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Sentenza

Sentenza n. 47/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1

per l'annullamento dell’ordinanza n. 11 del 21 gennaio 2021 prot. n. 1679, avente ad oggetto: demolizione opere abusivamente realizzate su demanio marittimo

Giustizia amministrativa202100171

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Reggio Calabria, Sez. staccataSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza di demolizione di due manufatti abusivamente realizzati su area demaniale marittima

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l’ordinanza comunale di demolizione deducendo, anzitutto, la lesione del diritto di difesa per la mancata allegazione dell’atto formale di nomina del dirigente firmatario. Ha inoltre lamentato la genericità e indeterminatezza dell’ordine di demolizione, la mancata indicazione dei confini e dell’area di sedime eventualmente acquisita in caso di inottemperanza, nonché l’illegittimità del termine assegnato per la demolizione, ritenuto incompatibile con il termine per proporre ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Nel merito ha formulato censure relative alla disponibilità dell’area, al mutamento della linea demaniale, ad atti notarili, comunicazioni ministeriali e a un pregresso contratto di affitto, oltre a richiamare la residenza anagrafica nel fabbricato, l’utenza elettrica, il pagamento di imposte e tasse e il tempo trascorso dalla realizzazione degli abusi. Il Comune ha eccepito anche l’inammissibilità del ricorso per omessa notifica ad amministrazioni indicate come controinteressate, eccezione non esaminata perché il ricorso è stato ritenuto infondato nel merito.

La decisione

Il TAR ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il motivo relativo alla mancata allegazione dell’atto di nomina del firmatario, rilevando che non esiste un obbligo normativo in tal senso e che l’ordinanza indicava comunque con certezza il soggetto emanante e la sua appartenenza al Comune; inoltre, il Comune aveva prodotto il decreto sindacale di nomina senza specifiche contestazioni del ricorrente. È stata respinta anche la censura di genericità dell’ordine, poiché gli abusi erano stati verbalizzati e fotografati dalla Polizia municipale, descritti sinteticamente ma chiaramente nell’ordinanza e collegati alle norme violate. La mancata indicazione dei confini e dell’area di sedime eventualmente acquisita non determina l’illegittimità dell’ingiunzione, riguardando il successivo atto di acquisizione gratuita. Il motivo concernente il termine per la demolizione è stato superato per carenza di interesse attuale, anche perché, a distanza di quattro anni dalla notifica e in assenza di domanda cautelare, non risultava più utile la sua delibazione. Le ulteriori censure sul merito dell’abuso sono state giudicate vaghe, generiche e prive di adeguato supporto probatorio. La residenza nel manufatto, la fruizione dell’energia elettrica e il pagamento di imposte non provano la legittimità urbanistica dell’opera né la disponibilità dell’area; analogamente, il dedotto mutamento della linea demaniale e i richiami ad altri atti non erano dimostrati. Il decorso del tempo non preclude l’esercizio del potere repressivo edilizio, che non è soggetto a prescrizione o decadenza e non richiede una specifica motivazione sull’interesse pubblico neppure per abusi risalenti, non potendo sorgere un legittimo affidamento alla conservazione di una situazione contra ius. Il ricorrente non ha provato la disponibilità dell’area né la regolarità e conformità urbanistica dei manufatti. Le spese sono state poste a suo carico e liquidate in € 1.500,00 oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    Il potere repressivo dell’abuso edilizio comporta il potere-dovere di ordinare la demolizione dell’opera priva di titolo, senza necessità di una specifica motivazione sull’interesse pubblico concreto e attuale anche quando l’abuso risalga a molto tempo prima.

  • art. 87, comma 4-bis, c.p.a.

    Richiamato per la trattazione della causa nell’udienza straordinaria di smaltimento dell’arretrato.

Massime di principio

  • L’ordinanza di demolizione non deve necessariamente contenere né avere allegato l’atto di nomina del funzionario firmatario, purché dal provvedimento risultino con certezza la provenienza dell’atto, l’identità del sottoscrittore e la sua appartenenza all’amministrazione; tali elementi sono sufficienti a garantire l’esercizio del diritto di difesa.
  • Un ordine di demolizione è adeguatamente determinato quando descrive in modo chiaro, anche sinteticamente, le opere abusive e richiama gli accertamenti istruttori, quali verbali e documentazione fotografica, nonché le norme violate.
  • La mancata indicazione nell’ordinanza di demolizione dei confini e dell’area di sedime eventualmente acquisita in caso di inottemperanza non determina l’illegittimità dell’ingiunzione, poiché tali specificazioni attengono al successivo provvedimento di acquisizione gratuita al patrimonio comunale.
  • Il potere repressivo degli abusi edilizi non è soggetto a prescrizione o decadenza e può essere esercitato anche a distanza di molti anni dalla realizzazione dell’opera, senza che sia necessaria una specifica motivazione sull’interesse pubblico alla demolizione; il mero decorso del tempo non fa sorgere un legittimo affidamento alla conservazione dell’abuso.
  • La residenza anagrafica nell’immobile abusivo, la disponibilità di utenze e il pagamento di tributi non dimostrano né la legittimità urbanistica del manufatto né la disponibilità giuridica dell’area, la cui prova grava sul soggetto che invoca tali circostanze.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniConcessioni demaniali marittimeMotivazione del provvedimento
RamiEdiliziaDemanio e patrimonio pubblicoProcedimento amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneDecorso del tempo e affidamento del responsabile
IstitutiDifetto di motivazioneLegittimo affidamentoOnere della prova e principio dispositivoSopravvenuta carenza di interesse

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