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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14966/2023 del 11/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Fico era stato condannato per il reato di cui all'art. 10‑bis D.Lgs. 74/2000 (omesso versamento delle ritenute operate come sostituto d'imposta per il periodo d'imposta 2014, per complessivi euro 284.771,09). In cassazione ha dedotto, tra gli altri motivi, la manifesta illogicità della motivazione sulla prova dell'effettivo pagamento delle retribuzioni e della consegna delle certificazioni ai sostituiti, censurando l'utilizzo delle dichiarazioni contenute nel processo verbale di constatazione (P.V.C.) e delle dichiarazioni di testi acquisite nel corso della verifica fiscale in presenza di indizi di reato (violazione dell'art. 220 disp. att. c.p.p.). Con motivi nuovi ha inoltre sostenuto la violazione dell'art. 649 c.p.p. (divieto di nuovo giudizio) perché per lo stesso fatto era stato poi prosciolto per estinzione del reato per prescrizione con sentenza irrevocabile del Tribunale di Napoli n. 83337/2022, pronunciata dopo la proposizione del ricorso in cassazione; la differenza di importo derivava da versamenti successivi.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio, pronunciando che il motivo basato sull'art. 649 c.p.p. è fondato. La Corte ha rilevato che si tratta dello stesso fatto (stesso anno d'imposta 2014 e stessa norma violata) e che la diversa quantificazione deriva da versamenti successivi; il giudicato di proscioglimento per prescrizione sorto con la sentenza del Tribunale di Napoli impedisce il mantenimento della condanna, e tale questione può essere dedotta in Cassazione quando la decisione non richiede accertamenti di fatto aggiuntivi.

Norme richiamate

  • art. 10‑bis D.Lgs. 74/2000

    Norma penale tributaria contestata: punisce l'omesso versamento delle ritenute operate dal sostituto d'imposta riguardanti il periodo d'imposta (nel caso, il 2014). La Corte considera che il reato riguarda il singolo periodo d'imposta, perciò l'identità dell'anno conferma l'identità del fatto.

  • art. 220 disp. att. c.p.p.

    Disciplina l'acquisizione di elementi probatori da parte della P.G. nell'ambito di verifiche fiscali; il ricorrente ha sostenuto che le dichiarazioni rese durante la verifica dopo l'emersione di indizi di reato sono inutilizzabili. La questione è stata evocata per censurare l'utilizzo in giudizio delle dichiarazioni contenute nel P.V.C.

  • art. 351 c.p.p.

    Norma sul dibattimento e sull'acquisizione dei mezzi di prova: richiamata dal ricorrente per sostenere che dichiarazioni raccolte in sede amministrativa dovevano essere acquisite con modalità processuali e non potevano essere impiegate se ottenute in violazione delle garanzie procedurali.

  • art. 357 c.p.p.

    Norma relativa alle forme di assunzione della prova testimoniale; richiamata dalla difesa come argomento relativo alla illegittima utilizzazione delle dichiarazioni raccolte fuori dalle regole testimoniali.

  • art. 514 c.p.p.

    Rilevata nella censura sulle regole che riguardano l'utilizzabilità di atti e dichiarazioni acquisiti dalla P.G.; evocata a supporto della tesi di nullità o inutilizzabilità di dichiarazioni rilevanti per la condanna.

  • art. 526 c.p.p.

    Richiamato in ordine alle modalità di formazione del processo verbale di constatazione e alla sua utilizzabilità in dibattimento; la difesa ha contestato la utilizzabilità degli atti redatti dalla P.G. durante la verifica fiscale.

  • art. 111 Cost.

    Principio di ragionevole durata del processo e garanzie del giusto processo; evocato tra le censure sulla legittimità delle prove e delle garanzie procedurali.

  • art. 649 c.p.p.

    Norma che vieta il nuovo giudizio per lo stesso fatto quando è già intervenuto giudicato di proscioglimento o condanna: la Corte ha ritenuto applicabile il divieto perché per lo stesso fatto (stesso anno d'imposta e stessa norma violata) era intervenuto proscioglimento per estinzione del reato, e la questione poteva essere decisa in Cassazione senza ulteriori accertamenti di fatto.

Massime di principio

  • Il proscioglimento o la sentenza irrevocabile intervenuta successivamente per lo stesso fatto (stesso anno d'imposta e stessa norma) può determinare l'annullamento di una condanna anche in Cassazione per applicazione dell'art. 649 c.p.p., se la questione non richiede nuovi accertamenti di fatto.
  • La diversità numerica dell'importo contestato (es. dovuta a versamenti successivi) non esclude automaticamente l'identità del fatto quando resta lo stesso periodo d'imposta e la stessa fattispecie penale; il giudicato sullo 'stesso fatto' può prevalere.
  • Le dichiarazioni e gli atti acquisiti nel corso di verifiche fiscali possono essere censurati per inutilizzabilità se raccolti dopo l'emersione di indizi di reato in violazione delle norme (art. 220 disp. att. c.p.p. e connessi), ma la valutazione della loro utilizzabilità può richiedere accertamenti specifici di fatto.
  • La questione della utilizzabilità di atti provenienti da verifiche amministrative richiede attenzione procedurele: se l'uso di tali atti incide sulla regolarità del processo, la difesa deve dedurre il vizio e il giudice valutare l'eventuale nullità o inutilizzabilità.
  • In Cassazione può essere dedotto il divieto di nuovo giudizio quando la decisione da adottare è di diritto e non implica accertamenti integrativi di fatto; se invece sono necessari nuovi accertamenti, la questione va proposta al giudice dell'esecuzione o al giudice del merito competente.

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