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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26619/2024 del 05/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha revocato il beneficio dell'indulto concesso a Celozzi (legge 31/07/2006, n.241, art.1, comma 3). Il ricorrente deduceva errata interpretazione del suddetto art.1, comma 3: la Corte di appello avrebbe considerato la pena complessiva risultante dalla sentenza (anni 2 dopo riduzione) anziché le singole pene per ciascun reato in continuazione e le riduzioni processuali applicate (es. diminuzione per il rito abbreviato), sicché nessuna delle singole pene detentive, al netto delle riduzioni, raggiungerebbe il limite di due anni previsto per la revoca.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato, ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e ha dichiarato illegittima la revoca dell'indulto. La Corte ha richiamato il consolidato orientamento secondo cui, nei reati in continuazione, ai fini della revoca dell'indulto va considerata la pena irrogata per ciascun reato (e, se applicabile, la pena dopo la riduzione per riti speciali), non la somma globale; in caso di incertezza sul giudicato il criterio interpretativo è il favor rei.

Norme richiamate

  • legge 31 luglio 2006, n.241, art. 1, comma 3

    La revoca dell'indulto trova applicazione solo se il beneficiario subisce, per un singolo delitto doloso, una condanna a pena detentiva di una certa entità (qui parametro: due anni); la Corte ha interpretato che il riferimento è alla pena finale effettiva per ciascun reato, comprensiva delle riduzioni processuali, e non alla sola pena calcolata sulla base delle circostanze di diritto sostanziale.

  • codice penale, art. 81, comma 2

    Norma sul concorso di reati/continuazione; utilizzata quale riferimento per stabilire che, quando più reati sono unificati per continuazione, occorre determinare la pena per ciascun reato e non limitarsi alla sanzione globale.

  • codice di procedura penale, artt. 442 e 444

    Riferimento alle riduzioni di pena per riti speciali (in particolare al rito abbreviato): la pena finale da prendere in considerazione ai fini della revoca è quella dopo l'applicazione della riduzione procedurale.

  • codice di procedura penale, art. 533, comma 2

    Prevede che, se la condanna riguarda più reati, il giudice stabilisca la pena per ciascuno di essi; se il giudice della cognizione non lo ha fatto, il giudice dell'esecuzione deve interpretare il giudicato secondo il favor rei.

  • codice di procedura penale, art. 620, lett. I)

    Gli Ermellini hanno richiamato questa norma per annullare senza rinvio l'ordinanza impugnata e disporre la comunicazione all'organo competente per l'esecuzione.

Massime di principio

  • Per reati commessi in continuazione, ai fini della revoca dell'indulto va considerata la pena inflitta per ciascun reato e non la pena complessiva determinata sulla somma delle punizioni.
  • Se la sentenza è stata pronunciata con rito abbreviato o altro rito con riduzione, la pena da prendere in considerazione è quella finale, dopo l'applicazione della diminuzione.
  • In caso di incertezza o di assenza di esplicita determinazione della pena per ogni reato, il giudice dell'esecuzione deve interpretare il giudicato in senso favorevole all'imputato (principio del favor rei).
  • La revoca dell'indulto può essere disposta solo se per un singolo delitto doloso la pena detentiva finale raggiunge o supera la soglia stabilita dalla norma che disciplina il beneficio (qui: due anni).
  • La Corte di cassazione può annullare senza rinvio quando la rettifica è possibile direttamente in sede di legittimità e la decisione impugnata è viziata nella valutazione giuridica dei parametri di revoca.

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