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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43216/2022 del 14/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione in Cassazione avverso l'ordinanza che, pur avendo annullato il decreto di sequestro probatorio per carenza di motivazione, aveva rifiutato la restituzione delle merci sequestrate (calzature con segni falsi). Il ricorrente deduce violazione di legge ex art. 324 commi 5, 6 e 7 c.p.p., sostenendo che l'annullamento del provvedimento privo di motivazione avrebbe dovuto comportare la restituzione perché il giudice non poteva valutare concretamente la sussistenza del reato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto corretta la decisione del giudice del riesame che ha negato la restituzione delle calzature contraffatte, richiamando la giurisprudenza secondo cui gli oggetti la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione costituiscono reato rientrano nella confisca obbligatoria e, pertanto, opera il divieto di restituzione previsto dall'art. 324, comma 7, c.p.p., anche se è stato annullato il decreto di sequestro probatorio. Per tale motivo l'istanza di restituzione è stata respinta. Conseguentemente la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen. (commi 5, 6 e 7)

    Stabilisce i limiti alla restituzione delle cose sequestrate: il comma 7 vieta la restituzione quando le cose sono soggette a confisca obbligatoria, e il divieto opera anche in caso di annullamento del decreto di sequestro probatorio.

  • art. 240 cod. pen. (secondo comma)

    Individua i casi di confisca obbligatoria, comprensivi delle cose la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione costituiscono reato; tali beni non possono essere restituiti.

  • D.L. n. 137/2020 art. 23, co. 8

    Norma procedurale richiamata in relazione alle conclusioni depositate dal Sostituto Procuratore Generale; nel caso concreto il pubblico ministero ha formulato conclusioni ai sensi di tale disposizione.

  • Sez. U. Sentenza n. 40847/2019 (giurisprudenza)

    Ha chiarito che il divieto di restituzione previsto dall'art. 324, comma 7, c.p.p. opera anche in caso di annullamento del decreto di sequestro probatorio e riguarda le cose soggette a confisca obbligatoria ai sensi dell'art. 240, comma 2, c.p.

  • Sez. 2 Sentenza n. 44380/2008 (giurisprudenza)

    Ha affermato che i prodotti industriali contraffatti rientrano tra le cose da confiscare poiché la loro fabbricazione/detenzione/alienazione costituisce reato.

Massime di principio

  • L'annullamento di un provvedimento di sequestro per vizi formali (es. carenza di motivazione) non determina automaticamente il diritto alla restituzione se le cose sequestrate sono soggette a confisca obbligatoria.
  • Il divieto di restituzione dell'art. 324, comma 7, c.p.p. si applica anche quando è annullato il decreto di sequestro probatorio, se sussiste causa di confisca obbligatoria prevista dall'art. 240 c.p.
  • I beni contraffatti (es. prodotti con segni falsi) possono rientrare nella confisca obbligatoria perché la loro fabbricazione, detenzione o alienazione costituisce reato; in tali casi il titolare non può vantare diritto alla restituzione.
  • In Cassazione i ricorsi manifestamente infondati possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanne alle spese e sanzioni (es. pagamento alla Cassa delle Ammende).
  • Nel proporre istanze di restituzione dopo l'annullamento di sequestri, è necessario dimostrare che le condizioni per la confisca obbligatoria non sussistono; l'assenza di motivazione del provvedimento iniziale non è sufficiente di per sé.

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