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Ordinanza

Ordinanza n. 133/2026 - Reggio Calabria, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600301

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Reggio CalabriaOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: informazione interdittiva antimafia con effetto di diniego dell’iscrizione nella White List

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (operatore economico)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l’informazione interdittiva antimafia adottata dal Prefetto di Reggio Calabria ai sensi degli artt. 84 e 91 d.lgs. 159/2011, chiedendone l’annullamento previa sospensione cautelare. Il procedimento era stato avviato a seguito della domanda di iscrizione nella White List relativa, tra l’altro, all’autotrasporto per conto terzi, successivamente rinnovata con riferimento ai noli a freddo e a caldo di macchinari. La prognosi di infiltrazione mafiosa sembrava essere stata collegata ai rapporti del ricorrente con la moglie e con alcuni familiari di origine della stessa, gravati da precedenti per associazione mafiosa e operanti nel settore dell’autotrasporto, nonché a precedenti penali dell’unico dipendente dell’impresa con mansioni meramente esecutive e al trasferimento di un autocarro acquistato durante il matrimonio. Nel procedimento il ricorrente aveva documentato il deterioramento dei rapporti coniugali, la separazione e il successivo divorzio, il trasferimento della propria residenza e la mancanza di frequentazioni, contatti o cointeressenze economiche con la famiglia della moglie. Sono stati quindi dedotti, in sostanza, il deficit istruttorio e motivazionale e l’insufficienza degli elementi posti a fondamento della prognosi di condizionamento mafioso.

La decisione

Il TAR ha accolto la domanda cautelare, ravvisando il fumus boni iuris in relazione al deficit istruttorio e motivazionale che, a un primo esame, inficia la prognosi di infiltrazione mafiosa. Il quadro istruttorio non appariva idoneo a sostenere l’interdittiva perché non risultavano adeguatamente apprezzati la natura sostanziale dei rapporti tra il ricorrente e la moglie, ormai separati e divorziati prima dell’adozione del provvedimento, né l’assenza di rapporti attuali con la famiglia di origine della moglie. Il giudice ha inoltre valorizzato la natura meramente esecutiva delle mansioni del dipendente gravato da precedenti risalenti, la divergenza tra l’attività edile-artigianale dell’impresa ricorrente e il settore dell’autotrasporto riconducibile ai familiari della moglie, nonché il possibile carattere neutro del trasferimento dell’autocarro acquistato in costanza di matrimonio. È stato riconosciuto anche il periculum in mora, in ragione delle esigenze di sostentamento dell’imprenditore e dei dipendenti. L’efficacia dell’informazione interdittiva è stata sospesa fino alla trattazione di merito, fissata per il 10 marzo 2027. Il Ministero dell’Interno è stato condannato al pagamento di 800 euro per le spese della fase cautelare, oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • artt. 84 e 91 d.lgs. 159/2011

    Costituiscono la base normativa dell’informazione interdittiva antimafia impugnata.

  • art. 92, comma 2-bis, d.lgs. 159/2011

    Disciplina il preavviso del procedimento interdittivo, che nel caso concreto era stato comunicato il 22 ottobre 2024.

  • art. 55 c.p.a.

    Costituisce il fondamento processuale della domanda cautelare e della sospensione dell’efficacia dell’atto impugnato.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    È richiamato quale fondamento dell’oscuramento delle generalità e dei dati identificativi.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    È richiamato, insieme alla normativa nazionale sulla privacy, a tutela dei diritti e della dignità delle persone interessate.

Massime di principio

  • In sede cautelare, un’informazione interdittiva antimafia può essere sospesa quando la prognosi di infiltrazione mafiosa risulti prima facie fondata su un quadro istruttorio e motivazionale incompleto, in particolare per il mancato esame di circostanze documentate e potenzialmente decisive.
  • Nel valutare il possibile condizionamento mafioso per il tramite di rapporti familiari, l’amministrazione deve considerare la natura sostanziale, attuale e concreta dei rapporti tra l’impresa interessata e i soggetti controindicati, non potendo attribuire rilievo automatico al solo vincolo coniugale o di parentela quando siano documentati separazione, divorzio, autonomia abitativa e assenza di frequentazioni o cointeressenze economiche.
  • La prognosi interdittiva deve essere verificata alla luce della concreta riconducibilità degli elementi indiziari all’attività dell’impresa interessata; assumono rilievo, in senso contrario, la divergenza tra il settore economico dell’impresa e quello dei soggetti controindicati e la natura meramente esecutiva delle mansioni svolte dal dipendente gravato da precedenti.
  • Un trasferimento di beni intervenuto tra coniugi in costanza di matrimonio, se non accompagnato da ulteriori elementi sintomatici di inserimento dell’impresa in circuiti mafiosi, può presentare carattere neutro e non essere sufficiente, da solo, a sostenere una prognosi di infiltrazione.
  • Ai fini della tutela cautelare contro un’interdittiva antimafia, il periculum in mora può essere ravvisato nelle concrete esigenze di sostentamento dell’imprenditore e dei dipendenti dell’impresa, quando l’efficacia dell’atto incida immediatamente sulla prosecuzione dell’attività economica.

Come è indicizzato

MaterieInterdittiva e informazione antimafiaTutela cautelare
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcesso amministrativo
SottomateriePresupposti e indizi dell'infiltrazioneWhite list e iscrizione
IstitutiDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnicaTutela cautelare

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