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Cassazione Civile, Ordinanza n. 34255/2025 del 27/12/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (assicurazione)

La controversia

In uno stabilimento condotto in locazione si sviluppava un incendio, poi propagatosi ai locali di un terzo. L'assicuratore del soggetto danneggiato, surrogatosi ex art. 1916 c.c., agiva per il rimborso di quanto pagato all'assicurata nei confronti della società conduttrice e della proprietaria dell'immobile, ritenute responsabili del sinistro; nel giudizio intervenivano anche il gestore del servizio idrico, chiamato in causa dalla conduttrice quale possibile responsabile per la carenza d'acqua nella propagazione delle fiamme, e il relativo assicuratore. La società conduttrice proponeva ricorso per cassazione contro la sentenza d'appello che aveva confermato la condanna al risarcimento, deducendo tre censure: 1) violazione di legge per mancato accoglimento delle istanze istruttorie e per avere i giudici di merito fondato la decisione su consulenze tecniche svolte in precedenti procedimenti di accertamento tecnico preventivo, senza adeguata motivazione e senza considerare la dinamica dell'incendio e le responsabilità nella sua propagazione; 2) violazione della disciplina sul caso fortuito, assumendo che la carenza idrica nel sistema antincendio fosse evento imprevedibile e inevitabile idoneo a escludere la responsabilità della conduttrice e ad attribuire il danno al gestore del servizio idrico; 3) violazione di legge in tema di quantificazione del danno, sostenendo che la domanda risarcitoria fosse stata accolta senza compiuta istruttoria e sulla base di documentazione di parte, senza verifica dell'effettiva corrispondenza tra somme richieste e danno subito.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto tutte e tre le censure formulate in modo generico e non autosufficiente, prive della specifica indicazione e localizzazione degli atti e delle prove asseritamente trascurati, e sostanzialmente dirette a ottenere una rivalutazione del merito e del materiale probatorio, preclusa in sede di legittimità. Quanto al secondo motivo, ha rilevato anche il mancato confronto con la motivazione della sentenza impugnata, che aveva escluso che la carenza idrica integrasse caso fortuito idoneo a interrompere il nesso causale. La ricorrente è stata condannata a rifondere le spese del giudizio di cassazione alle controricorrenti ed è stato dato atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1916 c.c.

    La surrogazione dell'assicuratore consente di agire verso i terzi responsabili per recuperare quanto indennizzato all'assicurato.

  • art. 366, comma 1, n. 6, c.p.c.

    Il ricorso deve indicare e localizzare specificamente gli atti processuali, le prove e i documenti su cui si fonda; la mera deduzione generica della loro mancata valutazione o ammissione rende il motivo inammissibile.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    La censura per violazione di legge deve individuare puntualmente la norma asseritamente violata e il vizio di sussunzione; non può risolversi in una critica al merito o alla valutazione delle prove.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    Non è consentito trasformare una doglianza di violazione di legge in una censura di omesso esame di fatti, specie in presenza di doppia conforme, ove il controllo di legittimità è ulteriormente limitato.

  • art. 360, comma 4, c.p.c.

    In presenza di doppia conforme, la censura di omesso esame dei fatti è inammissibile nei limiti richiamati dalla Corte.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    La decisione è stata assunta in camera di consiglio secondo il procedimento camerale semplificato previsto dalla norma.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002

    Ricorrendo i presupposti, è dovuto l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 4, comma 8, D.M. Giustizia n. 55 del 2014

    È richiamato per la liquidazione delle spese di lite con aumento per la fase di legittimità.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione la deduzione di mancata ammissione o valutazione di prove è inammissibile se il ricorrente non trascrive o localizza specificamente i relativi atti e documenti e non ne spiega la decisività.
  • La censura formalmente proposta come violazione di legge non può essere utilizzata per ottenere una nuova valutazione del merito, delle risultanze istruttorie o delle consulenze tecniche.
  • Il giudice di merito non è tenuto a confutare analiticamente ogni allegazione o prova prodotta dalle parti, essendo sufficiente una motivazione logicamente adeguata fondata sugli elementi ritenuti decisivi; restano implicitamente disattesi gli argomenti incompatibili con la soluzione adottata.
  • Per escludere la responsabilità del soggetto tenuto a custodia o gestione del bene o dell'impianto, la parte che invoca il caso fortuito deve confrontarsi specificamente con la motivazione di merito che lo ha escluso e con gli elementi fattuali posti a base di tale esclusione.
  • Nel giudizio di legittimità non è consentito introdurre surrettiziamente un terzo grado di merito mediante doglianze dirette a contestare l'apprezzamento delle prove o la quantificazione del danno senza una puntuale critica in iure.

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità da cose e animaliProveImpugnazioniSpese di lite
RamiResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaCaso fortuito e forza maggiore

Testo integrale

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