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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15197/2023 del 11/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di L'Aquila che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di liberazione condizionale per carenza del requisito della collaborazione (reati rientranti nel catalogo dell'art. 4-bis). Il ricorrente denunciava violazione di legge e difetto di motivazione per aver omesso l'esame del merito a motivo di una preclusione già formatasi su precedenti decisIoni, nonché per non aver tenuto conto degli orientamenti di diritto internazionale e costituzionali che limitano la valenza invincibile dell'assenza di collaborazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato al Tribunale di sorveglianza per un nuovo giudizio. Ha rilevato che la normativa sopravvenuta (decreto-legge n.162/2022, convertito dalla L.199/2022) ha trasformato la preclusione assoluta in relativa, prevedendo condizioni stringenti per l'accesso ai benefici non collaboranti (adempimenti civili o impossibilità, elementi specifici volti a escludere collegamenti con la criminalità organizzata, iniziative a favore delle vittime, e il requisito di 30 anni per gli ergastolani). La Corte ha altresì osservato che il ricorrente aveva già scontato un periodo di pena tale da soddisfare il nuovo requisito temporale, risultando, pertanto, che il Tribunale deve ora verificare nel merito la sussistenza delle condizioni previste dalla nuova disciplina e compiere gli accertamenti istruttori necessari prima di rimandare questioni di costituzionalità.

Norme richiamate

  • art. 4-bis, legge n. 354 del 1975

    Nella versione originaria precludeva in modo assoluto l'accesso ai benefici per i condannati per i delitti indicati se non collaboranti; la novella normativa ha trasformato la preclusione in relativa, subordinando l'accesso a stringenti condizioni additive

  • art. 2, decreto-legge n. 152 del 1991, conv. con modificazioni nella legge n. 203 del 1991

    Previgente norma che collegava la liberazione condizionale alle regole dell'art. 4-bis; la sua applicazione era stata ritenuta ostativa all'esame meritario in presenza di mancanza di collaborazione

  • decreto-legge 31 ottobre 2022, n. 162, convertito dalla legge n. 199 del 2022

    Ha introdotto la disciplina sopravvenuta che rende relativa la presunzione di pericolosità per i non collaboranti e ha imposto condizioni cumulative per l'accesso ai benefici (adempimenti civili o impossibilità, elementi specifici diversi dalla mera condotta carceraria per escludere collegamenti criminali, iniziative a favore delle vittime) e ha innalzato a 30 anni il termine per l'ammissione alla liberazione condizionale degli ergastolani

  • ordinanza Corte costituzionale n. 97 del 2021 e sentenza n. 227 dell'8-10-2022

    La Corte costituzionale aveva segnalato incongruenze costituzionali nella disciplina previgente e aveva rimesso al legislatore la revisione; con la sentenza n.227 la Corte ha inoltre riconosciuto che, dopo la novella legislativa, spetta al giudice rimettente verificare la portata applicativa dello ius superveniens e la persistenza della rilevanza delle questioni sollevate

  • Principi costituzionali e convenzionali richiamati (art. 3, art. 27 e art. 117 Cost.; artt. 6 e 14 CEDU)

    Richiamo ai principi di ragionevolezza e funzione rieducativa della pena, al divieto di pena perpetua priva di concreta possibilità di liberazione e ai diritti garantiti dalla Convenzione europea, usati come parametro per valutare la compatibilità della disciplina penitenziaria

Massime di principio

  • La sopravvenienza di una norma favorevole (ius superveniens) impone al giudice di merito di riesaminare la domanda e non consente più l'automatica inammissibilità fondata su preclusioni ormai mitigate dalla nuova disciplina
  • Se la nuova legge innalza requisiti temporali o introduttivi, il principio di divieto di retroattività di norme penali sfavorevoli richiede verifica sul possibile effetto peggiorativo sul richiedente; la Corte ha ritenuto che, quando la nuova norma risulti neutra o migliorativa nella concreta posizione del detenuto, il giudice non possa invocare preclusioni precedenti
  • Il giudice del merito deve svolgere un'istruttoria approfondita (acquisizione di informazioni sulla struttura criminale, posizione del detenuto, provvedimenti sopravvenuti, pareri del pubblico ministero e del Procuratore nazionale antimafia, informazioni patrimoniali e della direzione dell'istituto) prima di decidere sull'ammissibilità
  • La mancata collaborazione non vale più di per sé come indice invincibile di pericolosità: il richiedente deve allegare elementi specifici e ulteriori, diversi dalla mera buona condotta, che dimostrino la concreta assenza di collegamenti criminali e il mancato pericolo di ripristino di tali collegamenti
  • Se, dopo la valutazione di merito, risulti che le nuove condizioni non incidono sfavorevolmente sulla posizione del carcerato, la questione di costituzionalità può ritenersi priva di rilievo; viceversa il giudice dovrà rimandare le questioni ancora pertinenti
  • Per i casi di ergastolo occorre verificare il requisito temporale applicabile (ora 30 anni): se il detenuto ha già scontato il periodo richiesto, ciò può favorire l'esame della richiesta senza effetti di retroattività sfavorevole

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