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Cassazione Penale, Ordinanza n. 14671/2025 del 14/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte di appello di Genova che, ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., aveva recepito l'accordo delle parti e applicato la pena di 1 anno, 9 mesi e 10 giorni di reclusione per il delitto di furto in abitazione. Con un unico motivo ha dedotto violazione di legge e mancanza di motivazione, lamentando che la corte non si fosse pronunciata sul richiesto proscioglimento ex art. 129 c.p.p. La Corte di cassazione ha però ritenuto la censura non consentita in sede di ricorso avverso una sentenza resa a seguito di concordato in appello, poiché le doglianze sulla mancata valutazione delle cause di proscioglimento e sui motivi rinunciati non sono deducibili, salvo che incidano sulla legalità della sanzione o sulla formazione della volontà adesiva al concordato, profili non dedotti nel caso concreto.

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile de plano. La Corte ha applicato l'art. 610, comma 5-bis, c.p.p., ritenendo che il motivo dedotto fosse tra quelli non consentiti contro la sentenza emessa ex art. 599-bis c.p.p., perché inerente alla mancata valutazione ex art. 129 c.p.p. e non alla formazione del consenso, al consenso del pubblico ministero o alla difformità della decisione rispetto al concordato. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di 4.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    disciplina il concordato in appello; contro la sentenza resa ai suoi sensi sono deducibili solo censure sulla formazione della volontà di aderire al concordato, sul consenso del pubblico ministero e sulla difformità della pronuncia rispetto all'accordo, non anche doglianze su motivi rinunciati o sulla mancata valutazione dell'art. 129 c.p.p.

  • art. 129 c.p.p.

    la sua mancata applicazione non è oggetto di doglianza ammissibile nel ricorso contro una sentenza resa a seguito di concordato in appello, salvo profili diversi non presenti nel caso concreto.

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    consente la declaratoria di inammissibilità de plano, con procedura semplificata e senza formalità, quando il ricorso è proposto per motivi non consentiti dalla legge.

  • art. 599-bis cod. pen.

    nel testo è richiamato come base della decisione di concordato in appello, ma il riferimento corretto nel ragionamento della Corte è al codice di procedura penale.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione avverso una sentenza resa a seguito di concordato in appello, sono ammissibili solo le censure che attengono alla validità del consenso dell'imputato, al consenso del pubblico ministero e alla corrispondenza tra accordo e decisione del giudice.
  • Non sono deducibili, in tale sede, le doglianze relative a motivi rinunciati o alla mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., salvo che la censura investa la legalità della pena inflitta.
  • Quando il ricorso è fondato esclusivamente su motivi non consentiti, la Corte di cassazione può dichiararlo inammissibile de plano ai sensi dell'art. 610, comma 5-bis, c.p.p., con le conseguenze economiche previste dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieRiti alternativiImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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