Cassazione Penale, Sentenza n. 9932/2025 del 12/03/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano l'ordinanza del G.I.P. che, in sede di opposizione ex art. 263, comma quinto, cod. proc. pen., aveva rigettato la richiesta di restituzione dei monili in oro e degli orologi sequestrati il 14/11/2019 nell'ambito del procedimento per associazione a delinquere finalizzata a reati previsti dal d.lgs. n. 74/2000 (art. 5). Sostenevano violazione dei principi di proporzionalità, adeguatezza e residualità del sequestro reale, ne mancasse la motivazione sulla natura del sequestro (probatorio o preventivo) e sulle concrete esigenze probatorie, e che i beni fossero invece oggetti personali (donazioni/ricorrenze). Richiamavano l'archiviazione della posizione personale intervenuta e decisioni precedenti del riesame che avevano disposto restituzioni di somme, deducendo l'illegittimità del mantenimento indeterminato del vincolo cautelare e la mancata dimostrazione della connessione dei beni ai proventi illeciti.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Palermo. La Corte ha ritenuto carente la motivazione del Tribunale sul punto della natura del sequestro e sulle concrete finalità probatorie, nonché l'errata/insufficiente applicazione del divieto di restituzione ex art. 324, comma 7, cod. proc. pen., senza tener conto del principio delle Sezioni Unite che limita tale divieto alle confische di cui all'art. 240, comma 2, cod. pen. e non automaticamente a tutte le confische obbligatorie previste da norme speciali (come l'art. 12-bis d.lgs. 74/2000) salvo richiamo esplicito alla richiamata previsione.
Norme richiamate
art. 263, comma quinto, cod. proc. pen.
Disciplina l'opposizione avverso il provvedimento del P.M. di rigetto della richiesta di restituzione delle cose in sequestro; l'ordinanza del G.I.P. adottata in tale sede è impugnabile per cassazione
art. 606, comma primo, cod. proc. pen.
Elenca i motivi di ricorso per cassazione; la Corte richiama che l'ordinanza adottata ex art. 263, comma quinto è soggetta ai motivi ivi previsti
art. 324, comma settimo, cod. proc. pen.
Prevede il divieto di restituzione per alcune cose soggette a confisca obbligatoria; la Corte ricorda la giurisprudenza delle Sezioni Unite che ne limita l'ambito applicativo alle confische rientranti nell'art. 240, comma 2, cod. pen., non estendendolo automaticamente a tutte le confische obbligatorie previste da norme speciali
art. 240, comma secondo, cod. pen.
Riguarda la confisca di cose intrinsecamente pericolose; la giurisprudenza ritiene che il divieto di restituzione di cui ad art. 324, comma 7, si riferisca primariamente a questa tipologia
Individua la fattispecie penale (nell'ambito del procedimento originario) cui la Procura aveva collegato il sequestro; rilevante per la valutazione della possibilità di confisca dei profitti del reato
d.lgs. n. 74/2000, art. 12-bis
Prevede la confisca obbligatoria del profitto o del prezzo del reato in materia tributaria; la Corte osserva che il richiamo a tale norma non legittima automaticamente il rifiuto della restituzione se il divieto previsto da art. 324, comma 7, non è applicabile secondo il principio delle Sezioni Unite
Sez. U., n. 9857 del 30/10/2008 (dep. 04/03/2009)
Principio richiamato che l'ordinanza del G.I.P. adottata su opposizione ex art. 263, comma quinto è impugnabile per cassazione
Sez. U., n. 40847 del 30/05/2019
Principio di diritto secondo cui il divieto di restituzione previsto dall'art. 324, comma 7, cod. proc. pen. riguarda le confische previste dall'art. 240, comma 2, cod. pen.; l'estensione a tutte le confische obbligatorie sarebbe un'analogia non corretta e deve essere evitata
Massime di principio
- Il G.I.P. deve esplicitare la natura del sequestro (probatorio o preventivo) e motivare in termini concreti le esigenze probatorie che giustificano la permanenza del vincolo sui beni
- Dopo l'archiviazione o la separazione della posizione del proprietario, l'ufficio requirente ha l'onere di dimostrare la persistenza di esigenze probatorie concrete e tempi necessari prima di rifiutare la restituzione
- Il divieto di restituzione di cui all'art. 324, comma 7, cod. proc. pen. va interpretato restrittivamente alla luce delle Sezioni Unite: non si applica automaticamente a tutte le confische obbligatorie previste da norme speciali se non ricondotte alla nozione di cose intrinsecamente pericolose dell'art. 240, comma 2, cod. pen.
- La mera richiamata possibilità di confisca (es. art. 12-bis d.lgs. 74/2000) non basta a vietare la restituzione: è necessario un concreto e motivato nesso tra i beni sequestrati e i proventi/mezzi del reato
- L'applicazione dei principi di proporzionalità, adeguatezza e residualità impone che il sequestro reale non sia mantenuto oltre il necessario e che il terzo proprietario non subisca limitazioni ingiustificate dei propri diritti
- In caso di motivazione apparente o insufficiente del provvedimento che nega la restituzione, la Cassazione annullerà e disporrà il rinvio per nuovo giudizio affinché il giudice di merito affronti i punti di diritto e fatto omessi
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