una persona individuabile.

  • art. 43 cod. pen.

    Richiamato dal ricorrente in relazione all'elemento psicologico; la Corte ha ritenuto che il dolo possa essere desunto dalle concrete circostanze, dalla modalità e dalla ripetizione delle denunce e dalla competenza tecnica del denunciante, escludendo che l'agire ‘convinto di aver subito un torto' neutralizzi il dolo quando mancano elementi oggettivi e seri a supporto della buona fede.

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla continuazione e alla rideterminazione della pena; la Corte ha osservato che il giudice di primo grado aveva applicato la sola pena base senza aumenti per continuazione, pertanto l'assunto del ricorrente sulla mancata rideterminazione non comporta un vizio riconoscibile in cassazione.

  • art. 62-bis cod. pen. e d.l. 23 maggio 2008, n. 92 (conv. L. 24/07/2008 n. 125)

    Richiamati in tema di circostanze attenuanti generiche: dopo la riforma non è sufficiente la sola incensuratezza per ottenere la diminuente; occorrono elementi di segno positivo che giustifichino l'adeguamento favorevole della pena. La Corte ha ritenuto inevitabile il rigetto della richiesta di attenuanti in assenza di tali elementi.

Massime di principio

  • La calunnia è un reato di pericolo: non è richiesto l'effettivo avvio di indagini, purché la falsa accusa sia idonea a creare il concreto rischio di procedimento penale.
  • Un'accusa manifestamente inverosimile, grottesca o assurda può escludere la configurabilità della calunnia ai sensi dell'art. 49 c.p., ma occorre che l'inverosimiglianza sia immediatamente palese dalle circostanze e dal contenuto della denuncia.
  • La sfera soggettiva (dolo) nella calunnia può essere desunta dalle modalità, dalla tecnicità, dalla ripetizione e dal contenuto delle denunce: la competenza professionale del denunciante può aggravare l'apprezzamento della sua consapevolezza sulla falsità.
  • Denunce multiple presentate in tempi e luoghi diversi con analoghi contenuti possono integrare pluralità di reati e non necessariamente identità di fatto, con possibili effetti sul cumulo delle pene.
  • In Cassazione non è ammesso un riesame libero dei fatti: i motivi generici o meramente reiterativi dell'appello, che chiedono diversa valutazione delle prove, sono inammissibili.
  • Per il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche dopo la riforma necessitano elementi positivi e specifici; la sola rinuncia dell'offeso non è automaticamente idonea a fondare le attenuanti.
  • Se il ricorso è dichiarato inammissibile, il giudice di legittimità può condannare il ricorrente al pagamento delle spese e, se del caso, a somme verso la cassa delle ammende; la prescrizione sopravvenuta non può essere pronunciata se manca un valido rapporto di impugnazione.

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