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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30544/2024 del 25/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in quattro motivi: 1) violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza per la presunta "riqualificazione a sorpresa" da riciclaggio (contestato in imputazione) ad appropriazione indebita (confermata in sentenza) e conseguente impossibilità di difesa; 2) vizio relativo alla validità e tempestività della querela (contestata la legittimazione di Alessandro Belfiore e di Work Service Rent s.r.l. a proporre querela e la tardività della querela del 02/01/2015); 3) carenza e apparente motivazione sull'accertamento della responsabilità per appropriazione indebita (omessa o insufficiente risposta alle doglianze difensive e ai riscontri probatori prodotti in dibattimento); 4) vizio nell'applicazione della recidiva (art. 99 c.p.), sia per motivazione apparente sia per considerazione di condanne definitive intervenute dopo il fatto in contestazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e quindi ha rigettato i motivi proposti. In particolare: - ha ritenuto lecita la riqualificazione operata in primo grado perché i fatti materiali contestati risultavano gli stessi dall'imputazione e non costituivano una trasformazione sorpresa del fatto, con richiamo alla giurisprudenza sul principio di correlazione tra accusa e sentenza; - ha dichiarato valida e tempestiva la querela del 19/08/2014 sottoscritta da Alessandro Belfiore, ritenendo che dal testo emergesse la rappresentanza e/o la detenzione qualificata dell'automezzo e che il detentore/noleggiatore sia legittimato a proporre querela; - ha ritenuto ammissibile la motivazione del giudice d'appello, anche per relationem rispetto alla sentenza di primo grado, e non macroscopicamente illogica rispetto alla valutazione probatoria sull'antecedenza della cessione rispetto al termine di leasing; - ha ritenuto corretta la motivazione sull'applicazione della recidiva, sufficientemente motivata come giudizio discrezionale. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e a ulteriori conseguenze (sanzioni) per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (testo della sentenza tronco sul punto finale). In precedenza, la Corte d'appello di Venezia aveva: a) dichiarato estinto per prescrizione il reato a carico di Nataniel Nistor Zan; b) confermato la condanna di Antonio Fiano a 1 anno e 6 mesi di reclusione per appropriazione indebita in concorso con lo Zan; la Cassazione ha dunque lasciato ferme tali statuizioni.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma procedurale che disciplina i motivi di ricorso; la Corte ha esaminato i motivi richiamando le lettere b), c) ed e) per inosservanza di norme processuali e carenza di motivazione e li ha ritenuti manifestamente infondati.

  • artt. 521 e 522 cod. proc. pen.

    Principi sulla correlazione tra accusa e sentenza; la Corte ha interpretato questi articoli nella linea giurisprudenziale che consente la riqualificazione quando i fatti materiali contestati nella imputazione siano gli stessi e non vi sia una sostanziale trasformazione sorpresa del fatto.

  • art. 111 Cost.

    Richiamato in rapporto al diritto di difesa e al contraddittorio: la Corte ha osservato che il diritto di difesa è rispettato anche quando la qualificazione giuridica muta in sentenza, purché il fatto materiale fosse noto e l'imputato abbia potuto impugnare.

  • art. 6 CEDU

    Richiamato come parametro di garanzia del giusto processo e del diritto di difesa; la Corte lo usa per confermare che non c'è stata violazione del diritto di difesa dalla riqualificazione.

  • art. 648-bis c.p. (riciclaggio)

    Norma sul riciclaggio richiamata in dottrina e giurisprudenza per spiegare la incompatibilità tra riciclaggio e reati presupposti; la Corte ha distinto il caso di specie da precedenti in cui tale incompatibilità rendeva la riqualificazione non prevedibile.

  • art. 120 e ss. cod. pen.

    Richiamati in relazione ai criteri di determinazione della pena e alla valutazione della personalità del reo in tema di recidiva; la Corte ha valutato la recidiva come apprezzamento discrezionale adeguatamente motivato.

  • art. 337 cod. proc. pen.

    Richiamato nel motivo relativo alla querela; la Corte ha considerato la legittimazione alla querela e le regole sulla sua tempestività e validità.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in relazione alla responsabilità in concorso; la Corte ha confermato che la valutazione probatoria ha ritenuto provato il concorso nell'appropriazione indebita.

  • art. 646 cod. pen.

    Richiamato tra le norme di reato oggetto di censura; la Corte ha esaminato l'adeguatezza della qualificazione e ha ritenuto corretta la valutazione del giudice di merito.

  • art. 99 cod. pen.

    Norma sulla recidiva: la Corte ha richiamato il principio che il giudice deve dare una motivazione specifica quando afferma o esclude la recidiva; la motivazione succinta della Corte d'appello è stata ritenuta sufficiente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che consente la condanna alle spese per il ricorrente; la Corte ha condannato Fiano al pagamento delle spese del procedimento ai sensi di tale articolo.

Massime di principio

  • La riqualificazione del fatto in sentenza non determina automaticamente una violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza se gli elementi materiali del fatto contestato nell'imputazione coincidono con quelli accertati: la trasformazione è illegittima solo se introduce un fatto sostanzialmente nuovo che priva l'imputato della possibilità di difendersi.
  • L'eventuale riqualificazione effettuata in primo grado è compatibile con il diritto di difesa purché l'imputato possa esercitare il rimedio dell'impugnazione; quindi la prevedibilità della diversa qualificazione si valuta anche con riferimento all'intero svolgimento processuale.
  • La querela presentata dal rappresentante di una società o dal detentore/noleggiatore può essere considerata valida anche se non dichiara espressamente la fonte dei poteri di rappresentanza, quando dal testo emerga comunque la qualità e la sussistenza dell'interesse o della detenzione qualificata; l'onere di contestare formalmente la legittimazione grava sulla parte che la eccepisce.
  • La Corte d'appello può motivare per relationem riprendendo e valutando criticamente la motivazione del primo grado: questo è ammesso purché la decisione finale contenga un'argomentazione logica e non macroscopicamente illogica, e purché le doglianze già adeguatamente trattate in primo grado non richiedano replica puntuale nel dettaglio.
  • L'applicazione della recidiva richiede una motivazione specifica che evidenzi in che modo le precedenti condanne manifestino una persistente inclinazione criminale e la rilevanza di tale profilo rispetto al fatto in contestazione; una motivazione succinta può essere sufficiente se fornisce questa connessione.
  • Nel sindacato di legittimità la Corte di Cassazione non rivede valutazioni probatorie non macroscopicamente illogiche: le censure che chiedono una diversa lettura del materiale probatorio sono in genere inammissibili se poggiano su valutazioni alternative non palesemente contraddittorie.

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