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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31458/2023 del 19/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Stillitani ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva accolto l'appello del pubblico ministero ripristinando la misura detentiva (carcere) a suo carico. Ha dedotto due motivi: (1) nullità assoluta per presunta utilizzazione di un provvedimento cautelare proveniente da altro procedimento non prodotto in giudizio e violazione del contraddittorio (violazione art. 310, comma 2 c.p.p.); (2) motivazione manifestamente illogica, contraddittoria e carente perché il Tribunale non avrebbe adeguatamente valutato elementi nuovi a favore della sostituzione/attenuazione della misura (decorso del tempo in custodia, sequestro delle aziende, rispetto delle prescrizioni, iniziative lavorative e solidaristiche, relazione psicologica, decisioni favorevoli su posizioni del fratello), invocando la necessità di revoca/attenuazione della misura.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo: il richiamo a un diverso provvedimento cautelare era marginale e non ha influito sulla decisione, quindi non era necessaria l'acquisizione né un contraddittorio su quell'atto. Ha ritenuto infondato anche il secondo motivo: la motivazione del Tribunale del riesame è stata giudicata logica e adeguata alla luce dei principi di legittimità, in particolare per l'applicazione della presunzione relativa di persistenza delle esigenze cautelari prevista dall'art. 275, comma 3 c.p.p. La Corte ha confermato che il mero decorso del tempo e il comportamento rispettoso delle prescrizioni sono elementi 'neutri' e non, di per sé, idonei a costituire novità tali da modificare il quadro cautelare quando sussistono gravi indizi e la gravità del reato (qui: concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione e concorrenza illecita aggravati). Ha ritenuto plausibile la valutazione del rischio di recidiva alla luce della prolungata partecipazione e dei legami con il sodalizio mafioso e ha ritenuto irrilevante che il sequestro delle aziende renda impossibile la reiterazione. Ha condannato il ricorrente alle spese e disposto la trasmissione di estratto dell'ordinanza al PM per l'esecuzione della misura.

Norme richiamate

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    Presunzione relativa di persistenza delle esigenze cautelari e di adeguatezza della custodia in carcere per i reati indicati; la presunzione non è superata dal solo decorso del tempo o dal rispetto delle prescrizioni senza altri elementi di novità.

  • art. 299, comma 2, cod. proc. pen.

    Stabilisce che la revoca o attenuazione della misura richiede elementi di novità rispetto al giudicato cautelare; il Tribunale del riesame ha invocato la norma per escludere che il mero tempo trascorso costituisca novità.

  • art. 310, comma 2, cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata nella censura di nullità: disciplina della procedura davanti alla Corte di Cassazione per i ricorsi avverso le ordinanze del riesame; la Corte ha ritenuto non sussistente la nullità denunciata.

  • art. 274, cod. proc. pen.

    Norma generale sulle esigenze cautelari richiamata per confronto: la Corte ha ricordato la prevalenza della presunzione speciale dell'art. 275, comma 3, rispetto alla norma generale.

  • art. 416-bis.1 cod. pen. (riferimento alla qualificazione delle condotte)

    Richiamato in relazione alla gravità dei reati contestati (vicinanza a condotte mafiose), utile a motivare la maggiore persistenza delle esigenze cautelari.

  • art. 28 disposizioni reg. cod. proc. pen.

    Norma regolamentare richiamata per la trasmissione all'autorità procedente dell'estratto dell'ordinanza per l'esecuzione della misura ripristinata.

  • Giurisprudenza rilevante (Sezioni Unite n. 11/2000 e successive pronunce di legittimità)

    Principi di diritto utilizzati: onere della Corte di verificare la congruità motivazionale sui gravi indizi e sulle esigenze cautelari; consolidati indirizzi che il mero decorso del tempo è elemento neutro se non accompagnato da altri fatti idonei a dimostrare attenuazione del pericolo.

Massime di principio

  • Per reati connessi ad associazioni mafiose si applica una presunzione relativa di persistenza delle esigenze cautelari: il carcere tende ad essere ritenuto adeguato salvo prova contraria fondata su elementi nuovi e concreti.
  • Il mero decorso del tempo in stato di detenzione e il rispetto delle prescrizioni non costituiscono automaticamente elementi nuovi idonei ad attenuare la misura; devono essere accompagnati da fatti concreti che mostrino la cessazione del pericolo di recidiva.
  • Il sequestro degli assets dell'indagato non esclude di per sé il rischio di reiterazione dei reati, se permangono relazioni, capacità operative o possibilità astratte di svolgere attività che possano essere funzionali alla commissione di nuovi reati.
  • Relazioni psicologiche o iniziative solidaristiche possono essere valutate, ma da sole sono spesso insufficienti a superare la presunzione di persistenza delle esigenze cautelari; occorrono elementi probatori concreti e recenti che dimostrino un effettivo distacco dall'attività criminale.
  • La posizione e le misure adottate nei confronti di coimputati o familiari non vincolano automaticamente la valutazione sulle esigenze cautelari del singolo: ogni posizione va valutata autonomamente alla luce della personalità, del comportamento e degli elementi di prova specifici.
  • In impugnazioni cautelari davanti alla Cassazione, le censure devono evidenziare violazioni di norme o la manifesta illogicità della motivazione; divergenze di valutazione sui fatti già esaminati dal giudice di merito sono difficilmente recepibili se non accompagnate da profili di legge o evidenti contraddizioni.

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