Cassazione Penale, Sentenza n. 9920/2025 del 12/03/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
La ricorrente impugnava l'ordinanza del 05/06/2024 che aveva respinto la sua istanza di sospensione e annullamento dell'ingiunzione a demolire relativa a una soprelevazione realizzata senza titolo. I due motivi di ricorso denunciavano: (1) omessa applicazione di norme processuali e mancato rilevo della delibera comunale e delle ingiunzioni di pagamento dell'indennità di occupazione, sostenendo che l'immobile era destinato dal Comune ad alloggi di edilizia residenziale pubblica; (2) errata interpretazione di legge e carenza motivazionale perché era stata presentata istanza di permesso di costruire in sanatoria e quindi, a parere della ricorrente, si sarebbe dovuta sospendere l'esecuzione o acquisire documentazione dall'ufficio tecnico comunale per verificare l'esistenza di una pratica amministrativa idonea a impedire la demolizione.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di legittimazione: il Comune di Cardito aveva acquisito al proprio patrimonio l'opera (dichiarazione acquisizione n.30/2012), per cui la ricorrente non era più proprietaria e non aveva un interesse concreto e attuale a chiedere la revoca o la sospensione dell'ordine di demolizione. La Corte ha ritenuto non rilevanti le delibere comunali generiche (non individuanti il singolo manufatto) e ha escluso che la domanda di sanatoria, presentata dopo l'acquisizione e oltre i termini utili, potesse precludere la demolizione; inoltre la sanatoria sarebbe stata preclusa anche per l'assenza dell'autorizzazione sismica per una sopraelevazione in area a rischio. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile, la ricorrente condannata alle spese processuali e tenuta a versare in favore della Cassa delle ammende la somma di euro 3.000, determinata equitativamente.
Norme richiamate
art. 606, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.
Norma richiamata come titolo di impugnazione (vizi di motivazione e violazione di legge) ai fini della cassazione; la Corte valuta i motivi prospettati in base ai parametri di legittimazione e interesse.
art. 666, comma 5, cod. proc. pen.
Richiamato dalla ricorrente per denunciare nullità e carenze motivazionali su profili decisivi; la Corte esamina l'argomentazione ma dichiara inammissibile il ricorso per mancanza di interesse concreto.
d.P.R. n. 380/2001, art. 31, comma 5
"l'opera acquisita è demolita con ordinanza del dirigente o del responsabile del competente ufficio comunale a spese dei responsabili dell'abuso, salvo che con deliberazione consiliare non si dichiari l'esistenza di prevalenti interessi pubblici e sempre che l'opera non contrasti con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell'assetto idrogeologico"
La Corte applica il principio per cui l'acquisizione al patrimonio comunale comporta la perdita dell'interesse del precedente proprietario alla revoca/sospensione dell'ordine di demolizione, salvo che il Consiglio comunale deliberi specificamente il mantenimento per prevalenti interessi pubblici; delibere generiche di indirizzo non sono sufficienti.
d.P.R. n. 380/2001, art. 36, comma 1
Richiamato rispetto al termine e ai presupposti per il rilascio del permesso di costruire in sanatoria; la Corte sottolinea che la sanatoria richiede la "doppia conformità" (alla normativa vigente all'epoca della realizzazione e al momento della domanda) e non può essere richiesta da chi non è più proprietario dopo il decorso dei termini.
art. 44 d.P.R. n. 380/2001
Rilevante per il tema della estinzione del reato urbanistico: la Corte ricorda che solo una sanatoria pienamente legittima può incidere sull'ordine di demolizione e sull'eventuale estinzione del reato, ma qui tale sanatoria non poteva essere rilasciata.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma applicata per la liquidazione delle spese del procedimento a carico della ricorrente in seguito alla declaratoria di inammissibilità.
legge n. 103/2017, art. 1, comma 64
Richiamata per la disposizione che consente di aumentare oltre il massimo la sanzione prevista; la Corte l'ha utilizzata per disporre il pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.
legge Regione Campania n. 5/2013, art. 1, comma 65
Menzi onata dalla ricorrente come possibile titolo per la destinazione a edilizia residenziale pubblica; la Corte osserva che tale norma presuppone l'avvenuta acquisizione al patrimonio comunale e non costituisce titolo validante per il precedente proprietario.
Massime di principio
- Se il Comune ha acquisito al proprio patrimonio l'opera abusiva, il precedente proprietario perde in linea di principio l'interesse concreto e attuale ad impugnare l'ordine di demolizione; l'impugnazione sarà inammissibile salvo che sia dimostrabile un beneficio pratico, reale e immediato dall'annullamento.
- Una deliberazione comunale generica di indirizzo sull'utilizzo degli immobili acquisiti non sostituisce la deliberazione consiliare specifica che dichiari il mantenimento di uno specifico manufatto e quindi non impedisce automaticamente la demolizione disposta dall'autorità competente.
- La domanda di permesso di costruire in sanatoria non può essere proposta da chi non è più proprietario e, se presentata dopo i termini o dopo l'acquisizione al patrimonio comunale, non è idonea a impedire l'esecuzione dell'ordine di demolizione.
- Per gli abusi realizzati senza autorizzazione sismica e in aree a rischio sismico la sanatoria è normalmente impossibile: manca la "doppia conformità" richiesta dall'art.36 DPR 380/2001, per cui la sanatoria non estingue né legittima l'opera ai fini dell'annullamento dell'ordine di demolizione.
- Il giudice dell'esecuzione non è obbligato a sospendere l'esecuzione o a compiere indagini amministrative supplementari (es. acquisire documenti dall'ufficio tecnico) quando manca la legittimazione o l'interesse concreto dell'impugnante; la mancanza di legittimazione determina l'inammissibilità del ricorso.
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