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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 24914/2022 del 18/08/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Controversia concernente l'avveramento di una condizione sospensiva prevista in contratti di compravendita relativi a unità immobiliari: i contratti prevedevano che la società venditrice potesse realizzare dei box qualora avesse ottenuto, entro due anni, regolare concessione edilizia. Il ricorrente deduceva che, per accertare l'avveramento della condizione, non sia sufficiente considerare il mero rilascio del titolo amministrativo, ma occorre verificare la legittimità di quel titolo rispetto alla normativa urbanistica/edilizia concreta applicabile. La Corte di Appello di Roma aveva ritenuto avverata la condizione basandosi su un presunto giudicato esterno (rilascio della concessione del 1.6.1989) senza valutare la legittimità del titolo e senza eseguire l'esame richiesto dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 5411/2015.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i primi sei motivi di ricorso (conseguentemente assorbendo gli altri), rilevando che la Corte di Appello non ha esaminato 'ex novo' la questione rimessa dal giudice di legittimità e non ha valutato la legittimità del titolo amministrativo la cui esistenza era stata posta a fondamento dell'avveramento della condizione sospensiva. La Cassazione ha altresì ritenuto erronea la qualificazione di un provvedimento non definitivo come fonte di giudicato esterno e ha rilevato la mancata valutazione dell'opportunità di riunire i giudizi connessi. La sentenza impugnata è stata cassata limitatamente alle censure accolte e la causa è rinviata alla Corte di Appello di Roma in diversa composizione, con incarico di verificare, conformemente al principio enunciato dalla sentenza n. 5411/2015, sia l'intervenuto rilascio del titolo autorizzativo sia la sua legittimità rispetto alla normativa edilizia e urbanistica concretamente applicabile; condanna alle spese di cassazione a carico della parte soccombente nel procedimento di legittimità.

Norme richiamate

  • codice di procedura civile, art. 324 c.p.c.

    Invocato in relazione alla presunta nullità della sentenza quando il giudice di merito avrebbe errato nel considerare come giudicato un provvedimento non definitivo; la Corte ha ritenuto che non sussista giudicato esterno se la decisione richiamata non è definitiva.

  • codice di procedura civile, art. 336 c.p.c.

    Richiamato insieme ad altri articoli sulle nullità: la censura riguardava l'errata configurazione di effetti di giudicato e la violazione di regole procedurali connesse; la Corte ha accertato l'errore di applicazione.

  • disposizioni di attuazione c.p.c., art. 124 disp. att. c.p.c.

    Citate nella contestazione di nullità formali e nella valutazione della correttezza procedurale della decisione impugnata.

  • codice civile, art. 2909 c.c.

    Richiamato nella contestazione sull'effetto traslativo e sulle condizioni sospensive nei contratti: la Corte ha richiamato la necessità di verificare l'effettivo avveramento della condizione alla stregua della legittimità del titolo amministrativo.

  • codice di procedura civile, art. 360 c.p.c. (1° comma, nn. 3 e 4)

    Fondamento delle censure di cassazione utilizzate dal ricorrente (violazione di norme di diritto e nullità della motivazione/omessa pronuncia); la Corte ha accolto le doglianze fondate su tali vincoli di legge.

  • codice di procedura civile, artt. 39 e 40 c.p.c.

    Riguardano la riunione dei giudizi e la regola del ne bis in idem; la Corte ha censurato la mancata valutazione della riunione dei giudizi connessi da parte del giudice del rinvio.

  • codice di procedura civile, artt. 112 e 113 c.p.c.

    Norme sul principio dispositivo e sull'onere della motivazione: la Corte ha richiamato l'obbligo del giudice del rinvio di riesaminare gli aspetti non definiti e di motivare compiutamente.

  • codice di procedura civile, art. 273 c.p.c.

    Citate nel contesto delle eccezioni connesse alla riunione dei giudizi e al rispetto del principio del doppio grado; la Corte ha ritenuto non adeguata la valutazione compiuta dal giudice distrettuale.

  • codice di procedura civile, artt. 384 e 394 c.p.c.

    Invocate perché la Corte di Appello avrebbe omesso di eseguire il controllo specifico cui era stata demandata dalla Cassazione; la Corte di legittimità ha confermato l'obbligo del giudice del rinvio di svolgere l'esame richiesto.

Massime di principio

  • Un provvedimento non definitivo non può essere considerato fonte di giudicato esterno: il giudice deve verificare la definitività prima di fondare su di esso decisioni in altri giudizi.
  • Nel caso di rinvio dalla Corte di Cassazione, il giudice del rinvio è tenuto a riesaminare 'ex novo' gli aspetti della controversia rimessi e a pronunciarsi su tutte le eccezioni e richieste non definitivamente decise nelle fasi precedenti.
  • Quando l'avveramento di una condizione contrattuale dipende dall'ottenimento di un titolo amministrativo (es. concessione edilizia), il giudice civile deve valutare non solo l'esistenza del titolo ma anche la sua legittimità rispetto alla normativa urbanistica/edilizia concreta applicabile, se tale legittimità è rilevante per la decisione.
  • Se sussistono giudizi oggettivamente connessi, il giudice deve valutare l'opportunità di riunirli per evitare decisioni contrastanti e garantire un esame complessivo delle questioni comuni.
  • La contumacia o l'assenza di una parte nel giudizio di rinvio non esime il giudice dall'esaminare le domande e le eccezioni già formulate: la contumacia non equivale a rinuncia alle domande acquisite al processo.
  • In casi analoghi è buona prassi documentare e conservare tutte le determinazioni amministrative, gli atti di impugnazione amministrativa e le relative sentenze, perché il giudice civile può essere chiamato ad accertare la legittimità del titolo amministrativo oltre alla mera sussistenza dell'atto.

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